B.Mps: Ruocco, con Unicredit matrimonio improponibile (Stampa)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

«Unicredit-Mps? Alla luce delle minimali informazioni fornite per ora dalle due società l’operazione è improponibile perché non produrrebbe alcun beneficio, mentre sarebbe solo causa di disvalori». 

Lo afferma in un’intervista alla Stampa Carla Ruocco, che presiede la Commissione di inchiesta parlamentare sul sistema bancario e che già oggi potrebbe riunire l’ufficio di presidenza per decidere la convocazione del ministro dell’Economia. «Bene le aggregazioni bancarie, ma vanno favorite quelle iniziative che, a parità di condizioni, creano il maggior valore aggiunto ed il minore impatto sociale possibile. Bisogna evitare di svendere Mps – sostiene la deputata dei 5 Stelle – e per questo il governo dovrebbe prender tempo con Bruxelles e valutare tutte le opzioni». 

Si parla di 7.000 esuberi, cessione di sportelli al Sud, e ancora grossi oneri a carico dello Stato ma “questi elementi che sono emersi in via informale sono talmente rilevanti che sarebbe necessario che, se fossero effettivi, ne venisse data una pronta e piena disclosure ufficiale al mercato da parte di chi li ha definiti e concordati. Detto questo, voglio essere chiara: credo che l’operazione non avrebbe nessun beneficio neanche per Unicredit. Un gruppo che, per unanime giudizio degli analisti finanziari, dovrebbe anzitutto cercare di trovare una soluzione – mediante operazioni di natura straordinaria – alla sua attuale situazione di debolezza competitiva derivante dalle decisioni sbagliate assunte in passato nel settore del risparmio gestito e del trading on line, piuttosto che buttare all’aria il terzo gruppo bancario italiano per recuperare qualche centinaio di sportelli da aggiungere alla sua già nutrita schiera di dipendenze del Centro nord». 

Secondo Ruocco, “bisogna riuscire a creare realtà significativamente più competitive e per questo, in via di principio, non mi sento di escludere né un’ipotesi stand alone, né la partecipazione di Mps (anche per parti) al rafforzamento di più realtà. Ma vanno favorite quelle iniziative che, a parità di condizioni, creino il maggior valore aggiunto con la minore penosità sociale possibile». 

Inoltre, continua, “è necessario ottenere dall’Europa un nuovo termine di 12/18 mesi per ridare potere negoziale al Mef. Lo standing e la credibilità internazionale sia del nostro premier che del ministro del Tesoro sono tali che non dovrebbero avere difficoltà ad ottenerlo» per rinviare l’uscita dello Stato dall’azionariato della banca senese. 

«Oggi ci sono sul piatto tre questioni importanti che potrebbero meglio beneficiare della soluzione che si potrebbe dare a questa vicenda. E mi riferisco alla creazione di un terzo polo bancario che, sotto la guida di Unipol Sai, mi pare si stia delineando con sempre maggiore dettaglio. Poi c’è la questione della cosiddetta Banca del Sud, o per il Sud come io preferisco dire, con l’iniziativa assunta dal Mediocredito Centrale che ha acquisito la Popolare di Bari e, infine, c’è il tema quanto mai attuale anche in ragione della prossima ondata di Npl che arriverà sul nostro sistema bancario, di Amco, la società di gestione dei crediti problematici. Mi chiedo se da una soluzione alla questione Mps non si possa più utilmente concorrere a far sviluppare tutte e tre queste iniziative», spiega. 

Alla domanda se anche in futuro lo Stato debba avere un ruolo in questa banca o nell’eventuale nuovo gruppo, Ruocco risponde che “ragionando sulla creazione di un terzo polo bancario lo Stato dovrebbe arretrare in una posizione di socio di minoranza dopo aver concordato con uno o più privati soluzioni diversa da quelle che vengono ipotizzate oggi. Penso ad una partecipazione “minima”, come quella che ha mantenuto il governo spagnolo nell’ambito della fusione Caixabank-Bankia, per evitare operazioni contrarie agli interessi nazionali (gestione degli esuberi, italianità della banca) e per ottenere invece un robusto piano industriale». 

«Di certo lo Stato non può svendere un asset strategico come Mps dopo che sono stati impegnati oltre 20 miliardi tra risorse pubbliche e private. Lo Stato ha il dovere di gestire i fallimenti del mercato, con il giusto tempo, con le giuste risorse umane e finanziarie e sottolineo con una visione imprenditoriale per creare benefici concreti alla cittadinanza» conclude. 

pev 

 

(END) Dow Jones Newswires

August 02, 2021 02:18 ET (06:18 GMT)