B.Mps: Tesoro torna allo showdown (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Tre settimane per decidere il futuro del Montepaschi. Sarebbe questa la scadenza che informalmente il Tesoro ha scelto di darsi per sbloccare il dossier finanziario più spinoso oggi sul tavolo del governo Draghi. Due le strade percorribili: una, fortemente auspicata da via XX Settembre (azionista al 64%), sarebbe l’individuazione di uno o più partner privati a cui affidare la banca; l’altra, considerata per ora come un’ipotesi residuale, sarebbe un congelamento del processo di privatizzazione per 18-24 mesi, una soluzione insomma stand alone come si dice in gergo finanziario. 

Negli ultimi dieci giorni sono stati molti gli incontri e le call che hanno coinvolto i funzionari del Mef coordinati dal direttore generale Alessandro Rivera e assistiti dagli advisor Bank of America – Merrill Lynch e lo studio Orrick. Al momento l’approccio dei candidati al deal (dalla Unicredit di Andrea Orcel al Banco Bpm di Giuseppe Castagna passando per la Bper di Piero Montani e per il Mcc di Bernardo Mattarella, mentre non ci sarebbero stati contatti con soggetti stranieri) resta molto cauto ma a Roma si registrano segnali di convergenza che, suggerisce qualche banker, potrebbero sfociare in un’intesa di massima entro la fine del mese. Sia chiaro, le incognite non mancano. A partire dalla distanza tra le richieste sussurrate dai potenziali partner e la dote che la controparte è disposta a mettere sul tavolo. Tutti i soggetti privati infatti sono determinati a ottenere un’operazione non solo neutra in termini di capitale (richiesta che già era stata formulata l’anno scorso dall’ex ceo di Unicredit Jean Pierre Mustier), ma anche tale da sterilizzare tutti i rischi di esecuzione, a partire da quelli relativi alla gestione del personale. 

In via XX Settembre però si lavora per accorciare questa distanza. In primo luogo il Mef (contrario all’ipotesi di uno spezzatino) avrebbe definito uno schema per mettere in sicurezza un’ampia parte del rischio legale del Monte: la banca riceverebbe infatti una dotazione patrimoniale apposita di 2-2,5 miliardi per far fronte alle eventuali richieste dei tribunali a fronte di un petitum complessivo di 10 miliardi. 

Sul fronte della asset quality, Amco potrebbe farsi carico a prezzi di mercato di un’ulteriore pulizia dell’attivo (sia non performing che performing stage 2) per un importo che potrebbe avvicinarsi ai 2,5 miliardi nominali. 

fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

July 14, 2021 02:13 ET (06:13 GMT)