Blitz della Guardia di finanza sui conti esteri degli italiani

Cristina BartelliSCARICA IL PDF Italia oggi.it 10.7.21

Blitz della Guardia di finanza sui conti esteri degli italiani

Blitz della Guardia di finanza sui conti esteri degli italiani. Con la circolare del 2 luglio 2021, n. 018399, firmata dal generale Giuseppe Arbore, a capo del III reparto operazioni, tutela entrate, le Fiamme gialle danno il via (partiranno nelle prossime settimane) alle richieste a tappeto di nomi e codici fiscali dei contribuenti per conto dei quali gli operatori finanziari e i professionisti hanno concluso operazioni con l’estero. Le risposte devono essere fornite tra 15 e 30 giorni dalla ricezione del questionario. E per chi non risponde sono previste sanzioni da 200 fino a 21 mila euro.

Lo scopo, si legge nel documento che ItaliaOggi è in grado di anticipare, è di rafforzare «gli strumenti di contrasto del fenomeni di illecito trasferimento e detenzione di attività economiche e finanziarie all’estero, consentendo di acquisire informazioni di rilevante interesse operativo relative a operazioni transfrontaliere dietro le quali possono celarsi condotte di evasione fiscale e altri illeciti collegati».

La circolare arriva a ridosso dell’operazione condotta dal ministero delle finanze tedesco dell’acquisto dei dati di contribuenti europei con investimenti a Dubai (si veda ItaliaOggi del 15/6/21) su cui lo stesso ministero dell’economia italiano aveva manifestato interesse.

L’operazione della Gdf si concretizzerà, dunque, in un invio anche massivo di questionari e richieste di informazioni a una lunga lista di operatori finanziari e non: intermediari, banche, società di investimento, società di criptovalute, istituti di moneta elettronica, fiduciarie, società che erogano finanziamenti, società del gioco on line e, non ultimi, commercialisti, avvocati e notai.

Le richieste dei funzionari, si legge nel documento, possono, proprio per la finalità di contrasto a fenomeni evasivi, essere avanzate in deroga a ogni disposizione di legge vigente.

Sotto la lente della Gdf le operazioni intercorse con l’estero anche per masse di contribuenti e con un riferimento a uno specifico periodo temporale; nonché le identità dei titolari effettivi sempre con riferimento a specifiche operazioni con l’estero o a rapporti ad esse collegate.

Più in particolare, le operazioni che la Guardia di finanza vuole intercettare sono quelle sopra la soglia dei 15 mila euro (oltre la quale scatta il monitoraggio fiscale e cioè l’evidenza nel quadro Rw dei proventi esteri, da qui anche il nome della procedura, «monitoraggio fiscale»), indipendentemente dal fatto che si tratti di una operazione unica o frazionata anche se collegata. Per quanto riguarda gli autori delle operazioni, le richieste riguarderanno non solo le persone fisiche o enti a esse equiparati (per cui esiste già un’indicazione normativa di comunicazione) ma «anche le operazioni con l’estero eseguite per conto o a favore di società di capitali, enti commerciali e società di persone commerciali, a prescindere dal fatto che siano o meno residenti».

Nozione ampia anche del termine operazione: per le Fiamme gialle si devono intendere tutte le attività svolte presso gli operatori finanziari anche «in via estemporanea, che si realizzino in una singola transazione di rilevanza contabile».

«Si possono distinguere, al riguardo», continua il documento, «le operazioni riconducibili ad un formale rapporto, che trovano la loro concreta manifestazione e registrazione all’interno dello stesso, da quelle cosiddette “extra-conto” che si esauriscono istantaneamente nel contatto diretto tra il cliente e l’intermediario».

Le richieste potranno essere nominative, identificando quindi il soggetto con codice fiscale o dati anagrafici, e massive, cioè «volte all’estrazione di un insieme di operazioni che integrano i requisiti indicati nella richiesta, indipendentemente dai soggetti che le abbiano poste in essere».

In questo modo la Gdf punta a realizzare un bacino di dati sull’estero da cui poter attingere e successivamente realizzare indagini di natura tributaria. «Le informazioni acquisite potranno costituire tuttavia», si evidenzia nel documento di prassi, «la fonte di innesco di attività ispettive di natura tributaria, nell’ambito delle quali potrà essere valutata l’opportunità di attivare, con le procedure previste, le “tradizionali” indagini finanziarie avvalendosi del relativo regime probatorio».

I questionari arriveranno in via telematica agli interessati, email o Pec.

I termini di risposta, come detto, potranno variare dai 15 ai 30 giorni, a seconda dell’entità delle richieste e decorrono dalla data di ricevimento del questionario. Non rispondere costerà caro, previste sanzioni dai 2000 ai 21 mila euro se si tratta di società mentre per le persone fisiche le sanzioni per la reticenza andranno dai 250 euro ai 2000.