Inps: Tridico, a caccia dei furbetti (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Il dopo Quota 100, la proposta di una riforma che introduca la pensione in due fasi, l’allargamento della platea di Ape sociale, le stime delle ricadute del blocco dei licenziamenti, fino ai segnali di ripresa riassunti nei 5 miliardi di contributi in più affluiti nei primi 5 mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2020. Ma è dal discusso reddito di cittadinanza, oggi sotto attacco, che prende il via questa intervista di MF-Milano Finanza con Pasquale Tridico, l’economista 46enne alla guida dell’Inps dal 2019. Tridico arriva dalla presentazione del Rapporto di Caritas italiana, dove hanno provato a strappargli una promessa. 

Domanda. Cosa le hanno chiesto? 

Risposta. Di rimodulare la misura, ma nel senso di estenderla e renderla più inclusiva, perché per ogni povero che percepisce il sussidio, ce n’è un altro che non lo prende. 

D. E lei cosa ha risposto? 

R. Che sono d’accordo. Il giudizio sulla validità di questa misura non si può esaurire con la conta dei furbetti. Il reddito di cittadinanza ha avuto un picco di 3,7 milioni di beneficiari. Oggi sono circa 3 milioni. Sa quanto distribuiamo in media? Intorno ai 550 euro, e intendo a nucleo familiare. Non è una cifra con la quale ci si arricchisce, è il minimo per sopravvivere. Di questi 3 milioni di percettori, almeno 2 milioni sono costituiti da soggetti non occupabili: circa 1.350.000 sono ragazzi, 450mila disabili, 200mila sono ultra 67enni. Gli altri sono persone con un’occupazione, che percepiscono una semplice integrazione. 

D. È innegabile però che i furbetti ci siano 

R. E noi li troviamo, abbiamo un sistema di controllo ante e post erogazione, che coinvolge Guardia di finanza, Aci, Agenzia delle entrate, e anche le forze di polizia nel caso un percettore del reddito venga arrestato. Per 1,3 milioni di richieste accolte quest’anno, ce ne sono quasi altrettante respinte. Lo sbarramento è intorno al 45%. I paletti all’ingresso sono rigidissimi, la verifica dei requisiti è costante come dimostrano le 107mila revoche tra il 2020 e la prima metà del 2021. I motivi sono vari, per esempio in 11mila casi l’interruzione del sussidio è dovuta a false dichiarazioni o mancate comunicazioni delle variazioni di reddito, in altri 6mila all’acquisito di un veicolo. Altri 6.900 si sono visti revocare il versamento perché non hanno comunicato di aver trovato un lavoro, 6mila perché sono cambiati i requisiti sul patrimonio immobiliare, ma basta anche omettere un cambio di residenza, una modifica dello stato di famiglia, e ovviamente l’arresto di un familiare. Chi lo perde, lo perde per sempre. Inps controlla che vada solo a chi ne ha diritto. Le eccezioni negative e fraudolente sono una minima percentuale. 

D. Quota 100 invece è una misura che si avvia alla fine 

R. Sì, nessuno oggi pensa di rinnovarla, aveva natura sperimentale ed è arrivata a scadenza dopo aver riguardato circa 250 mila persone in 3 anni. Ce ne saranno ancora qualche decina di migliaia nei prossimi mesi, poi si chiude. Ma non si deve pensare che dopo succederà chissà cosa. Gli scivoli ci sono, Ape sociale funziona in questo senso e si sta già pensando a come espanderla. Non parlerei genericamente di categorie ma di specifiche mansioni gravose e usuranti da includere nella misura, fermi restando i requisiti anagrafici e contributivi. Ma penso anche ai malati oncologici, immunodepressi. Li abbiamo protetti tenendoli a casa nel periodo della pandemia, ora è il momento di includerli in questo scivolo previdenziale. Nel frattempo Ape sociale, visti anche gli effetti del Covid, è stata prorogata per tutto il 2021. Dobbiamo renderla sempre più complementare al nuovo sistema previdenziale che andrà varato quanto prima. 

D. Nella sua relazione alla Camera ha illustrato le tre proposte sul tavolo, compresa la sua, già ribattezzata pensione a scaglioni 

R. Io preferisco chiamarla pensione in due fasi. Ho spiegato caratteristiche e costi di ciascuna delle tre ipotesi allo studio. Quota 41, per esempio, ovvero il pensionamento anticipato con 41 anni di contributi, ha stime di spesa importanti: si va da 4,2 miliardi di euro il primo anno a circa 9,2 miliardi di euro nel 2029. C’è poi l’opzione contributiva 64 anni + 36 di contributi, per la quale si prevede un costo iniziale di 1,2 miliardi ma con un picco di 4,7 miliardi nel 2027. La terza, che reputo la più efficace, è anche la meno costosa ed è quella della pensione in due fasi. Si tratta di consentire l’accesso alla pensione su base volontaria già a 63 anni di età, sia per gli uomini che per le donne, ma accettando di percepire solo quanto maturato a livello contributivo, per poi arrivare a riscuotere anche il resto, ovvero la pensione intera, in una seconda fase, che scatterebbe al compimento dei 67 anni. in questo modo, il costo per il primo anno di applicazione sarebbe di circa 450 milioni, per salire a un massimo di 2 miliardi di euro sempre a fine decennio. È una formula elastica e poco onerosa, flessibile. Fermo restando, come dicevo prima, che vi si affiancherebbe l’allargamento dell’Ape Sociale ad altre mansioni gravose e usuranti. 

D. Nel frattempo com’è l’afflusso dei contributi? Registrate segnali di ripresa? 

R. Sono arrivato all’Inps nel 2019, che è stato il primo anno chiuso con un avanzo di circa 6,2 miliardi di euro, dopo una fila ininterrotta di 11 bilanci in saldo negativo. L’impatto della pandemia ha avuto l’effetto di riportare il disavanzo a 7 miliardi di euro. Ma nei primi 5 mesi dell’anno abbiamo registrato un aumento dei contributi previdenziali di circa 5 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2020. Di questo passo, sperando che non ci siano recrudescenze della pandemia tali da compromettere questo ritmo, contiamo di poter recuperare per fine anno l’intero disavanzo 2020. Si vede una dinamicità del sistema produttivo che ci fa essere ottimisti. 

D. Come valuta gli effetti della fine del blocco dei licenziamenti? 

R. Le nostre stime sono meno pessimistiche di altre, e sono condivise dall’Ufficio parlamentare di bilancio. All’inizio dell’anno, ricorderà, si prevedeva addirittura che avrebbero perso il lavoro tra le 300 mila e le 400 mila persone. Oggi, sempre al netto di peggioramenti della situazione pandemica, il numero è atteso tra 30 e 40 mila persone, che avranno accesso al Naspi per i primi due anni. 

D. Stanno arrivando i primi fondi del Pnnr. Inps ne beneficerà? 

R. Sì, abbiamo 6 progetti che rientrano nel Pnrr, per circa 250 milioni di euro. Li utilizzeremo, insieme a decine di altri progetti già avviati, per digitalizzare e innovare ancora di più la macchina Inps. 

red 

MF-DJ NEWS 

1908:30 lug 2021 

 

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July 19, 2021 02:31 ET (06:31 GMT)