Intesa spinge per il 3° polo bancario.Filiali, raccolta, prestiti: ecco perchèIl presidente di Ca’ de Sass spiega che nel nostro Paese “c’è spazio per una terza grande banca italiana con azionariato italiano”. Quindi,,,

di Andrea Deugeni affari italiani.it 3.9.21

Intesa spinge per il 3° polo bancario.Filiali, raccolta, prestiti: ecco perchè

CERNOBBIO – “In Italia ci sono già due grandi banche che sono Intesa-Sanpaolo e UniCredit e, a nostro avviso, c’è spazio almeno per una terza grande banca italiana con azionariato italiano. Non dimentichiamoci che ci sono altre grandi banche che sono presenti in Italia e non sono ad azionariato italiano (Credit Agricole e Bnp Paribas, ndr), quindi non c’è un problema di concorrenza in Italia; ci sono concorrenti forti. Se gli operatori italiani forti diventassero almeno tre faremmo

più contenti i clientidiventeremmo più efficienti e questo ci aiuterebbe a fare concorrenza in Europa”.

messina intesa sanpaolo


Il Ceo di Intesa Carlo Messina

In attesa di capire quale sarà la view del concorrente UniCredit sul futuro del sistema bancario italiano(Andrea Orcel è atteso in audizione, pare a breve, in Parlamento davanti alla Commissione bicamerale di inchiesta sulle banche), il presidente di Intesa-Sanpaolo Gian Maria Gros Pietro, interpellato sull’operazione di integrazione tra Piazza Gae Aulenti e Mps, dal prestigioso parterre del Forum Ambrosetti di Cernobbio spinge per il terzo polo.

Un idem sentire con quanto spiegato dall’amministratore delegato di Intesa Carlo Messina che, in sede di trimestrale, aveva ricordato di aver “sempre detto che in Italia c’è spazio per tre grandi gruppi bancari in Italia”. Il che, tradotto in insegne sopra le filiali post-risiko bancario, significa: Intesa-SanpaoloUniCredit-Mps e BancoBpm-Bper-PopSondrio. Configurazione, da cui dunque discende che per il campione nazionale del credito (5.299 sportelli in Italia, per una quota di mercato del 20,6%, 1.002 miliardi di attivouna quota di mercato nella raccolta diretta compresa fra il 20 e il 25% uguale a quella nei prestiti) che ha appena inglobato Ubi, il matrimonio UniCredit-Montepaschi s’ha da fare per evitare scossoni nell’ex foresta pietrificata (“Non vedo elementi o fattori di criticità per noi, ma solo un’opzione per stabilizzazione il sistema bancario italiano”, aveva sottolineato ancora Messina), ma non il grande take-over di Piazza Gae Aulenti sul Banco.

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Il Ceo di UniCredit Andrea Orcel

La grande acquisizione di Piazza Meda, che archivierebbeun sistema a tre poli (con il secondo e il terzo tenuti a debita distanza da Ca’ de Sass), è il vero oggetto dei desideri di Andrea Orcel che consentirebbe al nuovo capo di UniCredit di conquistare ulteriori fette del redditizio mercato del Nord (in Bpm il focus è sulle Pmi) e di muovere scacco a Intesa, riconsegnando all’ex reginetta paneuropea il vecchio primato (pre-Messina) di campione del credito nazionale. I numeri aiutano a capire.


Dati 31 dicembre 2020,
UniCredit,
in Italia, conta 2.229 sportelli per una quota di mercato del 9%, 931 miliardi di attivo e una quota di mercato nella raccolta diretta compresa fra il 10 e il 15%, uguale a quella nei prestiti. Con il salvataggio di Mps, spinto dal Tesoro e dall’impatto neutro sul proprio capitale, il gruppo di Orcel aggiungerebbe (al lordo delle dismissioni per i limiti antitrust in alcune province in Sicilia e in Puglia, ma anche a Siena, Arezzo, Grosseto, Firenze, Roma, Milano e a Nordest) 1.418 filiali, per una quota di mercato nazionale del 6%, 150 miliardi di attivo e una percentuale nella raccolta diretta compresa fra l’1 e il 5%, uguale a quella nei prestiti.

Banco BPM Gruppo APE

La fotografia del business di BancoBpm spiega perché, secondo alcune fonti bancarie, poco prima di ufficializzare l’ingresso in data room del Monte per la due diligence, Orcel avesse raccolto informazioni dettagliate sui rapporti interni, azionisti e personale della terza banca italiana. Il gruppo guidato da Giuseppe Castagnaconta infatti 1.808 filiali (il 7,6% del mercato), ha in bilancio un attivo di 184 miliardi e controlla una quota di mercato nella raccolta diretta compresa fra il 5 e il 10%,uguale a quella nei prestiti. Quanto basta per consentire alla nuova squadra di banker capitanata da Orcel di mettere il muso avanti ad Intesa-Sanpaolo.