B.Mps-Unicredit: Antitrust Ue vigila su aiuti di Stato (Rep)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Il dossier non è mai scomparso dalle scrivanie di Bruxelles. Rimane sempre una priorità. Ma dopo gli ultimi sviluppi sulla possibile cessione della quota di controllo detenuta dal Tesoro, i fari dell’Antitrust europeo sono tornati ad accendersi. Insomma la vicenda del Monte dei Paschi torna sotto osservazione della Commissione, e in particolare del portafoglio di cui si occupa la danese Margrethe Vestager. 

Lo scrive La Repubblica aggiungendo che non si tratta di una decisione, ma di una attenzione che potrebbe portare a settembre, quando i lavori dei Palazzi europei riprenderanno a pieno ritmo, alla richiesta di chiarimenti. Allo stato gli uffici dell’Unione europea non potrebbero nemmeno adottare un provvedimento. Insufficienti le informazioni sulle operazioni in corso. Preliminari i contatti tra l’Economia e i vertici di Unicredit. Il capitolo Mps, del resto, è da tempo illuminato dagli uffici che si occupano di concorrenza e antitrust. Già prima che prendessero forma questi nuovi atti Bruxelles si attendeva entro la fine dell’anno una comunicazione formale su come il Tesoro avrebbe voluto procedere per arrivare ad un’effettiva privatizzazione della banca toscana. Quel 64% di azioni detenuto dal socio pubblico, frutto del “salvataggio” deciso dall’allora governo Monti, resta una spina, una questione irrisolta su cui l’Unione non ha mai smesso di vigilare. 

Il nodo è sempre lo stesso: capire se l’operazione possa configurare un aiuto di Stato. Le verifiche dell’Antitrust europeo si concentrano quasi solo su questo aspetto. Se, in particolare, emerga il rischio di danneggiare la concorrenza dei soggetti attivi sul territorio comunitario. Se, ad esempio, il prezzo con cui il Tesoro cederà le quote risponda ad una logica di mercato. O se la gestione degli Npl sia inserita in una dinamica di libero mercato. Va anche tenuto presente che le banche rientrano nella disciplina del Golden Power – almeno fino alla fine di dicembre – grazie all’estensione della normativa “protettiva” stabilita con la crisi-Covid e che quindi i margini di manovra in parte possono essere più agevoli. Resta il fatto che a Bruxelles l’attenzione è salita e a settembre difficilmente non saranno compiuti passi più formali. Sebbene le prime mosse del governo sembrino proprio tenere conto delle esigenze Ue. 

L’ipotesi “spezzatino” potrebbe essere anche lo strumento per non incappare nelle sanzioni europee. La divisione in più parti dell’istituto potrebbe equivalere al coinvolgimento di più investitori – non solo Unicredit – con l’obiettivo di non contravvenire alle regole europee. Certo, lo “spezzatino” viene giudicato in Italia anche come un modo per tagliare il legame tra il Monte e il suo territorio, ma questo a Bruxelles non viene preso in considerazione. Mentre le garanzie che dal punto di vista delle regole Ue potrà dare Mario Draghi sono la prima circostanza che nei palazzi europei stanno già valutando. Mercoledì il ministro dell’Economia Franco riferirà al Parlamento, come richiesto dalle commissioni Finanze. 

pev 

 

(END) Dow Jones Newswires

August 02, 2021 02:43 ET (06:43 GMT)