Bce: il vero test è il Pepp (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La Bce ha definito giovedì 8 luglio la nuova strategia che guiderà la politica monetaria nei prossimi anni. L’obiettivo di inflazione è stato cambiato per la prima volta dal 2003: non è più quello di un aumento dei prezzi «sotto ma vicino al 2% nel medio termine», ora si mirerà semplicemente al 2%. Questo target è simmetrico, nel senso che scostamenti negativi e positivi dell’inflazione dall’obiettivo sono «ugualmente inopportuni», ha chiarito la Bce, spesso percepita dagli operatori più attenta a contrastare un’inflazione sopra il 2%. 

In particolare, quando l’economia è vicina al livello minimo sui tassi, come nella fase attuale, ci sarà un’azione di politica monetaria «particolarmente incisiva o persistente per evitare che le deviazioni negative dall’obiettivo di inflazione si radichino», ha aggiunto Francoforte. Ciò può inoltre comportare «un periodo transitorio in cui l’inflazione si colloca su un livello moderatamente al di sopra dell’obiettivo». 

Il nuovo target è più espansivo che in passato, per far fronte al nuovo scenario in cui il nemico principale è l’inflazione troppo bassa, non più quella troppo alta. Il chiarimento era necessario, anche se la simmetria del target è stata spesso evidenziata già dall’ex presidente Mario Draghi. La questione principale è ora capire se le misure della Bce saranno abbastanza espansive per raggiungere il 2% e non eccessivamente inferiori a quelle della Fed. La banca centrale americana ha varato da tempo un obiettivo di inflazione più accomodante di quello Bce: la Fed punta a raggiungere una media del 2%, quindi resterà oltre la soglia (overshooting) per il tempo necessario a compensare il periodo sotto il target. La presidente Bce, Christine Lagarde, ha esplicitamente negato questa possibilità nella conferenza stampa sulla revisione strategica. Il giorno successivo Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, ha ulteriormente sottolineato il concetto. In sostanza la Bce potrà accettare un’inflazione oltre il 2%, se sarà questa la conseguenza delle azioni «incisive» e «persistenti» necessarie in una situazione di tassi zero o negativi. 

Ma non punterà a un’inflazione media al 2%. La ragione tecnica di Francoforte è che, essendo stato più ampio in passato il gap dall’Eurozona sull’inflazione, sarebbe necessario in futuro un altrettanto grande overshooting, difficile da raggiungere. Questo argomento era stato indicato da Weidmann già prima della conclusione della revisione strategica. La Bundesbank ha rinunciato all’idea (ormai anacronistica) di un obiettivo del 2% da considerare come tetto. Molti analisti, tuttavia, hanno osservato che così la Bce resterà indietro alla Fed. Di conseguenza l’euro potrebbe rafforzarsi sul dollaro, con effetto al ribasso sull’inflazione. 

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(END) Dow Jones Newswires

July 12, 2021 03:05 ET (07:05 GMT)