Vittoria Assicurazioni potrebbe essere venduta e fare gola a Intesa Sanpaolo

citywire.it 18.2.19

Vittoria Assicurazioni potrebbe essere venduta e fare gola a Intesa Sanpaolo

Vittoria Assicurazioni potrebbe essere messa in vendita e fare gola a Intesa Sanpaolo.

A riportare i rumors è Affari & Finanza di Repubblica, che parla di un dossier sulla vendita già sui tavoli di qualche scrivania. Alla testata, però, risulta che tra queste scrivanie non ci sia ancora quella della banca guidata da Carlo Messina.

Se Intesa mettessa a segno un colpo così, la sua raccolta danni (sempre secondo i calcoli di Affari & Finanza) salirebbe al settimo posto nella classifica italiana del comparto, con oltre 1,5 miliardi di euro.

L’obiettivo di Messina è di arrivare al quarto-quinto posto in classifica entro il 2021. Il costo dell’operazione Intesa-Vittoria si aggirerebbe intorno agli 1,3-1,5 miliardi. 

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Vittoria Assicurazioni ad un passo dalla cessione. Le mani di Intesa Sanpaolo sulla compagnia oggi in mano alla famiglia Acutis

snachannel.it 18.2.19

Vittoria Assicurazioni ad un passo dalla cessione. Le mani di Intesa Sanpaolo sulla compagnia oggi in mano alla famiglia Acutis

MILANO – Si fanno via via più insistenti le indiscrezioni di stampa circa una imminente cessione di Vittoria Assicurazioni. Ad acquisire la compagnia di assicurazioni potrebbe essere Intesa Sanpaolo. Il quotidiano “La Repubblica” parla di un dossier da tempo sui tavoli dei due management. L’istituto di credito punterebbe diritto ad una scalata nel segmento ramo Danni con una raccolta che – post-operazione – sfiorerebbe 1,5-1,7 miliardi di euro. Il costo dell’operazione di compravendita viene stimato in poco meno di due miliardi di euro.
Gli analisti finanziari guardano con molta attenzione l’evolversi della situazione, ricordando che la compagnia, oggi in mano alla famiglia Acutis, vanta una raccolta premi per il 65% concentrato sul settore Rcauto. 
Vittoria Assicurazioni dovrebbe chiudere l’esercizio 2018 con un utile netto intorno agli 80 milioni di euro.
Luigi Giorgetti

Banca Cesare Ponti: oggi aperta la nuova sede ad Albaro, previste altre dieci filiali in Italia

Odoardo Scaletti liguria.bizjournal.it 18.2.19

Obiettivo di Banca Cesare Ponti è dare un forte impulso all’evoluzione dei servizi private

Banca Cesare Ponti (Gruppo Carige) scommette sul futuro del private banking, oggi ha inaugurato la nuova sede di Albaro, a Genova, e prevede l’apertura di dieci nuove filiali in altre città.

A Genova la sede di piazza Dante resta come punto d’appoggio ma la palazzina liberty di via Pisa 58, da oggi, ospita la nuova filiale operativa e la direzione di area, ed è il punto di riferimento per un team di una ventina di professionisti del risparmio e dell’investimento, tra consulenti, private banker e specialisti di wealth management.

La nuova sede  offrirà anche un focus particolare sul mercato dell’arte con l’allestimento di “SpazioPonti” dedicato all’approfondimento delle tendenze e degli artisti del momento.

«Il nostro obiettivo – spiega l’amministratore delegato Maurizio Zancanaro, responsabile anche del wealth management per l’intero Gruppo Carige – è quello di dare un forte impulso all’evoluzione dei servizi private e al wealth management con la valorizzazione del marchio Banca Cesare Ponti nell’offerta di una consulenza finanziaria di eccellenza alla clientela. L’apertura della sede genovese, nella splendida cornice di questa villa in Albaro, conferma l’intendimento di portare Banca Cesare Ponti a essere un player di rilievo nel panorama del private banking e del wealth management a livello nazionale».

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Oltre a quella di Genova Albaro, Banca Cesare Ponti aprirà a breve anche nuove sedi a Roma, Firenze, Torino, complessivamente una decina. «Il futuro della banca − spiega Zancanaro − sarà il private banking e la gestione del risparmio. Questa è la nuova sfida di un settore che negli anni ha visto una forte evoluzione, in parte dovuta all’aumento delle regole e della mole normativa. Di conseguenza oggi, in una banca retail, non c’è più il tempo competente a disposizione per seguire il cliente e sviscerare i suoi problemi. Tempo che si trova invece in una banca dedicata».

L’altro passaggio fondamentale, spiega Zancanaro, «sta nella possibilità di farsi pagare i servizi di consulenza, come avviene in molti ricchi Paesi all’estero. Questo consentirà alla banca, oltre a soddisfare il cliente con una consulenza professionale e dedicata, anche di ottenere dei ricavi non solo dalla vendita dei prodotti».



Ora la Tav costa la metà

lospiffero.com 18.2.19

La Commissione europea disponibile a intervenire anche sulle tratte nazionali, oltre a salire fino al 50% del tunnel di base. Lo annuncia Chiamparino: “In questo modo si può arrivare a risparmiare 850 milioni”. Domani il cda di Telt (a Parigi) per sbloccare i bandi

L’Unione Europea non solo incrementerà il suo contributo, dal 40 al 50 per cento, per la realizzazione del tunnel di base della Tav, ma si assumerà l’onere di intervenire per la metà del costo anche sulle tratte nazionali di Italia e Francia. A dare la notizia è il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, il quale comunica di averla appresa dal vicepresidente della Regione Auvergne-Rhone-Alp, Etienne Blanc. “In questo modo – afferma Chiamparino – si dimezzerebbe per l’Italia il costo della tratta nazionale, da 1,7 miliardi a 850 milioni, e si abbasserebbe di un ulteriore 10 per cento il costo del tunnel di base. Una ragione in più perché domani Telt dia il via libera ai nuovi bandi per 2,3 miliardi per continuare i lavori in corso, e perché il governo ConteSalviniDi Maio metta da parte le pantomime elettorali, che mettono a rischio i finanziamenti europei, e si assuma la responsabilità politica di dare il via libera all’opera”.

Domani il consiglio di amministrazione di Telt – la società italo-francese che gestisce le gare d’appalto e i lavori del tunnel di base – si riunirà alle 11 per decidere se dare il via libera ai due bandi di gara per la realizzazione dell’intero tratto francese del traforo, i tre quarti dell’opera, cioè 45 dei 57,5 chilometri totali. Valore: 2,3 miliardi di euro. Un atto chiesto a gran voce dall’Unione Europea e dalla Francia, e normale conseguenza della lettera firmata il 3 dicembre 2018 dai due ministri interessati, l’italiano Danilo Toninelli e la francese Elisabeth Borne, e indirizzata al direttore generale di Telt sas (Tunnel Euralpin Lyon-Turin), Mario Virano. In quella missiva era stato chiesto a Telt che “la pubblicazione delle gare d’appalto non avesse luogo prima della fine dell’anno 2018, rimanendo inteso che questi bandi si riferiscono all’attribuzione e alla realizzazione dei primi lotti del tunnel di base”.

L’analisi costi-benefici, è stata pubblicata, la fine del 2018 è arrivata e quindi non vi è alcun impedimento alla pubblicazione delle gare. Anche perché, nella lettera del 3 dicembre, i due ministri concludevano così: “I nostri governi confermano parimenti con la presente l’interesse a beneficiare dei finanziamenti europei per la realizzazione del progetto (…). Per questi motivi, informeremo la Commissione Europea del rinvio della data di pubblicazione delle gare d’appalto e considereremo, se necessario, la definizione di un nuovo calendario che permetta il mantenimento dei finanziamenti europei previsti, in conformità agli accordi internazionali che esistono tra le parti”. Quello sottoscritto anche da Toninelli, dunque, è soltanto un rinvio, con l’impegno comunque “a beneficiare dei finanziamenti europei per la realizzazione del progetto”, quindi di fatto a realizzare l’opera. Alla faccia dell’analisi costi-benefici”.

Difficile tornare indietro. E non è questione di codici che consentono comunque, al di là dell’abolizione dell’articolo 98 del decreto 2016/360 – la cosiddetta “norma dissolvente” – sul codice francese degli appalti pubblici, di interrompere l’iter prima dell’assegnazione definitiva, “senza oneri né obblighi per la stazione appaltante né per gli azionisti né per gli Stati”. Non è un dettaglio, inoltre, che la riunione di domani sia stata convocata per le ore 11 a Parigi. È di queste ore, inoltre, l’appello a Telt anche dei promotori delle due mobilitazioni Sì Tav avvenute a Torino nel novembre 2018 e a gennaio di quest’anno.

Addio ad Alessandro Mendini

Francesca Oddo abitare.it 18.2.19

Addio ad Alessandro Mendini

Alessandro Mendini con la luce notturna Campanello, 2016. (Ph. Roberto Gennari Feslikenian)

È mancato oggi il protagonista di una vera e propria rivoluzione del design. Una voce fuori dal coro

Ci ha lasciati Alessandro Mendini, un creativo a tutto tondo capace di mettere in discussione il design derivato dalle istanze funzionaliste e di proporre un mondo di oggetti, dotati di contenuti emozionali e spirituali, di vocazione al sogno. Brillante, visionario, curioso di sperimentare discipline sempre diverse, nei suoi 87 anni di vita non ha mai smesso di considerare l’uomo, inteso come “corpo, psiche e spirito”, al centro del progetto: partiva sempre dalla persona per arrivare alla definizione degli oggetti come elementi capaci di donare soddisfazione e degli spazi come rappresentazione della dimensione psicologica di chi li abita. Nel 1998, a proposito della casa ideale, aveva raccontato ad Abitare che

«ognuno di noi ha una casa mentale molto più articolata, frutto di parti di case possedute o sognate […]. È il bisogno di personalità contro l’anonimato della serie, di identificazione contro il grigiore della funzionalità. L’arredamento diventa il teatro della vita privata, quella scena, sommatoria di immagini e di ricordi, dove ogni cosa è finalizzata a creare la ‘casa palcoscenico’ […].»

Questo era Mendini e non è difficile capire come sia diventato il protagonista di una vera e propria rivoluzione del design, una voce fuori dal coro pronta ad affascinare produttori come Alessi o Bisazza, a coinvolgere colleghi come Robert Venturi, Ettore Sottsass, Achille Castiglioni, Riccardo Dalisi (per esempio nella progettazione della Casa della Felicità a Omegna per lo stesso Alessi, 1983-1988), ad arrivare oltre confine e a sedurre l’allora direttore del Museo di Groninger che gli chiese di progettarne la nuova sede (1994).

Alessandro Mendini, Museo di Groninger, Paesi Bassi, 1994. (Courtesy Groninger Museum)

Alessandro Mendini, Museo di Groninger, Paesi Bassi, 1994. (Courtesy Groninger Museum)

Eppure all’inizio, come ha raccontato in passato, non voleva fare l’architetto o il designer. Mentre studiava architettura si rese conto di preferire la pittura, il disegno di fumetti, l’approccio teorico e letterario all’architettura, che infatti lo condusse a ricoprire il ruolo di direttore di CasabellaModoDomus. La rivista era per lui un oggetto di design, prodotto in serie e in un certo numero di copie, concepito con lo strumento della scrittura e l’energia della curiosità. In seguito avvertirà l’esigenza di confrontarsi con il progetto e lo farà prima con Alchimia negli anni Settanta del secolo scorso, poi con il proprio Atelier fondato nel 1989 a Milano con il fratello Francesco.

Gli anni Cinquanta furono determinanti nella sua formazione: cominciò a rielaborare gli oggetti di allora adottando un linguaggio ironico, divertente, ludico, lontano da ogni allusione alla retorica. L’oggetto, quindi, iniziò a incarnare un altro ruolo, oltre a quello della funzionalità: diventò quasi un gioco per alleggerire l’animo di chi lo elegge a protagonista di una precisa ritualità quotidiana. La collaborazione con Alessi muove proprio da questo spirito: gli oggetti della vita di tutti i giorni, come il cavatappi Anna G. o il macinapepe Anna Pepper, diventano il simbolo di una rivoluzione che trasforma le azioni comuni in momenti con un forte contenuto ludico e brioso.

Alessandro Mendini, cavatappi Anna G.  e macinapepe Anna Pepper per Alessi, 1996. (Courtesy Atelier Mendini)

Alessandro Mendini, cavatappi Anna G. e macinapepe Anna Pepper per Alessi, 1996.

Quella di Alessandro Mendini è stata una poetica libera, sperimentale, emancipata rispetto agli schemi comuni, quindi fluida e in divenire. Per il futuro del design vedeva una scena aperta, nella quale non ci fosse nessuna forma di programmazione o di predeterminazione. Con unico punto fermo: fare in modo che l’oggetto fosse concepito per «trovare amici», per catalizzare l’attenzione e muovere il cuore dei suoi potenziali fruitori.

Alessandro Mendini, poltrona Proust, 1978. (Foto Carlo Lavatori, courtesy Atelier Mendini)

Alessandro Mendini, poltrona Proust, 1978. (Foto Carlo Lavatori, courtesy Atelier Mendini)


La prossima crisi politica dell’Italia dipende dall’esito di un voto online

zerohedge.com 18.2.19

Oggi, il movimento a cinque stelle dominante in Italia terranno un voto online per decidere se bloccare o meno un possibile processo di sequestro di persona contro Matteo Salvini, alleato della coalizione del partito e leader del partito conservatore della Lega, nonché per revocare la sua immunità legale. Un voto negativo consentirebbe ai procuratori di procedere con una causa contro Salvini e potenzialmente portare al collasso del governo

Il voto si terrà lunedì dalle 09:00 GMT alle 1800 GMT, e il suo risultato determinerà come i senatori del movimento voteranno martedì in una commissione che potrebbe bloccare la sonda siciliana.

Tuttavia, a differenza della maggior parte degli altri sondaggi online non scientifici, l’esito di questo potrebbe portare all’ultima (in una lunga serie) di crisi governative italiane: secondo il Corriere della Sera, citando fonti di governo “preoccupate”, un voto per consentire azioni legali contro Il leggendario Matteo Salvini sul caso Diciotti “provocherà una crisi del governo” con Ansa che riecheggia il sentimento, sottolineando che consentire l’inchiesta e l’eventuale processo contro Salvini avrebbe messo il governo a rischio di collasso.

Come senatore italiano, Salvini gode di immunità da procedimenti giudiziari, a meno che il Senato non voti per sollevarlo, il che richiederebbe a Five Star di votare per farlo.

Il referendum informale ha luogo dopo che Salvini ha chiesto al Senato di respingere la richiesta di un processo, che è emerso come un problema per il 5 stelle, che ha costruito il suo sostegno su un’immagine “squisitamente pulita” e ha sempre attaccato i legislatori che hanno usato il privilegio parlamentare per evitare prove.

“Chi ha sempre predicato che i politici devono difendersi nelle prove e non dai processi … non può avere dubbi sul fatto di consentire alla sonda Salvini di procedere”, ha scritto il commentatore Marco Travaglio nel quotidiano Il Fatto Quotidiano, che è considerato vicino il 5 stelle.

E, come aggiunge Travaglio, il voto online mostra che il problema è diventato “un caso classico di crisi di identità” per il movimento.

Tuttavia, un’indagine di base probabilmente assolverà Salvini: alla fine di gennaio, l’83% degli elettori di 5 stelle ha detto che Salvini non dovrebbe essere processato, secondo un sondaggio SWG, che suggerisce che la questione dei privilegi parlamentari non è più di grande interesse per Sostenitori a 5 stelle.

Come abbiamo discusso in precedenza, e come ha osservato la Reuters da un giorno all’altro , le tensioni nella coalizione di governo sono andate altissime con gli alleati in disaccordo su un lungo elenco di questioni, tra cui se andare avanti con un nuovo tunnel ferroviario alpino tra Francia e Italia.

Nel frattempo, nella speranza di ridimensionare la faida tra il movimento a 5 stelle, la cui popolarità è crollata negli ultimi mesi a spese della Lega in ripresa, il blog post che annunciava il voto online affermava chiaramente che la decisione di bloccare i migranti a bordo la nave della guardia costiera Diciotti non era la sola Salvini, ma era condivisa dal capo 5 stelle Luigi Di Maio e altri .

“Il ritardo nello sbarco dei Diciotti, al fine di ridistribuire i migranti in vari paesi europei, è stato fatto per proteggere gli interessi dello stato?” Si legge nella domanda. Un “sì” negherà l’autorizzazione dei pubblici ministeri, mentre un “no” consentirà loro di continuare, dice il blog.

Alcune figure a cinque stelle hanno criticato la formulazione poco chiara del sondaggio online, che è formulata in un modo che argomentano rende poco chiaro su quali membri stanno votando. Beppe Grillo, il commediante politicamente scorretto che ha co-fondato il partito e per anni è stato il suo volto pubblico, ma che ora non è ufficialmente coinvolto nelle sue operazioni quotidiane, ha scherzato sul fatto che la domanda è stata formulata come un “Catch 22”.

A complicare ulteriormente le cose, la stampa italiana ha riferito domenica che il Primo Ministro Giuseppe Conte, Di Maio e il ministro dei trasporti a 5 stelle possono essere messi sotto inchiesta insieme a Salvini dopo che Conte ha scritto una lettera, che è stata poi depositata al Senato, dicendo che la decisione bloccare i migranti è stato preso collettivamente.

Affrontando l’esito potenzialmente negativo, parlando domenica ai sostenitori in Sardegna, Salvini ha respinto la preoccupazione per il ballottaggio online: “Quello che ho fatto, l’ho fatto per difendere la sicurezza dei cittadini e, se necessario, lo farei di nuovo”, ha detto . Lunedì, Salvini ha nuovamente negato ogni possibile crisi per il voto online, dopo che Repubblica ha riportato in un’intervista con Salvini che la coalizione contorta non cadrà la disputa sulle possibili accuse per il rifiuto di lasciare una nave migrante l’estate scorsa nel suo ruolo di interno ministro.

* * *

Il dibattito sull’opportunità o meno di un voto a cinque stelle per sollevare l’immunità di Salvini è dovuto al fatto che la popolarità del partito sta svanendo in vista delle elezioni europee di maggio, essendo stata superata dalla Lega anti-migrante di Salvini nei sondaggi d’opinione nazionali. Ha inoltre esposto divisioni tra la leadership del partito, con a capo Luigi Di Maio, che condivide il ruolo del vice primo ministro italiano con Salvini, e membri di grado che sono ansiosi che l’anima radicale del movimento rimanga intatta secondo The Financial Times .

Salvini ha fatto una campagna in Sardegna prima delle elezioni regionali di questa settimana, dove ha detto che si aspettava di vedere una coalizione di destra, compresa la Lega, conquistare il potere dal partito democratico di centro-sinistra. Domenica ha detto che stava “dormendo pacificamente” prima del voto a cinque stelle. ” Se votano sì, votano sì, se votano no, votano no”.

B.Carige: piccoli azionisti chiedono intervento Governo su Utp e incontro

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

I piccoli azionisti di Banca Carige prendono carta e penna e scrivono al Governo affinché intervenga, tramite le società controllate Sga e Cdp, per creare un meccanismo di valorizzazione dei prezzi degli Utp, al fine di evitare “dannose speculazioni”. E sul tema chiedono un incontro direttamente all’Esecutivo. 

Il presidente dell’Associazione Piccoli Azionisti di Banca Carige, Silvio De Fecondo, rivolgendosi a Matteo Salvini, scrive: “Il decreto legge emanato dal Governo all’inizio dell’anno è stato un passaggio importante, ma non l’unico, affinché la banca possa continuare ad avere un futuro e svolgere la sua attività con la fiducia del mercato e dei clienti. I passi successivi sono stati affidati da Bce ai commissari straordinari, che molto rapidità, li stanno predisponendo”. 

Il riferimento è al nuovo piano industriale, annunciato per la fine del mese, alla vendita di ulteriori crediti deteriorati e alla valutazione di un piano di aggregazione con un altro soggetto. Il tutto per favorire una soluzione di mercato, a tutela del futuro della banca e degli azionisti, oltre 25 mila “che sino ad oggi hanno permesso alla banca di arrivare sin qui”. 

De Fecondo si dice preoccupato, in particolare, sulla cessione degli Utp e del loro prezzo di realizzo. “E’ del tutto evidente che quanto più basso sarà il prezzo di realizzo, tanto più alto sarà il deficit patrimoniale a danno degli attuali soci della banca. Chiediamo al riguardo un intervento urgente delle istituzioni. E’ necessario evitare che, ancora una volta distorsioni e opacità normative, vadano a creare indebiti arricchimenti a danno dei conti della banca e di riflesso dei piccoli azionisti. Desideriamo, infine, chiedere espressamente un incontro con una rappresentanza della nostra Associazione nei modi meglio visti”, conclude la missiva. 

cce 

 

(END) Dow Jones Newswires

February 18, 2019 11:06 ET (16:06 GMT)

B.Mps: al via nuova organizzazione Leasing&Factoring

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La struttura organizzativa di B.Mps Leasing&Factoring si rinnova con la creazione di due distinte divisioni specialistiche dedicate a leasing e factoring, le attività core della società, che si affiancano alla direzione crediti già esistente, a diretto riporto del d.g. 

L’obiettivo della nuova struttura, spiega una nota, è quello di creare una maggiore specializzazione e di garantire una responsabilizzazione delle singole divisioni prodotto verso gli obiettivi di business, oltre ad un più ampio presidio dei rischi operativi. Il nuovo assetto, inoltre, è stato pensato per migliorare il rapporto con la clientela e offrire, in ogni fase della relazione, un interlocutore unico. 

Il team che guida Mps L&F è composto dal direttore generale Simone Pasquini, da Paolo Iachettini, vice d.g. vicario e responsabile direzione Leasing, da Salvatore Di Puma, responsabile direzione Factoring e da Paolo Iozzelli, responsabile Direzione Crediti. 

“Il 2019 parte con questa nuova organizzazione focalizzata al business”, ha affermato Simone Pasquini, d.g. Mps Leasing & Factoring. “La creazione di due nuove direzioni dedicate a leasing e factoring garantisce una maggiore specializzazione e risposte più puntali da parte dei nostri referenti presenti sul territorio”. 

La nuova direzione factoring, la cui attività viene originata e sviluppata dagli specialist presenti sul territorio in sinergia con la rete di Banca Monte dei Paschi di Siena, curerà il monitoraggio e la gestione di tutti i processi in logica “end to end”, focalizzandosi sulla crescita organica attraverso prodotti tradizionali e facilitando, tramite il nuovo ufficio debitori, lo sviluppo del reverse factoring e, a tendere del confirming. 

Nell’ambito della gestione della Direzione Leasing tutte le attività a supporto operativo svolte oggi dalle filiali Mps L&F saranno convogliate su nuovi uffici di presidio presenti in ciascuna delle cinque aree territoriali. Lo sviluppo sarà mantenuto dagli specialist leasing e dagli agenti monomandatari. 

Infine, il rafforzamento delle competenze della direzione credito permette, da una parte di gestire in maniera più puntuale il controllo dell’erogazione di leasing e factoring, dall’altra di garantire al business una filiera dedicata al presidio delle controparti più rischiose e del portafoglio high risk. 

com/cce 

 

(END) Dow Jones Newswires

February 18, 2019 10:25 ET (15:25 GMT)

Sky Italia: multa Antitrust da 7 mln per pubblicità ingannevole

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso l’istruttoria avviata nei confronti di Sky Italia, accertando due violazioni del Codice del Consumo e irrogando alla società sanzioni per 7 mln di euro. 

L’Autorità, informa una nota, ha rilevato che Sky non ha fornito informazioni chiare e immediate sul contenuto del pacchetto Calcio per la stagione 2018/19, lasciando intendere ai potenziali nuovi clienti che tale pacchetto fosse comprensivo di tutte le partite del campionato di serie A come nel triennio precedente. 

Il consumatore appassionato di calcio, pertanto, in assenza di informazioni che veicolassero immediatamente e con la dovuta rilevanza i contenuti dell’offerta e in particolare le limitazioni sul numero di partite disponibili (7 su 10 per ciascuna giornata di campionato), sarebbe potuto facilmente incorrere nell’errore di ritenere compreso nel pacchetto Sky Calcio l’intero campionato di calcio di serie A, assumendo così una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso, ossia l’attivazione dell’abbonamento a tale servizio per la stagione calcistica 2018/19. 

L’Autorità ha inoltre accertato che Sky ha attuato una pratica aggressiva in quanto ha esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei clienti abbonati al pacchetto Sky Calcio, i quali, a fronte di una rilevante ridefinizione dei suoi contenuti (riduzione del 30% delle partite di serie A e cancellazione dell’intero torneo di serie B) non sono stati posti nella condizione di poter assumere liberamente una decisione in merito al mantenimento o meno del pacchetto. 

Gli abbonati a tale servizio sono stati costretti a scegliere tra due possibilità, entrambe svantaggiose, ossia la prosecuzione degli addebiti, tra l’altro in misura invariata, nonostante il contenuto diverso e ridotto del pacchetto rispetto a quello originariamente scelto, oppure il recesso dal contratto a titolo oneroso, con il pagamento di penali e/o la perdita di sconti e promozioni connessi alle offerte con vincolo di durata minima. 

com/gug 

 

(END) Dow Jones Newswires

February 18, 2019 09:27 ET (14:27 GMT)

ALLA FACCIA DEI ”BARBARI”, IL GOVERNO CHIAMA E LA FINANZA LONDINESE RISPONDE: GIORGETTI NELLA CITY A PORTE CHIUSISSIME, CON FABIO PANETTA DI BANKITALIA, E I CAPI DI UBI, UNICREDIT E BANCO BPM – LA SOLITUDINE DELL’APPENDINO: IL M5S NON HA UN NOME SPENDIBILE PER LA PRESIDENZA DI INTESA – A FORZA DI TAV, SI DIMENTICA IL TERZO VALICO. TONINELLI DA TRE MESI DEVE NOMINARE IL COMMISSARIO

dagospia.com 18.2.19

Francesco Bonazzi per “la Verità

salvini giorgetti

SALVINI GIORGETTI

Investire in Italia nonostante i nuovi barbari. Avrebbero potuto chiamarlo così il meeting di banchieri, finanzieri, uomini dei fondi speculativi e maghi degli Npl (i crediti marci) che si terrà a Londra lunedì prossimo, presso l’ ambasciata italiana. Rigorosamente a porte chiuse, il meglio della City, a cominciare dal fondo Elliott (quote in Tim e Milan) e dal fondo Mandarin, ascolterà e interrogherà Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e regista di molte partite economiche del governo Conte, il vicegovernatore di Bankitalia, Fabio Panetta, il capo di Ubi Banca, Victor Massiah, e i numeri uno di Unicredit e Banco Bpm, Jean Pierre Mustier e Giuseppe Castagna.

federico fubini

FEDERICO FUBINI

L’ invito ai finanzieri è arrivato dall’ ambasciatore a Londra, Raffaele Trombetta, e dallo studio di avvocati Legance, al quale il ministero dell’ Economia ha affidato l’ organizzazione del meeting, oltre a dare il suo patronato ufficiale. Moderatori dell’ incontro saranno Marco Ferrando del Sole 24 Ore e Federico Fubini del Corriere della Sera, che era finito al centro di una polemica innescata dal suo collega Ivo Caizzi, per la sua presenza nel consiglio dell’ Open society di George Soros e per aver firmato dei reportage, in cui dava per certa la procedura d’ infrazione Ue contro il governo. Il ministro Giovanni Tria, che in quei giorni ha ballato sullo spread, non porta rancore.

victor massiah

VICTOR MASSIAH

LA SOLITUDINE DELL’ APPENDINO

L’ isolamento del sindaco di Torino, Chiara Appendino, assediata da Madamine, giornali locali e Procura, si misura anche con le difficoltà che affronta a trovare un candidato per la presidenza di Intesa Sanpaolo, dove ad aprile scade il prodiano Gian Maria Gros Pietro. Detto che l’ ad Carlo Messina, risultati alla mano, non è in discussione, il Comune potrebbe indicare un presidente. Del resto è il maggiore azionista della Compagnia di San Paolo, che a sua volta ha il 6,7% della banca e ne è il primo socio. Ma con la Cariplo e le fondazioni di Padova, Bologna e Firenze, si arriva al 18%. Piuttosto che schiantarsi con un candidato non all’ altezza, si ragiona nei 5 stelle, forse tanto varrebbe mandare avanti un’ altra fondazione con più professori a disposizione.

FABIO PANETTA

FABIO PANETTA

C’ E’ VITA OLTRE I COMMISSARI

Mentre la nazione dibatte improvvisamente sulla Tav, la famosa grande opera della quale si discute dal 2001, nessuno sembra interessarsi al Terzo valico ferroviario Milano-Genova, un’ infrastruttura necessaria ma che poco si presta a battaglie ideologiche. Da oltre tre mesi, dopo le dimissioni di Iolanda Romano, si aspetta la nomina di un nuovo commissario di governo da parte del ministro Danilo Toninelli.

chiara appendino

CHIARA APPENDINO

Il commissario dovrebbe fare da raccordo tra amministrazioni locali, governo e general contractor Cociv. Va detto che Cociv ha appena annunciato 600 nuove assunzioni tra Liguria e Piemonte. A regime si prevede un totale di forza lavoro tra Cociv, affidatari e indotto, pari a 4.000 unità nel 2019, per arrivare a 5.000 occupati nel 2021. Forse ce la si fa anche senza il commissario di governo?

terzo valico
TERZO VALICO
gian maria gros pietro carlo messina giovanni bazoli
GIAN MARIA GROS PIETRO CARLO MESSINA GIOVANNI BAZOLI
terzo valico 3

TERZO VALICO 3

Castagna (BPM) a FOL: “Carige? Facciamole fare il suo percorso”

18/02/2019  di Alessandro Chiatto finanzaonline.com

L’amministratore delegato di BPMGiuseppe Castagna (nella foto), commenta a FOL  a margine di un evento la possibilità di un interessamento per Banca Carige e conferma: “Non guardiamo a Carige, facciamole fare il suo percorso e poi vedremo“.

VIDEO

https://youtu.be/aJc-OAF-FWQ

Ecco come Unicredit suona la sveglia alla Bce

startmag.it 18.2.19

Perché la Bce non può dormire. Che cosa scrive Erik Nielsen, capo economista globale di Cib Research (UniCredit Bank, Londra) nel suo ultimo Morning Wrap.

 

L’Europa ha bisogno di stimoli di politica fiscale e monetaria a causa anche del danno concreto e visibile che sta facendo il presidente Usa, Donald Trump, sul fronte della guerra dei dazi con la Cina. Lo scrive Erik Nielsen, capo economista globale di Cib Research (UniCredit Bank, Londra) nel suo ultimo Morning Wrap.

CHE COSA SCRIVE NIELSEN DI UNICREDIT SULLA BCE

Il sentiment è in calo in tutto il mondo e ha cominciato a danneggiare gli investimenti, con effetti sul commercio globale in calo nelle principali economie quali Ue, Cina e Stati Uniti. Pechino, dal canto suo, spiega Nielsen, sta mettendo a punto un programma di stimolo impressionante e persino la Fed ha cambiato i suoi orientamenti di politica monetaria in materia di rialzo dei tassi. Ma, sottolinea l’economista, mentre la Bce ha espresso preoccupazione, non ha finora dato indicazioni chiare di voler cambiare direzione, per non parlare di muoversi nel concreto, determinando uno stato di attuale incertezza.

L’ANALISI DI NIELSEN

Secondo Nielsen, a questo punto Francoforte dovrebbe agire sia con aggiustamenti attraverso politiche mirate a debolezze congiunturali, che a strumenti in grado di agire sui problemi strutturali. A questo si aggiunga che viviamo in un ambiente globale competitivo, in cui la digitalizzazione richiede un approccio molto più mirato agli investimenti e all’istruzione.

IL RUOLO DEGLI STATI UNITI

Un’altra questione di una certa rilevanza è la tassazione in Europa, che dovrebbe essere armonizzata. L’economista di Unicredit cita una ricerca di Brad Setser di CFR secondo cui le aziende statunitensi hanno investito otto volte più in Olanda che in Germania, otto volte più in Lussemburgo che in Francia, e dieci volte più in Irlanda che in Italia. La Bce deve reagire a questo, anche perché sono trascorsi ormai anni di inflazione al di sotto dei target previsti dalla Banca centrale europea. E oggi le aspettative inflazionistiche tedesche a 10 anni (misurate dalle obbligazioni indicizzate all’inflazione) sono inferiori all’1% per la prima volta dal 2016.

ECCO PERCHE’ LA BCE DEVE MUOVERSI

E’ un’altra ragione per cui la Bce dovrebbe annunciare un altro round di Tltro a 3 anni con un tasso fisso pari a zero (anche se la versione a tasso variabile che dovrebbe essere annunciata andrà bene lo stesso). Il programma di Targeted Long Term Refinancing Operation è importante, perché interviene come strumento per affrontare il meccanismo di trasmissione del denaro ancora mal funzionante.

DOSSIER TASSI

Tuttavia questo meccanismo di trasmissione è compromesso fin dalla nascita dai tassi negativi (-0,4% il costo del denaro nell’Eurozona). E i tassi negativi non vengono trasferiti ai clienti delle banche (in alcuni Paesi per motivi legali), quindi agiscono come una semplice imposta sulle banche. E qui Niesel si chiede: in un momento in cui la Bce vuole che le pmi e le altre società dell’economia reale ricevano credito a condizioni allettanti, perché tassano gli intermediari?

CHE COSA SUCCEDE A FRANCOFORTE

Per l’economista “la sensazione è che la maggior parte delle persone a Francoforte capisca questa contraddizione, ma, in un momento in cui anche meccanismi complessi di politica monetaria devono essere spiegati al pubblico generale attraverso la stampa, i membri della Bce faticano a trovare un ragionamento semplice e concreto per far capire l’importanza di riportare i tassi a zero”.

GLI AUSPICI DI UNICREDIT

Invece la Bce dovrebbe parlare “in maniera più aggressiva sugli obiettivi di inflazione, promettendo di reinvestire l’intero portafoglio per tutti gli anni che serviranno in modo da far rialzare finalmente il costo della vita secondo gli obiettivi di Francoforte. E, se necessario, aggiungere un altro round di Quantitative Easing”, conclude Nielsen.

(estratto di un articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

L’ascesa irresistibile dei sovranisti. Sono loro a decidere le sorti dell’Europa

sovranismo Unione europea

I partiti sovranisti già decidono le sorti dell’Unione europea. E a cento giorni dalle elezioni europee, quello che è certo che questi movimenti hanno già un ruolo fondamentale nel panorama politico del Vecchio Continente. In attesa di una tornata elettorale che appare ormai chiaro che rappresenterà la certificazione d una scalata di questi partiti. Che ormai rappresentano una realtà radicata nel quadro istituzionale del continente.

Elezioni europee che sicuramente amplieranno un ruolo che questi partiti già hanno. Come ha scritto Il Sole 24 Ore, “sono ormai 11 i governi dell’Unione europea sostenuti da una maggioranza di cui fanno parte movimenti sovranisti, anti-sistema o semplicemente euroscettici”. Dopo Italia, Austria, Polonia, Ungheria, Bulgaria, Finlandia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Grecia e Romania, anche la Lettonia entra nel novero dei governi sostenuti da ua forze non tradizionale. Il nuovo esecutivo, guidato da Arturs Krišjānis Kariņš, è sostenuto infatti da cinque partiti, tra i quali figura il Kpv Lv, una sigla fortemente eurocritica.

Con queste promesse, è ormai chiaro che i partiti sovranisti hanno già ottenuto una parte fondamentale nel processo decisionale dell’Unione europea. E o dimostra anche il fatto che questi movimenti non sono uniti tutti i un unico grande blocco elettorale, ma sono sparsi in quattro partiti attualmente presenti nell’Europarlamento. I partiti critici verso l’attuale sistema dell’Unione europea sono infatti presenti nel Partito popolare europeo (dove è presente il Fidesz di Viktor Orbán o lo stesso Sebastian Kurz), l’Europa delle Nazioni e delle Libertà (dove ci sono Lega e Rassemblement National), i conservatori dei Ecr, dominati dai polacchi del Pis, e l’Europa della libertà e della democrazia diretta, dove, oltre al Movimento 5 Stelle, c’è soprattutto l’Alternative für Deutschland.

Di fatto, quello ce risulta chiaro da questa composizione è che quando si parla di sovranismo in Europa non è esatto parlare di“onda nera”. Ma di una scalata molto più ampia che comprende vari partiti, varie formazioni e anche diverse sfaccettature di questa critica nei confronti dell’Unione europea. Con la certezza che, fra partiti europei in cui sono presenti e governi che guidano o di cui fanno parte della coalizione, di fatto i sovranisti sono ormai interlocutori necessari per qualsiasi futuro dell’Europa.

L’influenza dei sovranisti si nota già sul fronte delle agende politiche dei diversi esecutivi dell’Ue. Ormai sono tutti costretti ad ammettere che questi movimenti rappresentano una larga fetta del proprio elettorato. E anche nei Paesi guidati dagli alfieri del’europeismo (in primis Francia e Germania), i leader iniziano a doversi piegare alla volontà popolare, mostrando cambi radicali nelle politiche che hanno scatenato il senso di rivalsa di questi movimenti popolari. Angela Merkel, dopo anni di accoglienza sfrenata, ha dovuto ammettere di aver fallito sul fronte dell’integrazione degli immigrati. Mentre Emmnauel Macron, paladino delle élite europee e europeisti, ha dovuto fare più volte mea culpa di fronte a una rancia che è esplosa nell’ira dei gilet gialli.

L’esempio di questi due leader è indicativo di quanto pesino, ad oggi, le istanze sovraniste. E le prossime elezioni europee potrebbero fornire a questi stessi movimenti un peso specifico di assoluto rilievo. Specialmente nelle nomine dei prossimi vertici dell’Ue. Berlino e Parigi sembrano intenzionate a spartirsi le poltrone che contano. Ma non è detto che il prossimo Parlamento europeo permetta a Macron e Merkel di fare il loro gioco. Soprattutto perché dal centro alla destra radicale esiste una piattaforma comune che unisce questi movimenti. E che potrebbe, per esempio, far propendere il Partito popolare europeo verso destra, spostando il baricentro dei moderati verso un un’unità di intenti con i sovranisti.

In ogni caso, la possibilità che i partiti sovranisti formino un blocco compatto e trasversale che incida pesantemente sul futuro delle istituzioni europee è un tema che preoccupa i vertici di Bruxelles. Governi e partiti critici verso l’Ue potrebbero unire le forze per bloccare i lavori di Commissione e altri organi su temi di particolare importanza a cominciare dalla politica estera fino alla politica migratoria e della libertà di circolazione. E potrebbero costringere i partiti moderati, liberali e socialdemocratici a piegarsi alla volontà di questi partiti. Oppure attendersi un vero e proprio immobilismo. Del resto, i sondaggi parlano chiaro: ormai un europeo su quattro vota partiti che vengono etichettati in maniera del tutto superficiale come “populisti”.

Banco Bpm: Castagna, utile 2019 basato su premesse che non ci sono piu’

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Il miliardo di utile previsto a fine 2019 “è il frutto di un piano industriale che ha delle premesse. Queste erano una crescita del Paese che non c’è stata, una crescita degli impieghi che non c’è stata e un perimetro un po’ diverso. Ovvio quindi che bisogna fare un po’ la tara a quel miliardo per riconsiderarlo con l’attuale scenario”. 

Lo ha affermato il Ceo di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, a margine della presentazione della Fondazione Cristiano Tosi sottolinenado sui conti che “però in situazioni economiche mutate penso sia un risultato di altrettanta soddisfazione come quello annunciato tre anni fa”. 

cce 

 

(END) Dow Jones Newswires

February 18, 2019 07:27 ET (12:27 GMT)

Banca Etruria, risparmiatori ingannati: risarciti 8 clienti su 10

di Valentina Errante il messaggero.it 18.2.19

Risparmiatori truffati. La conferma che i clienti di Banca Etruria ignorassero di avere investito i propri risparmi in titoli ad altissimo rischio emerge con chiarezza dal report sugli arbitrati dell’Anticorruzione: oltre l’84 per cento è andato a buon fine. Ossia la maggior parte delle persone, che aveva visto sparire i propri risparmi dopo il decreto del 2015 e ha presentato ad Anac l’istanza per accedere al Fondo di solidarietà, ha ottenuto il denaro. Una dimostrazione implicita che i clienti di Etruria non erano stati informati sul livello di rischio del proprio investimento. Su 588 istanze, esaminate al 1 febbraio, 495 sono andate a buon fine.

Così, mentre tra le polemiche Lega e Movimento Cinquestelle provano a rendere esecutive, con un primo decreto al quanto restrittivo, le promesse fatte a oltre 300mila soci e azionisti subordinati che hanno perso i risparmi investiti in Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara, CariChieti, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, chi ha deciso di rivolgersi all’Anac, abbandonando il proposito di promuovere un’azione risarcitoria nei confronti delle banche, ha avuto la meglio.

Del resto anche le indagini della magistratura hanno portato a processi (ancora in corso) che vedono sul banco degli imputati i dirigenti dell’ex Popolare, accusati di non avere informato i clienti sul tipo di investimento e di avere destinato titoli tossici a chi non avrebbe mai dovuto acquistarli. Percentuali più basse, intorno al 75 per cento, invece, le istanze dei risparmiatori di Cassa di risparmio di Ferrara andate a buon fine. L’ex popolare aveva una diffusione meno capillare sul territorio e il numero di clienti era inferiore. Ma è più bassa anche la percentuale di indennizzi riconosciuti. Significa che non tutti quelli che hanno visto sparire i soldi investiti non fossero stati informati.

LE CIFRE
Sono soltanto 75 su 588 le richieste degli ex clienti di Banca Etruria rigettate dai collegi arbitrali di Anac. Sui 18 milioni e 95mila euro richiesti a partire dal 2018, l’Autorità Anticorruzione ha riconosciuto un importo di 14 milioni 125mila euro. I rigetti sono stati 75 in tutto, per un totale di un milione e 900mila euro, mentre sono 16 i casi di inammissibilità, per un totale di 401.739 euro. L’acceso al Fondo di solidarietà è stato valutato dall’Autorità di Raffaele Cantone in base al grado di istruzione dei singoli risparmiatori e al tipo di investimento. Anche per Carife, la percentuale di rimborsi è alta, ma non allo stesso modo, significativa. Ad avanzare richiesta di rimborso dei soldi svaniti sono state in tutto 251 persone, per un totale di 5 milioni 662.894 euro. Per 189 risparmiatori, la procedura è andata a buon fine con un riconoscimento.

I PROCESSI
Lo scorso gennaio il pm Arezzo Iulia Maggiore ha chiesto tredici condanne. Tra gli imputati, per truffa aggravata nei confronti dei risparmiatori, ci sono gli ex dirigenti di Banca Etruria che avrebbero pressato i direttori di filiale per vendere al pubblico indistinto le obbligazioni subordinate. Agli atti c’è una circolare interna che stabiliva che quei titoli non fossero più destinati agli investitori istituzionali e tra le testimonianze in aula anche quelle dei promotori finanziari, che hanno riferito come da Etruria venissero indotti a piazzare i titoli ad alto rischio senza rispettare le norme previste dal Testo unico bancario, che prevede l’obbligo di informare i clienti sui rischi degli investimenti. Secondo la procura quell’ordine partiva proprio dal vertice della Banca, finito intanto a processo per bancarotta fraudolenta.