Finanza: meno npl in banca (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

L’effetto della pandemia sul settore bancario sarà misurabile con precisione solo a inizio 2022 quando, scadute le moratorie, il mercato disporrà di un quadro aggiornato dell’asset quality degli istituti. 

Già oggi però, scrive Milano Finanza, a rassicurare gli investitori è il forte lavoro che i grandi gruppi hanno fatto in termini di de-risking e che si riflette anche nei risultati del primo semestre. Il report periodico di Value Partners sui dati aggregati dei primi cinque istituti nazionali evidenzia infatti che, dopo il leggero aumento dello scorso trimestre (+2,8%), al 30 giugno i crediti deteriorati sono scesi del 4,2% rispetto al primo semestre del 2020 a causa della contrazione degli npl (-7,7%). Le minori rettifiche effettuate, unitamente alla minor incidenza di eventi non ricorrenti quali oneri di integrazione/incentivazione all’esodo e accantonamenti, hanno peraltro determinato nel secondo trimestre un risultato migliorativo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno con un utile netto a quota sei miliardi. 

“Il risultato dell’utile netto è particolarmente confortante anche alla luce del livello di solidità del sistema con coefficienti patrimoniali superiori ai requisiti normativi e un Cet1-fully phased pari al 15%”, commenta Marco Abbondi, senior manager di Value Partners. Positiva anche la contribuzione della gestione operativa (1,57 miliardi) con il buon andamento delle commissioni nette in forte aumento grazie alle vendite di prodotti assicurativi e di risparmio gestito che più che compensano la contrazione dei margini di interesse (seppur in rialzo rispetto al primo trimestre dell’anno). “Il costo del rischio di credito e in leggero rialzo rispetto al primo trimestre dell’anno (+3 punti base) ma comunque ad un livello positivo, a testimonianza della solidità del sistema che potrà reggere il probabile aumento del deterioramento dei crediti causato dall’imminente ritorno di condizioni di mercato con la scadenza delle moratorie”, puntualizza Abbondi che, in riferimento alle politiche di remunerazione, aggiunge: “Le banche, a valere sui risultati del 2021, diversificheranno le loro strategie di remunerazione degli azionisti con la distribuzione cash preferita da Intesa Sanpaolo rispetto a Unicredit che ricorrerà anche al buyback (in ogni caso le previsioni del pay-out ratio vanno dal 70% dell’utile netto di Intesa, al 40% di Banco Bpm passando per il 50% di Unicredit)”. 

red/lab 

MF-DJ NEWS 

1609:13 ago 2021 

 

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August 16, 2021 03:13 ET (07:13 GMT)