Caltagirone, la galassia dorata dell’uomo più “liquido” d’Italia3,8 miliardi di ricchezza complessiva

di Marco Scotti affari italiani.it 2.7.21

Caltagirone, la galassia dorata dell’uomo più “liquido” d’Italia

Recentemente il suo nome è stato associato, a giorni alterni, a Mediobanca e Generali. La sua salita (potenziale) fino al 5% di Piazzetta Cuccia e il suo essere uno dei soci più importanti del Leone lo mantiene al centro delle cronache (e del gossip) finanziario con cadenza quotidiana. Ma Francesco Gaetano Caltagirone, 78enne imprenditore romano, è molto più delle sue partecipazioni nel salotto buono dell’economia nostrana.

A torto o a ragione viene raccontato come l’uomo “più liquido d’Italia” nel senso che una fetta consistente dei suoi 3,8 miliardi di ricchezza complessiva (il che lo colloca saldamente tra i 900 uomini più ricchi del mondo) rimane disponibile per azioni che nella quasi totalità dei casi fruttano. Ad esempio, perché dal suo ingresso in Mediobanca, a marzo, le azioni hanno guadagnato oltre un euro per azione, circa il 13%.

Ma non solo: l’utile complessivo della galassia Caltagirone ammonta a circa 95 milioni di euro nel semestre. I conti presentati la scorsa settimana parlano chiaro: nonostante il Covid, la galassia della holding guidata dall’imprenditore ha registrato ricavi per oltre 770 milioni nel semestre, in crescita a doppia cifra grazie alla spinta positiva del cemento.

Acea, la multiutility romana di cui detiene il 5,5%, ha presentato qualche giorno fa i conti: nei primi sei mesi dell’anno i ricavi sono aumentati di oltre il 13%, arrivando a 1,82 miliardi, con un utile netto di gruppo in crescita del 15% a 166 milioni.

Di Caltagirone si dice che la sua specialità sia riportare in vita aziende decotte. Lo ha fatto, ad esempio, con Vianini. Comprata nel 1983 dallo Ior sull’orlo del baratro, riportata rapidamente all’attivo e poi quotata in Borsa con una raccolta da oltre 300 miliardi di lire. La stessa Vianini oggi, in tandem con il gruppo Gavio, ha costituito un consorzio – Eteria – per partecipare alle gare per le grandi opere infrastrutturali.

E che dire di Cementir? Si tratta del cuore pulsante dell’impero di Caltagirone, che pesa per una fetta consistente sul fatturato complessivo. Anche in un anno complesso come il 2020 ha chiuso sostanzialmente in pareggio rispetto al 2019, ma con un notevole balzo dell’utile netto, che sfonda quota 100 milioni in aumento del 22%. Tanto che si è deliberato un dividendo di 0,14 euro per azione.

Tutto sempre liscio nella storia di Caltagirone? Non esattamente, ma la perfezione non è di questo mondo. Monte dei Paschi di Siena, ad esempio, rimane forse l’unico investimento poco fruttuoso per l’imprenditore romano. In carico tra 0,8 e un euro per azione venne prontamente rivenduto – per poi investire in Unicredit – quando il valore oscillava intorno agli 0,3 euro. Certo, si può dire che Caltagirone abbia sentito puzza di bruciato e sia riuscito a uscire prima della catastrofe vera e propria. Oltretutto, l’investimento in Unicredit è stato interessante perché avvenuto in adesione all’aumento di capitale da 7,5 miliardi del gennaio 2012.

Infine, rimane l’editoria. Che il settore sia in crisi da lungo tempo è un’affermazione che rientra di diritto nel computo delle banalità. E la holding he gestisce Messaggero, Gazzettino, Mattino, Leggo e altre testate negli ultimi dieci anni ha visto ridursi progressivamente il valore a bilancio che, nel 2020, si è attestato a 103 milioni. La nota positiva, però, riguarda il ritorno all’utile nel primo semestre di quest’anno per 16,2 milioni di euro. Non sarà un comparto da cui cavare grandi ricchezze, ma in questo momento storico – come si suol dire – tutto fa brodo.