Generali, l’ingresso in Yolo è un assist ai soci “ribelli”

Il famoso rovescio della medaglia non è soltanto un modo di dire: è una perfetta metafora che racconta l’entrata del Leone in Yolo

di Marco Scotti affari italiani.it 11.8.21

Generali, l’ingresso in Yolo è un assist ai soci "ribelli"

Il famoso rovescio della medaglia non è soltanto un modo di dire, una consuetudine linguistica un po’ trita. È anche una perfetta metafora che racconta come per ogni fatto si possa trovare un’altra chiave di lettura, un’altra angolazione per raccontare. Prendiamo ad esempio l’ingresso di Generali Italia in Yolo. Il braccio tricolore del Leone, guidato da Marco Sesana, ha messo sul piatto 2,5 milioni per entrare nel capitale della insurtech fondata da Gianluca de Cobelli eSimone Ranucci Brandimarte.


La quota attualmente in mano a Generali è del 10,8%, con la possibilità di salire fino al 18% entro la fine dell’anno prossimo. Una faccia della medaglia saluta l’attivismo del Leone e registra dunque l’ingresso nelle piattaforme di nuova concezione. Il rovescio però riguarda il fatto che l’azienda triestina arrivi nel mondo insurtech ultima rispetto ai competitor europei come Axa e Allianz, che sono della partita da almeno un paio d’anni.

Non solo: la quota “prenotata” per l’anno prossimo sancirà sì la presenza di Generali con una fetta importante, ma sarà comunque di minoranza, seppur con la parte più cospicua. Ci sono altri azionisti pesanti come Banca Intesa (con Intesa Vita e Neva Sgr), Banca di Piacenza, Barcamper Ventures che fa parte della galassia di Primomiglio guidato da Gianluca Dettori e il broker milanese Mansutti.

C’è però un’ulteriore piega inattesa dell’intera vicenda che è rappresentata dal managing team.

Diego Guario, il Chief Technology Officer di Yolo – e per un’azienda di moderna concezione il Cto è quasi importante quanto il Ceo – è da poco uscito per raggiungere Revo. Questa è la Spac assicurativa lanciata poche settimane fa da due pesi massimi dell’economia nostrana come Claudio Costamagna e Alberto Minali.

Soprattutto quest’ultimo ha qualche ruggine con la stessa Generali. Entrò in rotta di collisione con Donnet nel 2017 e lasciò poco dopo. I motivi pare risiedano proprio nella divergenza di opinioni tra i due manager. Minali era stato Cfo con Mario Greco, mentre il manager francese, prima di diventare Group Ceo, era a capo di Generali Italia.

Dopo la partenza di Greco con direzione Zurigo, Minali venne addirittura promosso a direttore generale, numero due del Leone. Ma la cosa durò poco tanto che un membro del cda fu sentito dire “avevamo un Cfo contento ora abbiamo un direttore generale infelice”.

Dunque, qualche acredine tra Trieste e Minali è rimasta. E quando il manager ha abbandonato anche Cattolica – che nel frattempo è entrata nell’orbita del Leone – per fondare la sua Spac, c’è da scommettere che il desiderio di fare un piccolo sgarbo all’ex direttore generale, puntando sui concorrenti, ci sia stato.

Peccato che con il passaggio di Guario in Revo si rischia di vedere frustrate le speranze di un dispettuccio. E i soci riottosi (non serve fare nomi, vero?) potrebbero aggrapparsi anche a queste mosse per chiedere un cambio della guardia. Certo, sulla carta l’operazione è di Generali Italia e quindi ha l’avallo del country manager Sesana. Ma chissà che anche questa volta non ci sia spazio per ulteriori polemiche.

Intanto la diplomazia è al lavoro in vista del 27 settembre e del cda che dovrebbe decidere il futuro di Philippe Donnet. Sarà una vera resa dei conti, questo è chiaro, con Mediobanca a fare da ago della bilancia. Quello che è certo è che se non si deciderà di separare le strade con il manager francese a fine settembre si attenderà la naturale scadenza del consiglio di amministrazione ad aprile 2022 per l’eventuale rimpasto. Con lo spettro del piano industriale di dicembre da disegnare.