Generali, Delfin-Calta all’attacco di Nagel-Donnet. Patto per cambiare il Ceo

Accordo parasociale fra Leonardo Del Vecchio e Francesco Caltagirone per l’assemblea (11% del capitale). Rumors: comitato nomine martedì

di Deugeni Andrea affari italiani.11.9.21

Generali, Delfin-Calta all'attacco di Nagel-Donnet. Patto per cambiare il Ceo

Dopo i segnali lanciati con gli acquisti che li hanno portati sopra l’11% del capitale, Francesco Caltagirone e Leonardo Del Vecchio, due degli uomini più ricchi d’Italia, rispettivamente il secondo e il terzo socio privato delleAssicurazioni Generali, lanciano un altro segnale a Mediobanca e al management in quella che comincia ad assumere i contorni della battaglia per il Leone.

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Francesco Caltagirone e il Ceo di Mediobanca Alberto Nagel

Seguiti dallo studio Erede, i due azionisti forti della compagnia, che insieme controllano anche il 23% di Piazzetta Cuccia (quota che presto potrebbe salire al 25%), merchant che a sua volta ha il 12,97% del capitale della compagnia triestina, hanno siglato un patto parasociale nel capitale delle Generali per puntare a “una più profittevole ed efficace gestione” del colosso delle polizze, attraverso una “modernizzazione tecnologica dell’attività caratteristica, al posizionamento strategico dell’impresa, nonchè alla sua crescita in una logica di mercato aperta, trasparente e contendibile”.

Obiettivi che sono critiche neanche tanto velate ai risultati giudicati non sufficienti della gestione di Philippe Donnet (che intende ripresentarsi per un altro mandato alla guida della compagnia) e a un controllo a monte di Mediobanca.Nonostante alcune modifiche statutarie sulla governance con l’introduzione nel 2020 dell’opzione “lista del consiglio” per il rinnovo delle cariche sociali, per Caltagirone e Del Vecchio il controllo di Piazzetta Cuccia su Trieste non è mai venuto meno nel tempo.

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Alberto Nagel e il consigliere di Generali Romolo Bardin

Durante i suoi due mandati e dal lancio del suo primo piano industriale a fine novembre 2016, l’assicuratore francese, appoggiato ora dal Ceo di Mediobanca Alberto Nagel, ha portato ottimi risultati in termini di apprezzamento del titoloe di total shareholder return, battendo lo Stoxx di settore e tutti i diretti competitor europei. 

Per Caltagirone e Del Vecchio, però, che vogliono un ritorno delle Generali “ai vecchi fasti” in cui per crescita dimensionale il Leone primeggiava in Europa davanti al colosso tedesco Allianz e alla rivale francese Axa, si può fare di più e con questo patto di sindacato, alla vigilia del confronto fra i grandi azionisti della compagnia per tirare le somme sulla “lista del consiglio” e per decidere chi sarà il prossimo amministratore delegato delle Generali, hanno voluto siglare formalmente la loro alleanza.

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Da sinistra: Philippe Donnet, Gabriele Galateri e Cristiano Borean,
rispettivamente Ceo, presidente e Cfo delle Generali

Un segnale forte al mercato e all’ex Via Filodrammatici, visto che l’idem sentire dei due imprenditori è condiviso anche dai Benetton e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, titolari rispettivamente del 3,98% e dell’1,3% delle Generali. In tutto, circa il 16,5% della compagnia, oltre il 60% dei soci stabili delle Generali che, con Mediobanca, hanno in portafoglio il 27,85% del capitale della compagnia triestina.

Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, il comitato nomine per un primo confronto sulla governance in vista del consiglio di amministrazione del 27 settembre non è stato ancora convocato. Le mail fra i componenti per incrociare le agende sono partite giovedì sera, ma non si è arrivati ancora a una quadra. Pare che la riunione possa esserci martedì prossimo. Nelle ultime ore è circolata anche l’indiscrezione che prima del comitato nomine, possa aver luogo unariunione dei consiglieri non esecutivi delle Generali. Dunque tutto il board esclusi Donnet e il presidente Gabriele Galateri.

Gli schieramenti sono in manovra: Caltagirone e Del Vecchio che vogliono una discontinuità sostituendo Donnet hanno preso posizione anche perché Mediobanca intende tenere la barra dritta sul fatto che le decisioni sulla governance del Leone le deve prendere, in linea con le best practice internazionali e secondo quanto avviene in Piazzetta Cuccia stessa, il consiglio di amministrazione uscente stesso. Organo che rappresenta tutto l’azionariato e non i grandi azionisti. Modalità che per i due soci privati è soltanto un modo per continuare a perpetuare la propria influenza sulle Generali visto che nell’attuale consiglio il presidente Galateri e l’amministratore delegato sono espressione della merchant bank. La battaglia di Trieste è appena iniziata e il rischio è quello, come lo definiscono in molti, di “un Vietnam”.