Benedetta Economia! Matteo Marzotto: “La mia fede nasce da una riflessione sul senso di vuoto”

tv2000.it 7.12.18

Ricchezza, proprietà privata, condivisione e giustizia sociale. Sono i temi della sesta puntata di Benedetta Economia!, in onda domenica 9 dicembre alle 19 su Tv2000. Si parte dal racconto di un’economia della condivisione opposta all’economia della proprietà: quella prima comunità di credenti rinuncia alla proprietà privata e mette tutto in comune.In studio con Matteo Marzotto, già presidente della Maison Valentino, oggi presidente di Dondup, uno dei nuovi grandi marchi della moda italiana, che racconta il suo percorso di fede: “Nel momento del mio massimo successo, mi sono sentito vuoto. Ho conosciuto Chiara Amirante, ho cominciato a frequentare Nuovi Orizzonti. Ho capito che dovevo ritornare alle basi”

Guarda: Nuove superfici video del laser da combattimento russo mentre gli Stati Uniti minacciano il Trattato INF abbandonato

zerohedge.com 9.12.18

Il Segretario di Stato Mike Pompeo ha chiarito martedì che gli Stati Uniti smetteranno di aderire al Trattato sulle Forze Nucleari Intermedio (INF) in 60 giorni, a meno che la Russia “non ritorni al pieno e verificabile rispetto”.

Questa mossa ha scatenato un approfondimento nella Guerra fredda 2.0, mentre un nuovo video è stato pubblicato mercoledì sui  media statali russi che ricordano all’Occidente, la Russia possiede armi avanzate, come il suo ultimo sistema di combattimento laser.

“I sistemi laser Peresvet, basati su nuovi principi fisici, sono entrati in servizio di combattimento in regime di test con le forze armate russe”, ha detto il giornale. “Le forze armate hanno iniziato a riceverle nel 2017 come parte del programma di approvvigionamento statale”.

Durante il discorso sullo stato della nazione del presidente Vladimir Putin, il 1 ° marzo, ha scioccato l’élite politica del paese sostenendo che la Russia aveva sviluppato nuove armi nucleari che non possono essere abbattute dalle difese missilistiche anti-balistiche statunitensi. Putin ha anche detto che i sistemi di armi laser, un drone subacqueo a propulsione nucleare e missili da crociera a propulsione nucleare erano in via di sviluppo.

A luglio, nello stesso periodo Putin ha avvertito che qualsiasi paese che cerchi di includere l’Ucraina o la Georgia nella sfera di influenza della NATO “dovrebbe pensare alle possibili conseguenze di questa politica irresponsabile” perché la Russia “risponderebbe in modo gentile a qualsiasi misura aggressiva che minacciano direttamente la Russia “, per la prima volta il Ministero della Difesa russo ha pubblicato un video che mostra sei nuove super armi, inclusa la nuova arma laser.

A partire da ora, il ministero della Difesa russo non ha fornito dettagli sull’arma a energia diretta. 
Tuttavia, il paese vuole che Washington sappia che se gli Stati Uniti abbandonano il trattato, come hanno detto Pompeo e altri funzionari dell’amministrazione Trump, la Russia è pronta a difendersi con nuove superpotere in caso di attacco.
“Se il trattato INF viene distrutto, non lo lasceremo senza una risposta”, ha detto mercoledì il capo dello Stato maggiore Valery Gerasimov. 
“Voi come professionisti militari dovete capire che l’obiettivo della rappresaglia russa non sarà il territorio degli Stati Uniti, ma i paesi in cui vengono impiegati i missili a raggio intermedio”.
Il consulente per la sicurezza nazionale John Bolton afferma che la Russia ha già violato il trattato INF e ha 60 giorni per diventare conforme prima che l’amministrazione Trump annulli l’accordo. 
Il Segretario di Stato Mike Pompeo ha fatto la richiesta martedì in un incontro tra i leader della NATO a Bruxelles.
Putin ha definito la potenziale violazione del trattato un “passo spensierato” e ha affermato che la Russia “reagirà di conseguenza”.
“Molti altri paesi – circa una dozzina di loro, probabilmente – producono tali armi [in violazione del trattato INF], e la Russia e gli Stati Uniti si sono limitati bilateralmente”, ha detto il presidente Putin mercoledì, secondo un rapporto del Financial Times.
“Ora, a quanto pare, i nostri partner americani credono che la situazione sia cambiata così tanto che gli Stati Uniti dovrebbero avere un’arma del genere. 
Qual è la risposta dalla nostra parte? 
Beh, è ​​semplice: lo faremo anche allora. “
Ecco il nuovo video del laser da combattimento prodotto in Russia:

https://youtu.be/BOLcL0C1kzQ

“Catastrofe economica”: la maglia gialla protesta le imprese francesi di Cripple; Il ministro degli Esteri Slams Trump

zerohedge.com 9.12.18

Le proteste della Maglia Gialla che hanno attirato la Francia per una quarta settimana – con una stima di  136.000 manifestanti in marcia ieri in Francia – sono state una “catastrofe economica” secondo il ministro delle finanze Bruno Le Maire, definendo la “crisi” sia per la democrazia che per la società , riferisce la BBC .

Il 1939 sono stati arrestati sabato in tutta la Francia , di cui ben 1082 a Parigi alon e, tra cui 52 donne e 95 minori, mentre 264 persone sono rimaste ferite nelle proteste anti-governative che hanno visto saccheggi e violenze diffuse. La maggior parte dei sospettati sono stati arrestati per “atti di violenza contro una persona sotto la custodia dell’autorità pubblica”, “possesso di prodotti esplosivi” o “detenzione di armi”, secondo  BFMTV . 

I circa 10.000 Giubbotti Gialli che sono scesi in strada a Parigi hanno sfondato finestre, auto bruciate e negozi saccheggiati. 

“Ci sono stati molti più danni ieri rispetto a una settimana fa” a causa del fatto che le proteste coprivano un’area più ampia della città, secondo il vicesindaco Emmanuel Gregoire – sebbene abbia notato che ci sono stati meno infortuni rispetto alla scorsa settimana. 

Impatto economico

Mentre la polvere si sta ancora stabilizzando dalla protesta di sabato, è chiaro che il danno all’economia è stato grave. 

Venerdì, la federazione francese della vendita al dettaglio ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che i rivenditori hanno perso circa 1 miliardo di euro (1,1 miliardi di dollari, 900 milioni di sterline) da quando le proteste sono iniziate il 17 novembre .

L’onorevole Le Maire ha dichiarato la settimana scorsa, prima delle recenti proteste, che  il commercio dei ristoranti è diminuito tra il 20% e il 50% .

Nel frattempo, le autorità di Parigi dicono che le rivolte hanno causato milioni di chili di danni .

Vi sono preoccupazioni sul fatto che le proteste potrebbero portare a un calo del turismo . Parigi è stata visitata da un numero record di turisti nel 2017 – oltre 40 milioni,  l’Ufficio del Turismo di Parigi ha dichiarato il mese scorso. – BBC

Il ministro degli esteri francese Jean-Yves DLe Drian, nel frattempo, si è scagliato contro il presidente Trump per  deridere il presidente francese Emmanuel Macron,  quando ha twittato “L’accordo di Parigi non sta funzionando molto bene per Parigi. Proteste e rivolte in tutta la Francia. voglio pagare grosse somme di denaro, in gran parte verso i paesi del terzo mondo (che sono gestite in modo discutibile), al fine di proteggere forse l’ambiente. Canto di ‘We Want Trump!’ Ama la Francia. “

The Paris Agreement isn’t working out so well for Paris. Protests and riots all over France. People do not want to pay large sums of money, much to third world countries (that are questionably run), in order to maybe protect the environment. Chanting “We Want Trump!” Love France.

72.4K people are talking about thisTwitter Ads info and privacy

In risposta, Drian ha dichiarato: “non prendiamo in considerazione la politica interna americana e vogliamo che sia ricambiata”, aggiungendo “Lascia che la nostra nazione sia”.

Secondo  France24 , Macron incontrerà i capi del Senato, dell’Assemblea nazionale e dei sindacati lunedì all’Eliseo Palace. Nel frattempo:

No Gossip. No Tav, sì Tav, Boh Tav

 di: Luciano Scateni lavocedellevoci.it

Fico, presidente della Camera, è categorico: “Non sopporto gossip sessisti, qui dentro”. Il rimbrotto si può condividere e contestare al tempo tesso. Il Parlamento non dovrebbe ospitare toni maliziosi e scoop da settimanali del pettegolezzo. Neppure contiguità con i siti telematici che un giorno sì e l’altro pure ci ammorbano con il va e vieni degli amorazzi di Corona, Belen, Ferragni, Venier o Platinette. C’è però un’altra faccia della medaglia. Quale indecenza peggiore che appartarsi nei bagni del parlamento per fare sesso, mentre in aula si discute del decreto anticorruzione? Il fattaccio è un caso estremo di scorrettezza istituzionale e va di pari passo con il cronico assenteismo di eletti in tutt’altre faccende affaccendati, con urla da stadio, cartelli diffamatori, insulti, ingiurie, risse in aula. L’indignazione di Fico sarebbe legittima, anzi dovuta, ma solleva un dubbio: l’avrebbe esternata con pari vigore se scoperta a fare sesso nella toilette della Camera fosse stata una deputata di altri partiti?

I giornali del gossip gongolano. Vicepresidente di turno, la grullina Maria Edera Spadoni denuncia apertamente quanto accaduto tra una sua collega e un leghista (nomi top secret per evitare querele) e commenta: “Gli articoli in cui si descrive ‘l’aria frizzante’ della Camera e si fa riferimento alle nostre parlamentari, sono una vergogna. Questo non è giornalismo, ma sessismo. Noi donne dell’M5S non siamo ‘esuberanti’ e io mi sento offesa” Non lo saranno tutte, ma sessualmente ‘esuberante’ è senza dubbio l’amplesso nei gabinetti di Montecitorio della collega a 5Stelle.

Che il fatto Quotidiano sia da tempo una sottospecie di organo di partito del Movimento 5Stelle è palese. Ora succede che il noto vignettista Vauro, nell’ingrato compito giornaliero di spremere le meningi per inventare un nuovo capitolo della satira di settore, abbia disegnato tre soggetti affiancati (tre Toninelli?). Sulle tre magliette le scritte Sì Tav, No Tav e Boh Tav, a suggerire le difficoltà dei grullini nel contrastare la realizzazione del Treno ad Alta Velocità, premessa solennemente in campagna elettorale, ma contestata dai partner di governo leghisti e dai quarantamila di Torino. Per Travaglio, la vignetta è sbagliata e non la pubblica, o peggio la pubblica in formato ridotto, all’interno del giornale e con il commento dittatoriale “E’ un diritto del direttore di contestare a un collaboratore un fatto non vero”. Non vero? E cos’altro sono il tentennare di Toninelli, il tentativo di convincere la collega francese a rinviare i lavori del Tav per non decidere, il timore di dispiacere politicamente il Salvini pro Tav?

E’ di qualche giorno fa. Il premier onorario Conte, utilizzato dal tandem gialloverde Salvin-Dima per presenziare a funerali di Stato e regalare sorrisi rassicuranti a capi di stato e premier, si è fatto sentire come amplificatore del vice premier pentastellato, con la mediazione del portavoce gaffeur Casalino: “Con l’Europa tratto io”. Accidenti, vuoi vedere che il finto premier ha fatto finalmente ricorso ai suoi sopiti attributi? Niente del genere. Nel corso della parata leghista di piazza del Popolo, fra tante smargiassate, il “Ce l’aveva duro” del Carroccio ha proclamato se stesso unico inviato a trattare con Moscovici e Junker. Manca solo la candidatura del “Figlio di cotanto papà” Di Maio, ma basta aver pazienza, arriverà. Tria, naturale interlocutore della Commissione Ue? Desaparecido.

Abraham B. Yehoshua: «Mettiamoci più anima»

 LAURA PEZZINO vanityfair.it

8.12.18

Abraham B. Yehoshua: «Mettiamoci più anima»

Nei conflitti politici, come nei rapporti personali, dovremmo usare più passione e meno cervello. Lo dice uno degli scrittori simbolo d’Israele che, a oltre ottant’anni, ha ancora la forza di dire la sua. Anche sul matrimonio

Questa intervista è tratta dal numero 49 di Vanity Fair in edicola fino al 12 dicembre 2018

Due anni fa, Abraham B. Yehoshua, 81 anni, ha impacchettato la propria casa e, da Haifa, si è trasferito a Tel Aviv. Per uno che in ogni intervista ribadisce che, per lui, «l’identità ebrea è tutto», traslocare dalla città ai piedi del monte Carmelo, che dalla Bibbia apprendiamo essere stata dimora del profeta Elia, alla città più turistica e senza passato di Israele, che di anni ne conta appena 109, non deve essere stato facile.

Però due anni fa è morta Rivka, la psicoanalista con la quale è stato sposato, «felicemente», per 56 anni. Rimasto solo, ha deciso di trasferirsi a sud per stare vicino a figli e nipoti.

Yehoshua ha scritto 12 romanzi (i più belli sono forse Un divorzio tardivo, L’amante e Il signor Mani) e, con Amos Oz e David Grossman, suoi amici carissimi da molti anni (anche se, dice, recentemente ha discusso con Amos sulla questione dello Stato unico), è uno degli scrittori israeliani viventi più conosciuti nel mondo. L’ultimo si intitola Il tunnel(Einaudi, pagg. 344, € 20; traduzione di Alessandra Shomroni) ed esce in questi giorni anche in Italia. Protagonista è Zvi Luria, un ex ingegnere stradale in pensione che inizia a mostrare i primi sintomi della demenza senile.

A prendersi cura di lui c’è la moglie Dina, pediatra in carriera, che lo sprona a trovarsi un’occupazione e rallentare così il progresso della malattia. Luria finisce quindi nel Sud di Israele a fare da aiutante e tutor, non pagato, a un ragazzotto incaricato dal governo di costruire una strada segreta. Sarà a causa sua che il settantatreenne si ritrova invischiato in una misteriosa vicenda che riguarda una piccola famiglia di palestinesi senza documenti (e quindi senza identità) e che ruota tutta attorno alla costruzione di un tunnel che dovrebbe salvar loro la vita.
Qualche mese fa, anche un altro scrittore ebreo, ma americano, Nathan Englander, aveva inserito un tunnel alla fine del suo romanzo Una cena al centro della terra. In quel caso, la galleria era uno spazio neutrale che permetteva a due amanti, appartenenti alle due fazioni opposte, di incontrarsi e amarsi. Qui, il tunnel ha tutto un altro significato.
«Da una parte», mi dice con la sua voce tonante da predicatore, «aiuta i palestinesi sulla collina a evitare l’arresto. Dall’altra, il tunnel è un tipo di soluzione morale ed emotiva».

In che senso emotiva?
«La formula del Dna di questo romanzo l’ho inserita nella primissima pagina. È la scena in cui Zvi Luria va dal neurologo che gli spiega che, dalla risonanza magnetica, è emersa una sospetta atrofia nella corteccia cerebrale. Il neurologo comunica al paziente che dovrà impegnarsi a combattere contro la malattia, al che Zvi gli chiede come fare a combattere contro il proprio cervello. Il medico gli risponde “con lo spirito”, cioè con l’anima. E poi aggiunge che è fondamentale anche tenere vivo il desiderio sessuale. Con questo volevo dire che, nei conflitti, dobbiamo usare più anima, più passione, più sentimenti e non limitarci al solo uso del cervello».

Questa potrebbe essere una soluzione utilizzabile anche nel conflitto arabo-israeliano?
«Anche se è una posizione che ho sostenuto per anni, ora non credo più nella soluzione dei due Stati, israeliano e palestinese. L’unica via è quella di un unico Stato che dia, per gradi, la cittadinanza anche ai palestinesi della Cisgiordania ed evitare, così, l’apartheid. Questo perché non penso sia più possibile né evacuare il mezzo milione di israeliani che vive in quelle zone, né che i palestinesi accettino e si accontentino di una piccola parte dei territori».

Perché un romanzo sulla demenza senile?
«È un problema che sta diventando sempre più diffuso per via dell’invecchiamento della popolazione. Ma il vero motivo per me è stato un altro. Avevo un caro amico, che era anche uno scrittore straordinario, al quale sono stato vicino nei quattro o cinque anni prima che sprofondasse nel buio della demenza e ci lasciasse, non fisicamente ma mentalmente. Nel mio romanzo, però, la malattia è nelle sue primissime fasi e ha un significato simbolico».

Quale?
«La questione dell’identità e della sua rottura. Anche in Israele in questo momento sono in atto molti tentativi di mettere delle barriere alle identità, ed è una cosa che alla lunga non può funzionare. E non parlo solo dell’identità palestinese distinta da quella ebrea, ma anche delle diverse identità all’interno della comunità ebraica: gli aschenaziti, i sefarditi, i religiosi, i non religiosi, eccetera. Stanno tentando di distruggerle, e ho usato la demenza per rendere comprensibile questo aspetto».

Le prime cose che Zvi perde sono i nomi propri delle persone. Perché i nomi sono così importanti, nel suo romanzo?
«Quando Luria era capo ingegnere si era sempre rifiutato di interessarsi alle vite private dei suoi collaboratori. Questa indifferenza, in un certo modo, ha aiutato la demenza a svilupparsi perché poi, piano piano, hanno iniziato a svanire anche i nomi delle persone a lui più vicine, portandolo all’isolamento. Alla fine Luria dimentica anche il proprio nome, e sarà un palestinese a ricordarglielo».

Come si può arrivare a questo scambio reciproco tra «avversari»?
«Io non voglio più parlare di pace, ma di partnership. È necessario percorrere la strada delle buone relazioni e della cooperazione, tra noi e i palestinesi, ma dentro uno stesso Paese. Nel mio libro dimostro che tra palestinesi e israeliani, in realtà, c’è una grande familiarità: se andasse in un ospedale di Israele vedrebbe dottori e infermieri palestinesi che si prendono cura di israeliani, e viceversa».

A essere importanti, nella storia che racconta, sono anche le strade. Perché?
«Mi piace che i protagonisti dei miei libri abbiano delle professioni tecniche, e in questo ho scelto un ingegnere che costruisce strade perché le strade cambiano i paesaggi. E non è un caso che io abbia scelto di ambientarlo nel Sud del Paese, che è una zona desertica dove ci sono pochissimi abitanti, mentre ne esistono altre, come la Cisgiordania, contese tra due popolazioni».

Qualcuno ha detto che «la geografia è destino». È d’accordo?
«Sì, il problema degli ebrei è che sono attaccati al territorio».

Cosa pensa della politica di Trump nei confronti del vostro Paese?
«Non so da dove sia saltato fuori, Trump, non penso che potrà portare niente di buono a nessuno, tanto meno in questo conflitto. Ha spostato l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme contro il volere dei palestinesi, ha bloccato gli aiuti all’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, sta facendo disastri, anche se i problemi maggiori li hanno gli americani. Io mi auguro che almeno l’Europa, Italia, Francia, Germania e anche Gran Bretagna, resti salda sui valori umani».

Come si sentirebbe se un giorno non potesse più scrivere?
«Scrivere per me non è un obbligo, scrivo solo perché ne ho voglia. Ormai sono un uomo solo e vecchio, potrei anche decidere di pensare solo a godermi la vita».

Cosa è la scrittura per lei?
«Un modo di creare nuove situazioni nelle quali integrare il pubblico e il privato, cioè connettere le vicende politiche alle relazioni umane. In tutto il mio lavoro c’è un forte elemento simbolico: non parlo “solo” di Zvi Luria e di un tunnel, ma di come queste cose riflettono la situazione nazionale».

Lei che tipo di nonno è?
«Ho 7 nipoti, uno è già nell’esercito, e sono orgoglioso che i miei figli e i nipoti vivano tutti in Israele».

Qual è la cosa più importante che ha insegnato loro? 
«Mah, ormai sono grandi, hanno la loro vita. E poi lei saprà di certo che mia moglie è morta mentre stavo scrivendo questo libro. Siamo stati insieme per 56 anni, un grande amore, un grande attaccamento. Sono un uomo vecchio, e questo è il primo dei miei libri che lei non ha letto».

Dina, la moglie di Zvi, è una donna molto dolce e accudente. Assomiglia alla sua Rivka?
«Sì, in effetti ha qualcosa di lei. Ogni volta che, nei miei romanzi, parlo del matrimonio lo faccio con uno sguardo positivo. Ovunque leggo di crisi, sempre crisi, ma io voglio proteggerlo, il matrimonio. Perché, per esempio, il 70% dei matrimoni nella mia comunità sono buoni, solidi. Certo ci sono anche dei divorzi, ma la maggior parte sono unioni buone, amicizie forti, piene di amore. O almeno, la mia esperienza è questa e da sempre la trasferisco nei miei libri».

E qual è quindi la formula per un buon matrimonio?
«L’uguaglianza. Essere uguali. Non che, se io ho dei problemi sul lavoro, allora questi sono più importanti dei tuoi. Per me è stato importante che mia moglie avesse la sua professione. E bisogna essere uguali anche nel prendersi cura dei figli. L’uguaglianza in tutto, questa è la chiave».

Le pagelle alle escort una idea nata in Ticino

Caffe.ch Mauro Spignesi

I piani di una piattaforma che assegna i voti alle prostitute
Immagini articolo

Su Lisa di Bologna scrivono: “Bellissima donna, fisico perfetto e viso ancora meglio, ma fredda, sembra quasi svogliata, si gongola di essere bella e pensa che basti quello, a me no…”. Un giudizio in chiaroscuro, quello dell’ultimo cliente, che porta Lisa a metà classifica. In cima, tra i primi posti, invece c’è Estasy, che ha tutte le sembianze non di una ragazza, ma di una casa a luci rosse in Brianza e oltre la metà delle recensioni è a cinque stelle. “Da applausi – scrive un frequentatore del locale – mi reco da diverso tempo da mamasan a Desio e ogni volta le ragazze meritano sia per l’aspetto che per le prestazioni, ricevono in un appartamento piccolo ma pulito, la padrona di casa è molto gentile e ti fa sentire a tuo agio. Difficile trovare di meglio”. 
Lisa e le ragazze di Ecstasy sono fanno parte delle 150mila escort e accompagnatrici che hanno contribuito al rapido successo di Escort Advisor la piattaforma online di pagelle hard con sede a Lugano, nata quattro anni fa e che oggi – secondo i quattro ideatori – è al primo posto in Europa con 12 milioni di utenti unici all’anno (dato 2017 ricavato da Google Analytics) e una media di 1,5 milioni di visitatori al mese nel 2018. Per ora funziona soltanto in Italia, Spagna e Inghilterra. Il prossimo anno aprirà anche in Germania. “Per ora in Svizzera non opera, un po’ perché il mercato è molto piccolo e un po’ perché qui gran parte dell’attività della prostituzione si svolge nei club e nei locali a luci rosse. Ma la società ci sta comunque ragionando sopra e non è escluso che in futuro anche il sito possa essere attivo in Svizzera”, spiega Marco Alberti di DonTouch, l’agenzia, anche questa di Lugano, che cura il marketing della piattaforma.
Il portale funziona esattamente come TripAdvisor, solo che invece di recensire ristoranti e hotel, recensisce le prestazione di escort dislocate in diversi Paesi europei. Le ragazze pagano (sono previsti diversi pacchetti dai costi differenti) per inserire una sorta di vetrina, con tutte le loro caratteristiche, dove precisano anche i dettagli, per esempio se sul corpo hanno tatuaggi o piercing. I clienti, dopo un appuntamento che si può anche prendere online, elaborano la loro pagella con una valutazione che va da cinque a una stella. Un algoritmo poi pensa a stilare la classifica delle inserzioniste. E naturalmente, come accade per bar, ristoranti e hotel, più si ha successo e più si hanno clienti. E guadagni.
L’idea della piattaforma è venuta a quattro amici italiani, quattro informatici e professionisti del marketing, che hanno ragionato sulle cifre, impressionanti, dell’industria del sesso. E hanno cercato di creare un portale differente rispetto a quelli già presenti sulla rete che si limitavano a proporre una vetrina delle ragazze e al massimo un blog riservato ai clienti. Era il 2014, in poco tempo il sito è diventato popolare. Ma è anche lo specchio di un fenomeno, un arcipelago di tendenze, di vizi e virtù, con tanto di classifiche delle richieste sessuali e delle città più “peccaminose”. Osservando attentamente i nomi e le caratteristiche delle prostitute, inoltre, si possono vedere anche gli spostamenti e il fatto che diverse restano quattro, cinque giorni nei loro appartamenti in Italia e poi nel fine settimana, alcune si spostano in Ticino per lavorare nei locali a luci rosse. Ma anche diversi ticinesi, raccontano da DonTouch, vanno a guardare i profili delle ragazze che lavorano oltreconfine.
La piattaforma delle recensioni del sesso in pochi anni ha creato una prolifico business che garantisce circa trenta posti di lavoro. “Ma quello che più è importante per i proprietari della società – spiega ancora Marco Alberti – è il profilo legale. In ogni Paese dove il portale accetta le inserzioni ci siamo adattati alla legge in vigore”.

mspignesi@caffe.ch

Nodi scorsoi finanziari di Francesco Cappello.

scenarieconomici.it 8.12.18

«Le istituzioni bancarie sono più pericolose per le nostre libertà di un esercito in armi…
Il potere di emettere denaro dovrebbe essere tolto alle banche e restituito al popolo, al quale propriamente appartiene» Thomas Jefferson due volte presidente degli USA nel 1800.

“Banche, titoli tossici: bomba da 6.800 miliardi negli istituti tedeschi e francesi” è il titolo di un articolo di Morya Longo
<http://argomenti.ilsole24ore.com/morya-longo.html> pubblicato il 1 dicembre 2018 sul Sole 24 Ore.

Inevitabile tornare a porre maggiore attenzione al rimosso mostro finanziario che si nasconde sotto forma di titoli tossici nel seno delle grandi banche tedesche e francesi che nella percezione comune, costruita da una informazione mancante o distorta, assegna incondizionatamente a Germania e Francia i patrimoni bancari più solidi in ambito europeo.

Con le parole di Longo:

«Nei bilanci delle banche europee c’è un gigantesco rischio potenziale e imponderabile: gli attivi e passivi illiquidi hanno un ammontare 12 volte superiore a quello dei crediti deteriorati e per il 75% sono concentrati in due soli Paesi. Cioè Germania e Francia. Basterebbe che subissero una svalutazione del 5% per erodere mediamente il capitale delle banche più esposte di 330 punti base. Con punte di 1.500. Insomma: se accadesse, buona
parte del cataclisma patrimoniale colpirebbe gli istituti di due soli Paesi».

La caratteristica di questa ricchezza fittizia, che si traduce in titoli inventati dal sistema finanziario, sta, infatti, nella instabilità del loro valore rispetto al denaro vero. Si tratta di titoli, il cui valore non è determinabile con certezza e che risultano continuativamente soggetti ad improvvisi quanto imprevedibili rischi di svalutazione. Tuttavia, la casta aristocratico-finanziaria che detiene e gestisce questa ricchezza di carta con le più diverse manovre speculative evitando peraltro qualsiasi impegno sul fronte dell’economia reale, ha imparato ad usarla per sottrarre, appropriandosene indebitamente, ricchezza vera al resto della popolazione.

Ai rischi della finanziarizzazione non sono purtroppo immuni tantissime imprese di produzione e servizi che si sono lasciate convincere o si sono viste costrette a detenere grosse fette dei loro capitali sotto forma di tali titoli, la cui instabilità genera peraltro notevoli oscillazioni dei prezzi delle materie prime alla base delle loro attività trasformative.

Il rischio per i cittadini europei, sottoposti alla normativa del bail-in voluta dall’unione bancaria europea, è quello di vedersi sottratti risparmi ed investimenti dirottati forzatamente verso il risanamento di banche a rischio fallimento causato dagli azzardi finanziari cui si sono lasciate andare. Il bail-in prevede, infatti, che depositi ed investimenti degli utenti possano essere utilizzati per coprire i debiti di una banca nei confronti del resto del sistema finanziario e bancario.

Nel caso non si riuscisse a circoscrivere l’incendio che potrebbe divampare su scala sistemica è già previsto e predisposto il meccanismo di stabilità europeo (MES), che noi italiani abbiamo sottoscritto e stiamo continuando a finanziare.
La logica perversa individuabile nel modello economico ormai dominante, che pretende di far soldi con i soldi senza il passaggio intermedio della produzione, può realizzare i suoi scopi solo predisponendosi a parassitare l’economia reale e creando quelle condizioni (strategia del debito generalizzato) che consentono di depredare e colonizzare interi Paesi e i
loro beni. In altre parole, fallimenti e crisi sono volute e provocate perché alimentano la criminale giostra della finanza speculativa globale.
Urge, pertanto, sia una riforma strutturale che individui e proibisca tutte le forme di finanza speculativa che l’istituzione di una corte internazionale finalizzata al perseguimento di tali crimini finanziari.

Intanto faremmo bene, mentre siamo ancora in tempo, a ritirarci, anche unilateralmente, da accordi quali il bail-in e il MES e a rinunciare all’accesso al fondo salva stati. Trattasi, infatti, di trappole per ignari risparmiatori e interi stati indotti a divenire vittime, come è già accaduto alla Grecia, degli automatismi di finanziamento, ad alto tasso di interesse, corredati da piani di aggiustamento strutturale (tagli della spesa sociale, privatizzazioni e svendite, liberalizzazioni, ecc.); in poche parole, un vero e proprio commissariamento della gestione
politico-amministrativa di un Paese, in questo caso il nostro, il quale si troverebbe ridotto a colonia, con annessa involuzione dei cittadini a sudditi delle élite.

Scriveva Marx 170 anni fa:
“Tutto il moderno traffico del denaro, tutta l’economia della banca è intimamente legata al debito pubblico. L’indebitamento dello Stato è una necessità e con l’indebitamento dello Stato è una necessità il dominio del commercio dei debiti dello Stato, il dominio dei creditori dello Stato, dei banchieri, dei cambiavalute, dei lupi della borsa”.

Il debito pubblico riposa sulla fiducia che lo Stato si lasci sfruttare dagli strozzini della finanza. Il debito privato è paralizzato, la circolazione impedita, la produzione arenata. Il debito pubblico e il debito privato sono il termometro economico col quale si può misurare l’intensità di una crisi. Mentre l’aristocrazia finanziaria fa le leggi, dirige l’amministrazione dello Stato, dispone di tutti i pubblici poteri
organizzati, domina l’opinione pubblica con i fatti e con la stampa, in tutti gli ambienti si spande l’identica prostituzione, l’identica frode svergognata, l’identica smania di arricchirsi non con la produzione, ma rubando le ricchezze altrui esistenti»
dagli scritti di Marx sul 1848 francese. 18 Brumaio, Guerra civile

*Francesco Cappello, studioso di modelli economici,
autore di
* Ricchezza fittizia povertà artificiosa* Edizioni ETS – 2018 – prefazione di Antonino Galloni*

Strage in Discoteca. Non guardare solo allo spray Ebbasta

  micidial.it

La strage della discoteca di Corinaldo è costata la vita a 6 persone e sarebbe stata causata dai momenti di panico dovuti all’uso di spray urticante al peperoncino. Il ministro degli Interni Matteo Salvini si è recato sul posto ed ha comunicato alla stampa che sono stati venduti 1300 biglietti per 469 posti. Insomma, non ci vuole un luminare per capire quello che è successo: qualche cretino ha sparato spray urticante, si è generata confusione incontrollabile, il direttore del locale aveva precedentemente violato le regole vendendo più del doppio dei biglietti, et voilà. Il caso è chiuso.

Ma allora, perchè queste cose non sono SEMPRE accadute? Certo, molti ricorderanno il film “Panico nello stadio” con Charlton Eston che anticipò la tragedia dell’Heysel dove morirono 39 persone, ma si trattava di eventi particolarissimi: nella finzione cinematografica un pazzo sparava col fucile da una torretta colpendo il pubblico a casaccio. Nel caso reale in Belgio, i tifosi italiani si trovarono travolti da hooligans inferociti protetti da transenne inesistenti.

Nel caso anconetano, c’è almeno un altro elemento forte che si aggiuge a quelli dell’avidità (il doppio dei biglietti venduti) e della stupidità (l’uso dello spray al peperoncino) e che, a parer mio, fa la differenza tra questo “nuovo” tipo di tragedie per affollamento e quelle del passato.

In primo luogo, la discoteca non ospitava un dj. Il locale da ballo è stato trasformato in area per un concerto rap. Ora, io starò anche invecchiando, ma i concert si sono sempre tenuti in ampi spazi aperti, nei teatri, oppure allo stadio. A meno che il performer o il gruppo musicale non siano dei semisconosciuti. In questo caso, però, non si trattava di pianobar. Il concerto era tenuto da Sfera Ebbasta, il quale, a dispetto del nome, ha già vinto due dischi di platino ed è considerato uno dei rapper più considerati e conosciuti in Italia. Per quale motivo, negli anni che furono, Jovanotti all’apice della sua carriera rap non si esibiva in una piccola discoteca di Provincia, ma al Forum di Assago?

Proverò a spiegarlo con un esempio. Mi dicono gli esperti librai che uno dei libri più venduti è Sotto le cuffie, dello youtuber FaviJ. Allora sono andato a sfogliare sta roba in libreria (non lo porterei a casa nemmeno in versione gratuita) ed ho notato che contiene brevi frasi,  esclamazioni da fumetto e qualche immmagine. Insomma, un NON-libro. Perchè ha fatto il botto? “Semplice – mi dicono i librai – Favij l’ha presentato personalmente in tutta  Italia ed i ragazzini che lo seguono su youtube (milioni) vengono in libreria per conoscerlo ed avere l’autografo”.

Si capisce, dunque, che nessuno compra il libro di Favij per leggerlo, ma solo perchè esiste il personaggio Favij. 

Con i nuovi musicisti è esattamente la stessa cosa! Nessun cantante famoso guadagna cifre importanti dalla vendita degli album. Con l’arrivo del digitale non si vende più musica: la musica circola e basta, ed è fruibile gratuitamente da tutti. 

I musicisti ed i cantanti fanno i soldi con gli eventi dal vivo

Ecco perchè Ebbasta Vattelapesca Viendalmare deve fare tutti questi eventi: è l’era del digitale e per vivere da ricco in questo lavoro devi fare eventi su eventi, anche a scapito della sicurezza, com’è successo e come succederà ancora se non regolamentano i locali alle novità digitali. Le discoteche sono nate per ballare, sorseggiare cocktalil e pomiciare sui divanetti: e non per stare assiepati attorno ad un palco!

Dunque, anche al netto delle furbate dei pr e della maleducazione dei fans, gli incidenti sono difficilmente evitabili se la legislazione non regola la tecnologia e non tiene conto della sua evoluzione.

L’uomo dei clan bloccato a Chiasso

ALESSIA TRUZZOLILLO DA REGGIO CALABRIA caffè.ch 9.12.18

I retroscena di una inchiesta europea sulla ndrangheta

Immagini articolo

Italia-Germania in 16 ore, passando dalla Svizzera, per inondare il Nord Europa di cocaina proveniente dal Sud America. Il trafficante Domenico Pelle se ne vantava: raccontava che suo fratello Francesco viaggiava in compagnia del trafficante Francesco Luca Romeo, ed aggiungeva che era capace di andare dalla Calabria in Germania in 16 ore d’auto. Ma il valico elvetico non sempre porta bene.
La Svizzera è terra che da sempre interessa alla ‘ndrangheta calabrese. È terra di affari, è piazza di spaccio, è terra di approvvigionamento di armi. Nell’ultima grossa inchiesta internazionale denominata “European ‘ndrangheta connection” – che ha messo in ginocchio traffici internazionali di droga gestiti dalla cosche della provincia di Reggio Calabria – la Svizzera è anche un valico che permette di portare in fretta cocaina e marijuana nel resto d’Europa. Protagonista principale, questa volta, è Tommaso Parlapiano, 47 anni, residente nel milanese e attualmente detenuto in Svizzera. Nel 2017 Parlapiano doveva arrivare in Germania con un carico di cocaina. Aveva deciso di passare per il Canton Ticino: risparmiava due ore di strada. E non era la prima volta. Ma era rischioso e questo Domenico Pelle, 26 anni, figlio del boss Antonio, lo sapeva bene perché aveva già attraversato la Svizzera e per due volte se l’era vista brutta. Perciò Tommaso lo aveva fatto andare in bestia quando, con 15 chili di cocaina nascosti nella sua Citroen C5, aveva deciso di passare dalla Svizzera per risparmiare due ore di strada. Era marzo 2017, la coca non era passata inosservata e il corriere si trova ora in un carcere elvetico.
Dopo l’arresto Domenico Pelle è furioso. Si sfoga con i suoi, bestemmia, dice di avere perso 300mila euro di capitale: “Cugì, sono rovinato questo periodo. Lasciami stare che questa settimana ci ho rimesso più soldi io che la Monte dei Paschi con il fallimento che hanno fatto…”. Pelle se la prende con il corriere: “E chi ti ferma… devi essere proprio un kamikaze… Non siamo andati noi, abbiamo mandato a questo solo, questo invece dell’Austria… è passato dalla Svizzera per guadagnare due ore… Storto!”. Gli inquirenti nei loro verbali annotano: “Il tratto di conversazione è interessante perché si fa chiaramente riferimento ad un trasporto di sostanza stupefacente dall’Olanda o dalla Germania, effettuato per conto della famiglia Pelle, trasporto forse individuabile in quello che ha provocato l’arresto di Parlapiano Tommaso avvenuto il 23.03.2017 in Svizzera”. 
Le autorità elvetiche avevano cominciato a notare strani movimenti. E capitava che qualche operazione venisse trasmessa dall’Ambasciata svizzera a Roma agli investigatori italiani. Già il 17 gennaio 2017 Domenico Pelle, a capo dell’organizzazione di San Luca, e Marco Martino vengono fermati al valico di Chiasso con 5 chili e mezzo di marijuana nascosti in una bottiglia. Ad accollarsi la proprietà dell’erba è Martino. Le autorità elvetiche fanno una multa per il possesso di canapa e lasciano proseguire i due. Ma i due sono monitorati da una squadra investigativa internazionale, una Joint venture team, nata nel 2016 a l’Aja, con magistratura e polizia di Italia, Paesi Bassi e Germania. Ma non solo. Anche Svizzera e Olanda sono entrati nel team in qualità di membri osservatori e cooperanti. 
Domenico Pelle con la Svizzera ha più di un contro in sospeso. In una intercettazione tra lui e il suo sodale Giovanni Gentile, si lamenta dell’ennesimo sequestro. “Compà – dice a Gentile – mi hanno fermato l’altro giorno in Svizzera. Me li hanno sequestrati 40 telefonini… Mi hanno rovinato”. Erano vergini “ancora da montare”.

Il business d’oro della sicurezza

caffe.ch 9.12.18

Come viene “diviso” il ghiotto mercato della sorveglianza

Immagini articolo

LILLO ALAIMO E LIBERO D’AGOSTINO caffe.ch 9.12.18

Una tabella. Una griglia. Quasi sei pagine di incarichi per la sorveglianza e la sicurezza. Tariffe orarie e date. Dal mese tale al mese tal altro. La Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Argo1 conclusi i lavori relativi a quella vicenda specifica, cioè i quasi 3 milioni e mezzo di fatture pagate ad Argo1 senza alcuna “risoluzione governativa”, si sta ora interessando del… variegato – e come altro definire una realtà unica in Svizzera! – mondo delle agenzie di sicurezza. In quelle sei pagine sono indicati tutti gli incarichi statali per la sorveglianza più o meno degli ultimi dieci anni. Tutti incarichi statali (47), meno uno, inserito in quella tabella a titolo informativo. Forse a titolo di comparazione. Si tratta del servizio di sorveglianza dell’agenzia Rainbow per conto della Croce Rossa nei Centri asilanti di Paradiso e di Cadro. Dal 2008 al 2018, indica la tabella, la tariffa è stata ed è per le 24 ore, anche festive, di franchi 41.50. 
Un confronto, si diceva, da fare soprattutto con quanto, sino al 2015, Rainbow chiedeva allo Stato. La tabella indica che per i Centri di Madonna di Rè a Bellinzona, di Rivera e di Lodano Rainbow fatturava 48 franchi l’ora. Vale a dire 6.50 in più rispetto a quanto fattrurato alla Croce Rossa. Servizi differenti ma quanto differenti non ci è dato sapere. Fatto è che, pur senza commenti, nella tabella degli incarichi statali in mano alla Commissione figura anche quello di Rainbow per la Croce Rossa con la precisazione, e questa arriva dallo Stato, “Si è ritenuto opportuno indicarlo a titolo informativo, in quando la Croce Rossa ha sottoscritto con il Cantone un contratto di prestazione”.  
In Ticino, come si legge nei servizi accanto, sono presenti 138 agenzie di sicurezza. Una sorta di record nazionale sebbene circa un terzo siano ditte individuali e un altro terzo o poco di più abbia strutture e organizzazioni inadeguate per svolgere determinati lavori. Fatto è che, anche solo fra le dieci o venti agenzie medio-grandi, gli incarichi sono tutti andati a sole tre società: Securitas, Prosegur e Rainbow. Eccezion fatta, nell’estate 2014, per Argo1. La neonata, allora, agenzia di sicurezza che nell’arco di pochissimi giorni, ricevuto l’incarico per i Centri di Lumino, Camorino, Peccia e Rivera, riuscì ad assumere il personale più o meno necessario ricevendo in tempi record le autorizzazioni. Con una tariffa oraria molto bassa, 35 franchi per le ore diurne e 38.50 per notturni e festivi. Una tariffa che Rainbow non riuscì a contrastare, prima offrendo 43.50 e poi 41.50. 
Ma la tariffa di 35 franchi non è la più bassa o fra le più basse in assoluto. La tabella indica per esempio 34.50 pagati a Prosegur per un servizio di gestione del traffico sull’arco di due anni ad Airolo, dal 2013 al 2015. A Rainbow per la scorta di trasporti speciali, dal 2013 al 2016, una tariffa di 34.20 e di 37.60 per le ore notturne. Sempre a Rainbow, e sempre per trasporti speciali, nel 2017 una tariffa oraria di 34.20.
Ma ci sono altri esempi con tariffe che si avvicinano ai 35 franchi di Argo1. Ossia 38/39 franchi pagati a Rainbow tra il 2016 e il 2018 per alcuni servizi di sorveglianza in istituti scolastici. O a Securitas per servizi di sorveglianza tra il 2016 e il  2017 al Palasport di Bellinzona e al Mercato coperto di Giubiasco. La forbice delle tariffe è varia ma se ad essere confrontate devono essere solo quelle relative ai Centri asilanti, allora spiccani i 52.80 di Securitas per la Protezione civile di Camorino. Ovvero il Centro gestito da Argo1 sino al febbraio 2017 a 35 franchi l’ora. Cinquantadue e ottanta nelle ore diurne, 58.80 nei festivi e nelle ore notturne. Una tariffa adottata a seguito della chiusura di Argo1. Ed è la stessa tariffa che Securitas, sempre dopo un concorso, oggi chiede allo Stato per il Centro di prima accoglienza di Rancate. Ma lì, si spiegò alla nascita della struttura (estate del 2016), c’era la necessità di far fronte con la più assoluta sicurezza ad ogni emergenza. Il servizio richiesto era quindi costoso. Di emergenze, cioè di afflussi imprevisti di asilanti , oggi non se ne registrano più. Tanto che nei giorni scorsi si è comunicato che nell’ultimo mese, mediamente ogni giorno, il Centro di Rancate è stato occupato da tre asilanti. 
A leggere la tabella che la Commissione parlamentare sta analizzando comunque salta all’occhio una concentrazione degli incarichi sulle tre agenzie prima dette. E a leggere altre carte, salta all’occhio una divisione dei “mercati”. Più o meno: Prosegur per cantieri e strade, Rainbow per trasporti pubblici e  Securitas tutto il resto. 
Il mercato della sicurezza privata in Ticino è cresciuto. È cresciuto anche quello su “mandato” del Cantone e dei Comuni. E il Ticino, come si legge negli articoli accanto, registra una situazione unica.

alaimo@caffe.ch
ldagostino@caffe.ch


L’ovest scivola giù di un altro passo

zerohedge.com 8.12.18

Scritto da Patrick Armstrong tramite The Strategic Culture Foundation,

C’è molto su Internet in questi giorni su  documenti presumibilmente violato da Anonymous ; questi  documenti appartengono alla “Integrity Initiative” e descrivono uno sforzo multinazionale, finanziato da Londra e Washington, per contrastare “propaganda russa” e “notizie false”. Da quando è stata interrotta la storia iniziale, è stata creata una buona dose di confusione:  Wikileaks è dubbioso , e  Anonymous stesso è evasivo . D’altra parte,  Integrity Initiative non nega completamente .

Ma anche se del tutto false, si troverebbero in quella curiosa categoria di “falso ma vero”: l’Iniziativa per l’integrità esiste realmente ed  ecco il suo sito web . È certamente impegnato nella propaganda anti-Russia. Pubblica articoli bloccando la porta della stalla dopo che i cavalli sono fuggiti: sì, ” Novichok” è terribilmente mortale ma questo non significa che ti ucciderà . Ma  se oggi non è abbastanza forte da ucciderti, potrebbe essere abbastanza forte da uccidere qualcuno quattro mesi dopo . La sua affermazione più memorabile è sicuramente questa:

Il Cremlino ha investito più pensiero, intenti e risorse operative nella disinformazione, in Europa e altrove nel mondo democratico, di qualsiasi altro giocatore singolo.

Una dichiarazione che stordirebbe chiunque sia mai stato in un hotel e abbia navigato in un canale di crociera: RT è lì da qualche parte insieme a CNN, MSNBC, Fox, BBC, DW, France Télévisions, Rai e così via. Una piccola voce in una folla di muggiti. Ma, dopo tutto, queste sono le persone che ci dicono che la Russia ha colpito le elezioni degli Stati Uniti con  un messaggio FB per 400 milioni di altri .

L’iniziativa per l’integrità è una delle tante. Avevamo, e abbiamo ancora, l’  Istituto Legatum,  preoccupato per la ” disinformazione russa” nel 2013 , una coppia di intellettuali britannici due anni dopo preoccupata anche per ” la guerra dell’informazione in Russia nel Regno Unito “. Quindi fu l’ora della ” guerra ibrida “, una presunta invenzione russa. La  cosiddetta valutazione dell’intelligence  (di ” tutte e 17 le agenzie “, ma in realtà un gruppo selezionato a  mano da solo tre , una delle quali aveva solo “moderata fiducia”) sull’hacking russo dedica quasi la  metà del suo spazio a uno squilibrio di quattro anni a proposito di RT !

Una tale ossessione per RT e Sputnik! Quanti occhi riescono a raggiungere? Non  che molti con tutte le prove . Stiamo parlando di piccole dimensioni – non 1 / 413.000.000 di piccole – ma piccole. Molto meno della sola BBC. Stupefacente! Ma l’Occidente marescialli coraggiosamente il suo potere debole contro il colosso di RT e crea “dell’esercito britannico 77 °  Brigata” di Twitter commando, gli Stati Uniti hanno i propri  soldati a Fort Bragg  traina via, della NATO  Centro di Eccellenza a Tallinn pompe fuori e ora la Integrity Initiative estrude copia. Anche il  piccolo Canada ha preso atto. Poi abbiamo i cosiddetti think tank indipendenti impegnati a creare “obiettive” “imparziali” “erudite” espliette della minaccia russa. Alcuni di questi non sono altro che barbe per l’industria delle armi. Un esempio è il  CEPA  (“un istituto di ricerca di pubblica utilità esente da tasse, senza scopo di lucro e apartitico”)  supportato,  tra l’altro, dalla Missione degli Stati Uniti alla NATO, dalla Divisione diplomazia pubblica della NATO, dalla US Naval Postgraduate School, dal Dipartimento statunitense di Difesa, Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Lockheed Martin Corporation, Raytheon Company, Agenzia europea per la difesa, Chevron Corporation, Bell Helicopter, Textron Systems e BAE Systems. I suoi rapporti “non partigiani”   ci dicono che la Russia sta seminando il caos, che dobbiamo difendere il “Corridoio di Sulwaki”, Forse non hai notato la mano di Mosca nel separatismo catalano, ma loro hanno . Tutto molto prevedibile e proprio il genere di cosa che una compagnia che fa grandi armi vuole là fuori per sostenere il suo passo di vendite. I ragazzi barbuti con turbanti e sandali con IED non sono un grande affare; I russi sono nei carri armati. Un’idea piuttosto curiosa di “non partigiani”.

Ma, nonostante questo, dovremmo credere che RT e Sputnik abbiano poteri fantastici e che un piccolo tweet di un robot russo abbia un effetto schiacciante contro il quale questi outfit “non partigiani” hanno una dura lotta. Un bambino intelligente può vedere l’assurdità.

Ma abbastanza sarcasmo, questo non è divertente: in realtà è molto serio . A parte i pericoli di costruire la febbre da guerra contro un potere che potrebbe cancellare l’Occidente, è un’indicazione indicativa del declino dell’Occidente. E così trionfante e così sicuro solo due decenni fa!

Nella Guerra Fredda il peccato di Mosca era che cercava attivamente di rovesciare noi e di mandare quelli di noi che non ha sparato al GuLag. Oggi il suo crimine è contumace: rifiuta costantemente di accettare la colpa che l’Occidente mette su di esso.

Ma neanche molti di noi. Quindi, se tu, come me, pensi che la versione occidentale della storia di MH17 sia un po ‘sospetta, dubita che Assad sia abbastanza stupido da fare l’unica cosa che inviterà i missili occidentali, considerando la storia di Whitehall come una risonanza incoerente, dubita che Litvinenko potrebbe scrivere una frase inglese perfetta, trovare assurdo supporre che Putin uccida le persone con mezzi così facilmente notati, sappi che ci sono state truppe russe in Crimea da sempre, notare che i White Helmets hanno ricevuto milioni di persone, ma possono permettersi solo maschere antipolvere e flip flop, aveva già sentito parlare dei Tartari della Crimea, nota che la NATO si è espansa fino ai confini della Russia e non viceversa, sa qualcosa sui rapporti tra Ossezia e Georgia, sa che cosa dice la Costituzione ucraina di liberarsi dei presidenti, ricorda la telefonata di Nuland ,Se osi pensare a quei pensieri, queste persone ti chiameranno vittima di (o complice) disinformazione russa e diranno che hai bisogno di rieducazione. Certamente non vogliono che tu sia ascoltato.

Ovviamente nessuno chiede la fine della libertà di parola, basta una chiusura di “notizie false”. I social media stanno facendo del loro meglio per farlo, consigliati da tali  organizzazioni “imparziali”, nel caso di Facebook, come il Consiglio Atlantico . Che è  finanziato da, beh, molte delle stesse organizzazioni del CEPA , ma con più governi stranieri e compagnie petrolifere. Lockheed Martin, Raytheon, Northrup Grumman, United Technologies, Boeing: non sono interessati a finanziare un luogo per persone che mettono in discussione il meme della minaccia russa, vero?

C’era una volta la verità considerata la miglior difesa. Nella Guerra Fredda ci fu un piccolo sforzo per mettere a tacere la propaganda sovietica. Qualcuno potrebbe ascoltare Radio Mosca, leggere giornali sovietici o qualsiasi altra cosa. La maggior parte dei paesi aveva un partito comunista legale che lavorava, sotto lo stretto controllo di Mosca, per un’acquisizione comunista e la propaganda della propaganda più forte che poteva. Innumerevoli gruppi di facciata hanno spinto la politica comunista e sovietica sotto una varietà di coperture. Non ci siamo preoccupati troppo: la verità è stata la miglior difesa. Ma l’URSS si è preoccupata e ha speso enormi sforzi per bloccare le trasmissioni occidentali . Un bambino potrebbe capirlo: il lato che blocca l’altro lato ha paura della verità, ha paura del dissenso, ha paura della libertà.

Venti anni fa la maggior parte dei russi avrebbe accettato che la Pravda & Co mentisse sia sull’URSS che sull’Occidente. Ma non più: leggi cosa dice Margarita Simonyan, il capo della temuta RT: ” Лет пятьдесят – тайно и явно – мы хотели жить как вы, а больше не хотим ” (” Per cinquant’anni, segretamente e apertamente, volevamo vivere come te, ma non più “). Riflettete su cosa abbia prodotto questa battuta agrodolce russa contemporanea: “Pravda ci ha mentito sull’URSS, ma ha detto la verità sull’Occidente”.

Così, alla fine, i russi non “bevvero l’aiuto di Kool”. Disposti a credere una volta, non credono più. E questo è il peccato della Russia. Non sono i bolscevichi desiderosi di sangue, con i cappi in mano, a caricare Park Lane e Wall Street in questi giorni, i russi sono testardamente russi. E questo è imperdonabile per un Occidente che ha perso la fiducia che le sue posizioni siano forti e senza aiuto.

Quale ha. Perché altrimenti questi tentativi di manipolare l’opinione pubblica e bloccare il disaccordo? È, in una parola, il comportamento sovietico. La parte che dice principalmente la verità non ha paura delle bugie dell’altro lato.  Ancora una volta, un bambino potrebbe capirlo.

Quello che ci stanno dicendo (dimentica tutto ciò che la Magna Carta, la libertà di parola e di pensiero, la roba di European Values ​​di cui si vantavano qualche anno fa) è questo:

Non ci fidiamo di te a prendere una decisione, quindi lo faremo per te.

Accetta, credi, ripeti. È una grande scivolata giù per il pendio.

Ricorda l’idea, popolare in una volta, che i sovietici e l’occidente convergerebbero? Beh, forse l’hanno fatto e hanno continuato a passarsi l’un l’altro. Presto saremo completamente sovietici nella nostra risposta al Grande Fratello: credete al contrario, leggete tra le righe, notate ciò che non vi viene detto.

Ma la “guerra dell’informazione in Russia” paga bene per le persone che possono dire con una faccia seria : “Novichok è mortale tranne quando non lo è” o “Le nostre agenzie di intelligence si affidano a Bellingcat per dire loro cosa sta succedendo” o “Gas Assad” i civili quando sta vincendo perché gli piace essere bombardato “o” Putin uccide tutti i suoi nemici tranne quelli che ti stanno dicendo che lo fa “o” i Panama Papers dimostrano la corruzione di Putin anche se il suo nome non è menzionato “o, addirittura,” Russia ha oscurato le elezioni americane con un numero insignificante di post sui social media “. Oh, e RT sta marcendo le nostre menti. Anche se nessuno lo conosci lo ha mai visto.

Sono pagati per credere a ciò che credono di essere pagato.

Jeff Bezos guadagna di più in 30 secondi rispetto al lavoratore medio fa un anno

zerohedge.com 8.12.18

Ti sei mai chiesto quanto tempo occorrerà per i capitani più ricchi del mondo dell’industria per guadagnare quello che guadagni in un anno? Per molti, la realtà è troppo deprimente per capire.

Ma per le curiose parti desiderose di apprendere la dolorosa verità, ABC Finance ha creato una serie di infografiche che analizzano quanto guadagnano le persone più ricche del mondo – e come si confronta con il salario medio per i lavoratori regolari non miliardari.

Mentre milioni di americani hanno sicuramente goduto di un certo grado di schadenfreude osservando la correzione degli stock di FAANG spazzare via quasi $ 1 trilione di valore dalle più grandi aziende tecnologiche statunitensi: Mark Zuckerberg da solo ha perso quasi $ 100 miliardi della sua ricchezza personale dall’inizio del 2018, e Il CEO di Amazon Jeff Bezos ha perso fino a $ 13 miliardi o più in un solo giorno. Ma ciò non cambia il fatto che i miliardari del mondo hanno goduto del loro anno di maggior successo nel 2017, mentre la loro ricchezza è aumentata di un totale di $ 9 trilioni.

Facebook

Aiutato dalle politiche di facile utilizzo delle principali banche centrali del mondo, l’1% più ricco del mondo possiede ora quasi la metà della ricchezza. I 54 miliardari che vivono nella sola 54 UK hanno una ricchezza complessiva di 160 miliardi di dollari, pari a oltre il 6% del PIL britannico. Nel frattempo, il lavoratore medio guadagna circa $ 37.000 all’anno. Il CEO Virgin Richard Branson guadagna tale importo in circa 25 minuti.

Branson

Ancora più irritante, il CEO di Facebook guadagna la stessa somma ogni 60 secondi. Bezos guadagna la stessa somma ogni 28 secondi.

Facebook

Ecco come la distribuzione dei miliardari si abbatte per ogni continente:

Ricco

Sei curioso di vedere come si accumulano i tuoi guadagni? ABC Finance ha sviluppato uno strumento di confronto che può aiutare a determinare in che modo la tua ricchezza si accumula contro i ricchi mega.

Queste 11 aziende controllano tutto ciò che acquistate

zerohedge.com 8.12.18

Via WikiBuy.com,

La libertà di scelta è un’illusione?

Il rapido aumento della variazione nei beni e servizi di tutti i giorni, da cui i cereali che mangiamo al mattino a cui ci laviamo i denti di notte, dà la percezione di una scelta illimitata. Ad esempio, se stai decidendo quale acqua in bottiglia comprare, le possibilità vanno dai marchi economici, come Deer Park o Ozarka, a opzioni di fascia più alta, come Perrier o S. Pellegrino. Ma questa apparenza di scelta è in realtà prodotta. Tutti i suddetti marchi sono di proprietà di una sola azienda: Nestle.

Nonostante la quantità di scelte nel mercato dei consumatori, molte grandi aziende possiedono una grande maggioranza dei marchi principali, controllando efficacemente tutto ciò che si acquista.

Quindi, quanta parte della “scelta” è realmente controllata dalle grandi imprese, e quanto bene gli americani comprendono quali società hanno una partecipazione nei beni e nei servizi su cui fanno affidamento ogni giorno? Per scoprirlo, abbiamo esaminato in modo approfondito le principali aziende che possiedono la maggior parte dei prodotti alimentari e di consumo americani. Quindi, abbiamo intervistato 3.000 americani sulla loro comprensione di quali grandi aziende possiedono le principali marche. Controlla la nostra immagine completa qui sotto, o vai avanti per vedere i  risultati del sondaggio .

Queste 11 aziende di beni di consumo e alimentari controllano ciò che acquistate

Gli scaffali dei negozi di alimentari con soffitto alto possono dare la percezione di infinite opzioni, ma uno sguardo più attento ai marchi e alle società che li possiedono rivelano una complessa interconnessione. Dai uno sguardo alla nostra immagine completa qui sopra per capire meglio come sono intrecciati alcuni marchi e continua a leggere per saperne di più su come gli americani capiscono bene questa relazione.

Giocatori importanti

Kellogg

Fondato: 1906 (come Battle Creek Toasted Corn Flake Company)

Entrate 2017: $ 12,93 miliardi USD

Grandi marchi: Cheez-It, Eggo, Famous Amos, Keebler, Town House

General Mills

Fondato: 1928

Entrate 2017: $ 15,62 miliardi USD

Grandi marchi: Betty Crocker, Bisquick, Gold Medal, Cheerios, Chex

Kraft-Heinz Company

Fondazione: 2015 (fusione tra Kraft Foods Inc. e Heinz)

Entrate 2017: $ 18,22 miliardi

Grandi marchi: Heinz Ketchup, Kraft Mac & Cheese, Lunchables, Maxwell

Mondelez International

Fondazione: 2012 (spin-off di Kraft Foods Inc.)

Entrate 2017: $ 25,9 miliardi

Grandi marchi: Cadbury, Chips Ahoy !, Nabisco, Oreo

MARTE

Fondazione: 1911

Entrate 2017: $ 35 miliardi

Grandi marchi: M & Ms, Snickers, Dove, Zio Ben

Coca Cola

Fondazione: 1892

Entrate 2017: $ 35,41 miliardi

Grandi marchi: Coca-Cola, Minute Maid, Glaceau

Unilever

Fondato: 1929

Entrate 2017: 62,62 miliardi di dollari

Grandi marchi: Ben & Jerry’s, Klondike, Popsicle, Degree, vaselina

Procter & Gamble

Fondato: 1837

Entrate 2017: $ 65,06 miliardi

Grandi marchi: Pampers, Tide, Downy, Charmin, Gillette, Crest

PepsiCo

Fondazione: 1898

Entrate 2017: $ 65,53 miliardi

Grandi marchi: Pepsi, Frito-Lay, Quaker, Tropicana

Johnson & Johnson

Fondazione: 1886

Entrate 2017: $ 76,45 miliardi

Principali acquisizioni: Aveeno, Clean & Clear, Band-Aid, Tylenol

annidarsi

Fondato: 1866

Entrate 2017: 89,79 miliardi di dollari

Grandi marchi: Toll House, Gerber, Poland Spring, Stouffer’s

Gli americani sanno quali sono le maggiori aziende in proprio che marche?

Per capire meglio se gli americani comprendono come i prodotti che acquistano sono influenzati dalle grandi aziende, abbiamo intervistato 3.000 persone riguardo ai diversi marchi e ai loro proprietari.

I principali takeaway includono:

  • Gli americani non possono identificare correttamente i proprietari delle grandi marche. La maggior parte degli americani non è stata in grado di scegliere il proprietario corretto per ciascun marchio in ogni caso.
  • La metà degli americani è influenzata da aziende dal suono organico.  Quasi la metà degli intervistati riteneva che l’Homegrown e il Kashi di Annie fossero di proprietà di società con nomi di prodotti organici / sanitari.
  • Il 54% degli americani pensa che il tè onesto sia di proprietà di una compagnia di tè. Un 54% degli intervistati ha scelto Nestlé o Lipton come proprietario di Honest Tea, una bevanda Coca-Cola.

Gli americani non possono identificare correttamente i proprietari dei marchi principali

In generale, gli americani non sono stati in grado di identificare correttamente i proprietari corretti delle principali marche. Gli intervistati si sono avvicinati a Kashi, che il  48 percento ha  identificato correttamente come posseduto da Kellogg’s. Solo il  30%  degli intervistati ha selezionato Coca-Cola come il proprietario corretto di Honest Tea, e solo il  27%  degli intervistati ha scelto correttamente General Mills come proprietario di Homegrown di Annie.

Kashi

Tè onesto

Annie è Homegrown

Quasi la metà degli americani pensa che i marchi incentrati sulla salute siano di proprietà di società che producono suoni organici

In un risultato che mostra il potere del marketing, il nostro studio ha rilevato che la maggior parte dei consumatori crede che i marchi commercializzati attenti alla salute siano di proprietà di società con un nome sano o organico.

Per esempio, un 54%  di americani combinati  ritiene che la Homegrown di Annie, che si vanta di vendere “alimenti nutrienti che sono buoni per il pianeta”, sia di proprietà di Organic Valley ( 32% ) o Nature’s Path ( 22% ).

Né Organic Valley o Nature’s Path sono gestiti da aziende alimentari convenzionali: Organic Valley è composta da una cooperativa indipendente di agricoltori biologici e Nature’s Path è a conduzione familiare. Annie’s, tuttavia, è di proprietà dell’azienda alimentare General Mills, un fatto che solo il 27% degli intervistati ha identificato correttamente.

Allo stesso modo, il  42%  degli americani pensa che Kashi, un marchio alimentare che promuove “ingredienti semplici e naturali”, sia di proprietà di Bear Naked (un marchio di granola di proprietà di Kellogg’s) o Cascadian Farm (un marchio biologico di proprietà di General Mills). Un po ‘meno della metà degli intervistati, il  48 percento , ha identificato correttamente Kellogg come proprietario del marchio Kashi.

Il 54% degli americani pensa che il tè onesto sia di proprietà di una compagnia di tè

Un  54 per cento  degli intervistati ritiene che l’Honest Tea, che si autodefinisce l’offerta di “bevande salutari e organiche”, sia di proprietà di un’azienda del tè. Nestlé, proprietaria di Nestea, è stata scelta dal  28%  degli intervistati e Lipton, una marca britannica di tè di proprietà di Unilever, è stata scelta dal  26% . Solo il  30 percento  degli intervistati ha scelto correttamente la società Coca-Cola come proprietario del marchio.

Altre grandi industrie controllate da Mega Corporations

I marchi di beni di consumo non sono gli unici controllati da grandi aziende. Ci sono un certo numero di settori in cui i grandi conglomerati possiedono vari marchi, dai media e studi cinematografici alla bellezza di lusso e alla moda di lusso.

Quindi, i consumatori americani hanno davvero la libertà di scelta? Con 11 miliardi di dollari di beni di consumo e aziende alimentari che controllano oltre 400 marchi importanti, potremmo non avere molte scelte, ma sicuramente ne abbiamo l’illusione.

Pechino minaccia la “severa” rappresaglia contro il Canada se il CFO Huawei non viene rilasciato

zerohedge.com 8.12.18

L’arresto straordinario del Canada, una settimana fa, di Huawei CFO Meng Wanzhou, figlia del fondatore Huawei e dirigente miliardario Ren Zhengfei, e la sua decisione di incriminarla con “multipli” accuse di frode – un preambolo alla sua probabile estradizione negli Stati Uniti per far fronte alle accuse di consapevolmente violando le sanzioni statunitensi e dell’UE sull’Iran – ha suscitato una rabbia diffusa a Pechino, che ha dichiarato la detenzione di Meng una “violazione dei diritti umani” durante l’udienza di cauzione per l’esecutivo arrestato venerdì.

Sembra che la rabbia si sia intensificata solo dopo l’udienza aggiornata senza una decisione (riprenderà lunedì, consentendo alla squadra di difesa di Meng di discutere sul motivo per cui dovrebbe essere rilasciata su cauzione, contrariamente a quanto auspicato dagli avvocati del governo che stanno processando il caso).

Meng

E con il Canada che insiste sul fatto che perseguirà Meng fino alla portata della legge sulle accuse di confondere le banche sulla vera relazione di una sussidiaria di Huawei chiamata Skycom, i funzionari arrabbiati cinesi hanno deciso di rilasciare un ultimatum direttamente all’ambasciatore canadese, che era convocato per un incontro a Pechino il sabato e ha detto senza mezzi termini che il Canada dovrà affrontare “gravi conseguenze” se Meng non viene rilasciato, secondo il Wall Street Journal.

Il ministero degli esteri cinese ha pubblicizzato l’avvertimento in una dichiarazione (anche se i funzionari canadesi non hanno ancora commentato):

Il vice ministro degli affari esteri cinese Le Yucheng ha convocato oggi l’ambasciatore del Canada a Pechino, John McCallum, per consegnare l’avvertimento, secondo una dichiarazione del ministero degli Esteri cinese.

La dichiarazione non menziona il nome dell’ufficiale finanziario principale di Huawei, Meng Wanzhou, anche se si riferisce a un “preside” di Huawei preso in custodia su richiesta degli Stati Uniti mentre cambiava gli aerei a Vancouver, così come lo era la signora Meng. La dichiarazione accusa il Canada di “grave violazione dei diritti legali e legittimi di un cittadino cinese” e richiede il rilascio della persona.

“Altrimenti ci saranno gravi conseguenze, e il Canada deve assumersi la piena responsabilità”, hadetto la dichiarazione, che è stata pubblicata online sabato scorso.

Le telefonate all’ambasciata canadese hanno risposto senza risposta mentre l’ufficio stampa degli affari globali del governo canadese non ha risposto immediatamente a una richiesta via email per un commento.

L’avvertimento segna un’escalation nella retorica di Pechino, in quanto gli investitori temono che l’arresto possa causare il traballante distacco commerciale tra Stati Uniti e Cina per trasformarsi in acrimonia. Un giudice federale ha emesso un mandato per l’arresto di Meng in agosto. Sebbene dopo essere stata informata del mandato, Meng evitò di viaggiare negli Stati Uniti. È stata arrestata a Vancouver sabato scorso durante un viaggio in Messico.

Oltre a interrompere i colloqui commerciali, alcuni sono preoccupati che Pechino potrebbe cercare di vendicarsi in natura arrestando un dirigente statunitense di rilievo. Mentre le minacce dei burocrati cinesi potrebbero non essere di gran lunga agli occhi dei pubblici ministeri statunitensi, minacciando un esecutivo statunitense con una detenzione a lungo termine in un “campo di rieducazione” cinese potrebbe proprio.

Carne macinata per l’universo: la vera rivoluzione italiana

Libreidee.org 9.12.18

Sono tornato in via Filippo Buonarroti, sono tornato in via Ferrari, in piazza Garibaldi e dove ho fatto le scuole, in via Ugo Bassi. Qualcuno di voi si ricorda di chi era Filippo Buonarroti? Un anarchico rivoluzionario? No, non era proprio un anarchico, perché allora, quando lui era in vita, l’anarchia non si era ancora compiuta in un qualche pensiero. Ma in tutte le città d’Italia c’è una via intitolata a Filippo Buonarroti. Qualcuno ha avuto la forza, il desiderio di intitolargliela. Intorno agli anni ‘20 del 1800, Filippo Buonarroti è stato considerato, dai giornali conservatori di tutta Europa, il più grande rivoluzionario europeo vivente. Filippo Buonarroti ha fatto una cosa che nessun altro uomo ha osato compiere, nella storia dell’umanità. Ha fondato e costituito un paese a totale regime comunista: Oneglia. Lui, come prefetto robesperriano della Rivoluzione Francese, è stato mandato a governare Oneglia – sapete, Oneglia, in fondo alla Liguria, che allora era francese. E lì costituì un paese totalmente comunista, con l’estinzione della proprietà privata e il ricalcolo dei beni, a tutti. Guardate che i paesi che noi chiamiamo comunisti non si sono mai chiamati comunisti, si chiamavano “paesi socialisti verso il comunismo” (verso il baratro, poi). A Oneglia, invece: redistribuzione delle terre e istruzione obbligatoria fino al più alto grado, per tutti. E’ stato un paese comunista che è durato 9 mesi.

Poi è arrivato il Direttorio, Robespierre ha fatto la fine che ha fatto, Buonarroti è stato richiamato a Parigi e messo in galera, e chi s’è visto s’è visto. Gli onegliesi, da allora, non si sono mai più ripresi. Perché è stata un’esperienza che ha sconvolto la loro Maurizio Maggianivita, ha rivoluzionato ovviamente le loro vite, e da allora – fino a oggi – votano sempre e solo a destra. E’ dal collegio di Oneglia che è uscito fuori questo fiore della repubblica, il ministro Scajola. Se Buonarroti è ancora vivo, in qualche universo parallelo, forse si rende conto che avrebbe dovuto rivedere un po’ le sue posizioni. Ma il punto è un altro. Il titolo di questa conferenza dovrebbe essere questo: carne macinata per l’universo. E “carne macinata per l’universo” è il giudizio che dà Carlyle – il grande poeta, drammaturgo, uomo di cultura e anche politico, inglese – quando gli chiedono chi fosse Giuseppe Mazzini. Carlyle risponde: «Nessun uomo come Giuseppe Mazzini è, per me, carne macinata per l’universo». Quello che io so, di quello che è stato chiamato Risorgimento, è che ci sono state due generazioni di giovani europei, e in particolare due generazioni di giovani italiani, che hanno speso la loro vita e null’altra ambizione hanno avuto, per la loro vita, se non quella di farsi carne macinata per l’universo.

Due generazioni di uomini e di donne che allora non si sono nemmeno poste il problema del sesso, maschile o femminile. E’ una cosa che noi forse non riusciamo a capire. Tutta l’Europa e gran parte del mondo (intendo le Americhe, soprattutto), per cinquant’anni hanno pensato all’Italia, a ciò che noi oggi chiamiamo Italia e che allora si chiamavano “gli Stati del territorio italiano”. E hanno guardato a ciò che accadeva, in quello che adesso è questo paese. Vi hanno guardato con la speranza, il timore, l’angoscia, la promettenza universale di chi pensava e dichiarava, sui giornali conservatori e progressisti, nelle riunioni dei gabinetti dei ministri inglesi o danesi o tedeschi o francesi: ciò che accade in Italia, come disse un giornalista del conservatore “Times”, è «il più grande teatro della storia a cui noi possiamo assistere: ciò che accade in Italia condizionerà la storia d’Europa e del mondo». Questo pensavano l’opinione pubblica, i politici, gli ambasciatori di tutta Europa e delle Americhe, osservando ciò che accadeva in Italia. Era straordinariamente più vasto, più grande e più radicale di ciò che Filippo Buonarroticomunque accadeva nel resto d’Europa – in alcune nazioni, almeno: nella Germaniabaltica, in Ungheria, in Polonia, in Grecia, in Francia. Due generazioni che hanno dedicato la loro vita alla rivoluzione.

Ciò che essi chiamavano Risorgimento è stato un continuo susseguirsi di rivoluzioni territoriali. Guardate, ci sono stati moti rivoluzionari e insurrezioni dal 1821 al 1878 (e io sostengo fino al 1884, e poi spiego perché). E’ accaduto in Italia, ma anche nel resto d’Europa: certamente in Grecia, e in Francia fino al 1870. Rivoluzioni in nome di cosa? Quando studiamo il Risorgimento, leggiamo “Risorgimento, uguale: Unità d’Italia”. Ma c’erano quelle due generazioni di rivoluzionari, a vario titolo e in vario modo: Giuseppe Mazzini era un repubblicano, Giuseppe Garibaldi era repubblicano e socialista, Orsini era un anarchico repubblicano, Filippo Buonarroti era comunista, i fratelli Bandiera erano repubblicani e socialisti, Pisacane era forse comunista, chi lo sa. Ma non si davano etichette: avevano un pensiero, ciascuno il suo. Condividevano quel pensiero con altri, lo discutevano. E’ straordinaria la libertà di pensiero e di movimento del pensiero generata nell’incontro di queste due generazioni, in un paese come quello: il paese degli Stati componenti il territorio italiano, in nessuno dei quali era consentita la libertà di espressione.

E’ straordinario come in questa servitù, in questa schiavitù, in questi Stati oppressivi (in un modo che la stessa regina Vittoria, conservatrice e reazionaria, considerava vergognoso) si ebbe una diffusione di opinioni e di libero pensiero – una diffusione libera, ricca, forte e, a volte, anche di grande contrasto. Non solo opinioni: opinioni che formano pensiero. Si sono formati dei pensieri che sono rimasti, e che sono stati pensieri costituenti la modernità e la contemporaneità del Novecento. Ciò che le due generazioni di giovani italiani e di giovani europei hanno costruito, dal punto di vista del pensiero, è la base a fondamento del pensiero ottocentesco, novecentesco e, per quanto ne so io, è ancora oggi strumento di valutazione e di comprensione della contemporaneità. La critica che faceva Giuseppe Mazzini al comunismo nel 1852 è una critica che oggi condivido totalmente – io, che vado a dire in giro di essere un anarchico, e che mi sento profondamente legato a un modo del pensiero libertario anarchico. Mazzini dibatte senza diffamare nessuno, senza sporcare il suo pensiero con nessuna menzogna – e questo è importante, perché il pensiero oggi tendiamo sempre a sporcarlo, e non riesco a capire perché. C’è una parola, che io metto Mazziniassieme a quelle due generazioni di giovani rivoluzionari: uomini e donne casti, di casto pensiero (e vita). Un agire e un pensare privo di malizia, candidamente casto.

La prima cosa che Mazzini dice, sul comunismo, è: attenzione, perché l’abolizione delle classi, così come concepita nel pensiero comunista, genererà una nuova classe, e quella nuova classe sarà oppressiva quanto la vecchia classe dei capitalisti, e forse di più. E se non sarà oppressiva dal punto di vista economico, lo sarà dal punto di vista politico e culturale. Questo scriveva, Mazzini. Abbiamo da discutere, su questo. Ma pensate che sia infondata, come critica? Direi che è estremamente moderna, forse. Ma non è questo il punto. Mi piacerebbe raccontare di Mazzini, di Garibaldi. E mi piacerebbe anche raccontare di Carmine Crocco. Era un uomo del Risorgimento, che si è fatto bandito – fuorilegge – perché giustamente trovava intollerabile, insieme a una massa di contadini, di pastori e di artigiani, il fatto di aver sperato con tutta l’anima e con tutto il cuore, dal 1831 (i primi grandi moti siciliani e calabresi), in una rivoluzione sociale che avrebbe finalmente rotto le catene medievali della proprietà privata concepita nel latifondo, e avrebbe dato finalmente un minimo di equità sociale.

Due generazioni di siciliani, calabresi e napoletani hanno pensato a questo: hanno pensato di aver finalmente coronato il loro sogno impossibile, quando Garibaldi arriva coi suoi volontari e, per prima cosa, dopo aver preso possesso dei palazzi comunali e di governo, emana ordinanze che riducono le tasse, ridistribuiscono le terre ai senza terra (per quanto possibile, attraverso la riforma catastale) e garantiscono un minimo di istruzione per tutti. Ecco, per prima cosa Garibaldi fa questo. Se ne va a Teano, e lì il Piemonte (Vittorio Emanuele) prende possesso dei territori conquistati dai volontari repubblicani e socialisti di Garibaldi, diventati da mille a sessantamila con i volontari siciliani, calabresi e campani. E nel giro di 6 mesi vengono abolite tutte le ordinanze, intese alla giustizia sociale, alla libertà di espressione e a un minimo di redistribuzione delle terre – tutte abolite. Nel giro di due anni, i territori meridionali dell’Unità d’Italia hanno una tassazione, per le fasce basse della Carmine Croccopopolazione, che è il doppio della tassazione imposta dai borbonici. Non solo: le popolazioni dell’Italia meridionale si devono pagare le spese dello stato d’assedio, perché in due anni le terre liberate vengono assoggettate alla legge marziale.

Questo perché le rivoluzioni, le insurrezioni e le rivolte cominciate nel 1831 per la giustizia sociale continuano, perché la giustizia sociale non c’è. Quando oggi ci poniamo la questione cosiddetta meridionale, vogliamo ricordarci di quelle due generazioni? Generazioni di giovani uomini e giovani donne, che altro non hanno vissuto se non per un po’ di giustizia e di libertà. E sono state distrutte, letteralmente distrutte, dal regno unitario. Carmine Crocco era un bandito – come altri cento, duecento banditi. Ma lo voleva con una forza che è calabrese, contro la quale non c’è niente da fare. Finché tutto non è finito: nell’eccidio, nella violenza, nella strage. Se sfogliate i tomi fotografici della storia d’Italia editi da Einaudi, scoprite che la più grande quantità di documenti fotografici relativi al paese immediatamente post-unitario riguarda le fotografie degli uomini uccisi in Campania, in Basilicata, in Calabria e in Sicilia. Mettevano in posa 10-20 morti ammazzati, e i carabinieri se li fotografavano – fotografavano le teste mozzate. Non solo: prima di fucilarli, li mettevano in posa coi loro schioppi e li fotografavano. C’era molta modernità, nello stato d’assedio. C’era molta intuizione, nella nuova società – nella legge marziale. Carne macinata per l’universo.

L’Unità d’Italia? Certo, questi uomini e queste donne pensavano all’Unità d’Italia. Ma cosa significava, per loro, l’Unità d’Italia? Lo dicono, lo hanno scritto. Sapete quante lettere ha scritto, Giuseppe Mazzini, nella sua vita? Nessuno ne ha idea. Pare che fossero almeno 8-900.000, per quello che si sa. Non ne sono rimaste che 70-80.000. Le altre sono state tutte bruciate da chi le riceveva o confiscate dalla polizia, ma soprattutto bruciate, perché chi aveva una lettera di Mazzini veniva arrestato e finiva in galera. Come forse sapete, Giuseppe Mazzini ha vissuto tre quarti della sua vita nascosto, perché perseguito da due, tre, quattro polizie. E’ stato condannato a morte in contumacia. Andate a vedere a Londra dove ha vissuto, in quali case d’appartamento, in quali stanze, quasi sempre con le finestre chiuse o le tende tirate. Alla fine, vecchio, non lo hanno arrestato anche se si sapeva che “forse” era a Pisa, dove ha vissuto gli ultimi mesi prima di morire, nascosto in una casa, potendo uscire solo per dieci minuti, di notte. L’unica cosa che ha chiesto, una settimana prima di morire – e per poterla realizzare sono state spese le energie di 30-40 uomini, suoi amici – è che fosse portato a Firenze, di notte, e che si riuscisse ad Ugo Foscoloaprirgli Santa Croce: prima di morire, Mazzini voleva vedere la tomba di Ugo Foscolo. E Ugo Foscolo è uno di quei ragazzi di quelle due generazioni. Se n’era andato a di casa a 18 anni, per non tornarci più: esule. Ugo Foscolo è uno di loro.

L’Unità d’Italia, certo: perché comunque, per tutti, gli ideali rimanevano quelli – libertà, giustizia e solidarietà. Gli Stati territoriali di ciò che oggi chiamiamo Italia erano tutti, direttamente o indirettamente, proprietà e comproprietà di paesi stranieri: la Francia, la Germania, la Spagna. Da secoli, erano così. Ed erano tutti a regime strettamente, rigidamente oppressivo. Nessuno di quei giovani pensava, ragionevolmente, di poter ottenere una vera Costituzione, un vero suffragio universale, un vero piano di giustizia e un vero piano di equità, se non attraverso la cacciata dei regimi stranieri, coloniali, e l’instaurazione di un regno che non poteva appartenere a nessuna delle casate che mantenevano un regime di spietato egoismo dinastico. Questa era l’Italia unita. L’unico modo per raggiungere questo ideale era quello: un anno via l’altro c’erano insurrezioni, sommosse e rivoluzioni. E quando si dice che è stata una minoranza, a volere l’Unità d’Italia, si dice la più grande menzogna – ma si dice anche una verità: perché la gran parte di quei rivoluzionari erano ragazzi, che poi sono diventati uomini. A 18 anni si partiva, sulla strada che avrebbe portato all’esilio, o alla morte.

Due generazioni: 1821, i primi segni di rivolta; 1828, le grandi rivolte; 1831, le rivoluzioni al meridione d’Italia, in particolare in Sicilia. Se avete letto un po’ di storia, alle scuole medie, non vi viene in mente una cosa? Tre anni prima, a Vienna, tutti i potenti d’Europa si mettono d’accordo per stabilizzare il continente, in modo tale da assicurare a se stessi la garanzia che quello sarà un sistema di equilibri che durerà in eterno. Al Congresso di Vienna si chiude – per sempre, dicono: definitivamente – un’epoca di rivoluzioni, l’epoca della Rivoluzione Francese, e si instaura il Nuovo Ordine d’Europa, basato su equilibri così stabili che potrà durare in eterno. Questo dicono gli uomini riuniti a Vienna. Tre anni dopo, cominciano i casini. Dieci anni dopo siamo in pieno casino. Trent’anni dopo, in Europa succede una cosa che ricordiamo ancora adesso, Ugo Bassivolenti o nolenti: succede il ‘48, è successo un Quarantotto. Cioè: nel 1848, nessuno dei principi, nessuna delle illusioni, nessuna delle certezze di Vienna stava ancora in piedi – finito, tutto. Niente, nel ‘48, aveva più senso, di quello che sembrava avere senso in eterno.

Io incontro tanta gente, ogni giorno, e vedo sguardi e occhi avviliti, scorati, depressi. E’ lo scoramento di chi dice: non c’è niente da fare, non c’è nessuna possibilità. E io penso a quanto erano tronfi, tranquilli e sicuri i re, gli imperatori, le regine, le troie di regime, i chierici e i cardinali di corte, nel 1818. E come potessero essere frustrati, i reduci della Rivoluzione Francese e quelli di Napoleone (che anche lui i suoi vizi li aveva, in fatto di assolutismo). Ma son bastati pochi anni: cosa vuol dire, “non c’è niente da fare”? Pensate a come poteva essere più oppressivo di oggi, il clima europeo del 1819, ‘20, ‘21 e ‘22. Eppure, già dieci anni dopo, tutta l’Italia e gran parte dell’Europa erano in movimento. Una generazione nata lì – sedicenni, diciassettenni, diciottenni – era già in movimento. E perché questo non può più accadere? Chi lo dice? Loro non avevano contro la televisione, è vero, però avevano altro: avete idea di che lavoro facessero, dal punto di vista “televisivo”, i 300.000 sacerdoti sparsi per l’Italia, nel 1818, 1819 e 1820? Non tutti, certo. Ma pensate a Garibaldi, che in punto di morte disse: fatemi di tutto, ma non mettetemi davanti un prete. Lo scrisse: non fatemi vedere un prete un punto di morte. Eppure, lui doveva la sua vita a un prete.

Garibaldi doveva la vita a Don Verità. E conoscete Ugo Bassi? Io ci avevo la scuola, in via Ugo Bassi. Sapete chi era? Era un prete che in Romagna, insieme a Don Verità, aiutò Garibaldi a sfuggire all’accerchiamento delle truppe papali e austriache. Don Verità è riuscito a cavarsela, dopo essersi portato Garibaldi in spalla, per mezza nottata. Bassi non se l’è cavata: è stato fucilato dagli austriaci, per aver aiutato Garibaldi. Certo, se l’Unità d’Italia è quello Stato che, per prima cosa, ha come effetto il raddoppio e la triplicazione degli affitti dei fondi agricoli, che significa mettere alla fame i contadini; se è quello Stato dove i parlamentari che fanno le leggi vengono eletti soltanto dai grandi proprietari terrieri e dell’esigua grande borghesia cittadina, cioè appena l’1,8% dei potenziali aventi diritto al voto; se è l’Italia che stabilisce la legge marziale al meridione contro le sommosse per la terra e aumenta la tassa sul macinato, quella è l’Italia voluta da quei proprietari terrieri. Gli aventi diritto al voto erano quelli: una piccola minoranza, che è diventata la classe dirigente unitaria. Ma l’Unità d’Italia come baluardo, come certezza contro qualunque regime oppressivo e totalitario, come autodeterminazione di un popolo che non c’era ma che Don Giovanni Veritàandava facendosi, “dagli atrii muscosi, dai fori cadenti”, come unica chance in nome della giustizia, della libertà e dell’equità, ebbene, quell’Italia la voleva la stragrande maggioranza della gente.

E la Repubblica Romana? Lo so, al Nord abbiamo dei romani l’impressione di gente, come dire, poco attiva – sbagliato, sbagliatissimo. Andatevi a leggere le corrispondenze dei giornali francesi, americani, inglesi. Andatevi a leggere i rapporti degli ambasciatori, dei viaggiatori, dei turisti che erano a Roma nel ‘49. E’ straordinario, dicono: non avremmo mai creduto che la Repubblica avesse così tanta popolarità tra i ceti inferiori della società. Non avremmo mai immaginato che potesse essere governata in modo così equo e così tollerante. Scrive il “Times”: «Ci dice il nostro primo ministro che Giuseppe Mazzini è un sanguinario rivoluzionario, ma nei suoi atti e nei suoi decreti si trova più tolleranza che nel nostro paese, che pure è democratico dal 1.000 dopo Cristo». La Repubblica Romana era vista da tutta Europa come un esperimento straordinario di autodeterminazione del popolo. C’erano i danesi, che venivano a vedere la Repubblica Romana: volevano capire come poter fare. C’erano gli ungheresi, c’erano i polacchi. Perché c’erano i greci, gli ungheresi e i polacchi a cercare di dare una mano alla Repubblica Romana? Perché avrebbero voluto anche loro poter sviluppare una cosa così incredibile e grandiosa come l’autodeterminazione democratica. Sapete qual è la prima legge emanata dalla Repubblica Romana? La libertà di espressione religiosa. E la sera dell’emanazione della legge, vengono aperte le porte del ghetto ebraico.

Quanti traditori ha avuto il Risorgimento? Quanti delatori? Quante spie? Mazzini aveva costantemente due spie alla porta. Metternich affermava di aver speso più soldi per le spie dietro a Mazzini che per i suoi servizi segreti personali. Metternich e Pio IX hanno letto, finché le ha scritte, tutte le lettere d’amore di Mazzini. Oggi ci lamentiamo della privacy, diciamo basta al gossip – ma era Pio IX, che si leggeva le lettere d’amore di Mazzini! E Mazzini ha avuto una sola storia d’amore, nella sua vita. E quella donna, Giuditta, l’avrà incontrata in tutta la sua vita forse dieci volte. Si sono solo scritti lunghe lettere d’amore: lunghe, bellissime, caste lettere d’amore. Giuditta aveva marito, ma allora c’era la rivoluzione. A 18 anni, Pisacane era già in galera per adulterio. E’ straordinario come, nel liberarsi dell’energia, della forza intellettuale, politica, ideale, si liberino anche un sacco di altre energie. Il Sessantotto ha portato questo? Ma c’era già nel Quarantotto, ragazzi. Quante donne hannoGaribaldiabbandonato i loro mariti, per arruolarsi volontarie nella Repubblica Romana o nella spedizione dei Mille? La Della Torre s’era vestita da ammiraglio per andare a Calatafimi (e ha finito la sua vita in manicomio, perché poi tutto è stato “messo via”).

Tutto è stato “messo via” perché era intollerabile che potesse essere permesso il sopravvivere di una memoria collettiva – che ci fu. Fino al 1880, i siciliani  e i calabresi venivano “sparati” quando cercavano di andarsi a prendere un pezzo di terra da un latifondo. Sapete cosa pensavano? Che Garibaldi sarebbe tornato. E quando Garibaldi morì, nessuno ci credette: perché Garibaldi era il Redentore, e il Redentore non muore. Il Redentore non può abbandonare. Il Redentore torna: questo pensavano. E’ ingenuo. E’ stupido, forse. E’ una follia stupida. Ma guardate, nella leggenda nazionale della Fiandra, che adesso è metà olandese e metà belga – la leggenda di Thyl Ulenspiegel, il contadino che da solo combatte contro il Duca d’Alba, contro la grande oppressione papista, spagnola, delle Fiandre – quest’uomo viene bruciato, alla fine, insieme alla sua donna. Però la leggenda finisce dicendo: ma lui non è morto, tornerà. Ecco, questo è stato spento. Questa memoria è stata spenta. E chi ha fatto l’operazione più geniale è Brigante ucciso e messo in posastato certamente Benito Mussolini – che se l’è ripreso, il Risorgimento, per spegnerlo definitivamente. Ma la memoria è stata spenta ancora prima, quando il Regno d’Italia appena unito è stato diviso in due dalla legge marziale.

Sapete cos’è la legge marziale? Si può sparare a chiunque. I carabinieri sparavano e tagliavano le teste, poi le mettevano nelle gabbie e le appendevano all’ingresso dei paesi. Certo, teste di banditi e di assassini – tanti lo erano. Quando si fa una rivolta di contadini, bisogna sapere (parafrasando Mao) che i contadini non sanno nemmeno cos’è, un invito a cena. Quanto è stato rubato, di tutto questo? Sapete qual è stata l’attività principale di Giuseppe Mazzini, oltre a scrivere lettere? Quello che ha fatto più a lungo, per tutta la vita, è stato il maestro. Giuseppe Mazzini, carne macinata per l’universo, ha fondato alla fine degli ‘40, in Inghilterra, una scuola popolare per i bambini-schiavi italiani. Negli anni ‘40 dell’800, a Londra, era calcolato che ci fossero migliaia di bambini venduti in Italia – venduti come schiavi – e portati dagli scafisti italiani a Londra, dov’erano trattati da schiavi (tutti morivano prima della maggiore età) e giravano per Londra. Si chiamavano “i bambini dell’organetto”: chiedevano l’elemosina suonando l’organetto. Quando Mazzini apre la sua scuola, tutti gli dicono: non è possibile, non verrà nessuno, quei bambini hanno troppa paura dei loro padroni. Quella scuola verrà incendiata decine di volte, e risorgerà sempre. Uno dei suoi costanti finanziatori è stato Charles Charles DickensDickens – e chi, se non lui, poteva avere in simpatia una scuola popolare per bambini schiavi?

Un mese dopo l’apertura, in quella scuola c’erano 200 bambini. Si reggeva sul volontariato: chiunque avesse titoli, andava a insegnare. Tutte le domeniche, Giuseppe Mazzini – per trent’anni – è andato a insegnare in quella scuola: carne macinata per l’universo. Giuseppe Garibaldi sapete di cosa viveva? Viveva del soldo militare, che prendeva una volta sì e l’altra no. Il suo soldo militare, Garibaldi l’ha speso per la sua follia. Tutti erano uomini folli. La sua follia era poter vivere in un posto dove sentirsi, sempre e comunque, libero. La sua follia era vivere in un posto di granito, battuto dai venti, dove poter far crescere la vigna e il grano e le greggi. Non c’è mai riuscito. Ci ha messo tutto quello che aveva, e non ci è mai riuscito. Andate a Caprera, a vedere com’è possibile. Eppure, mangiava solo di quello che coltivava e di quello che pescava. E sua figlia lo sgridava sempre: perché veniva gente, e a pranzo si mangiava due gamberi crudi sopra un foglio di giornale. Bene, Garibaldi è diventato ricco in fin di vita. E’ diventato ricco perché gli è stato imposto – da Depretis, che era un suo amico: Depretis, il fondatore della vergogna politica nazionale, un uomo tra i più spregevoli della storia nazionale, quello che ha inventato (da primo ministro) il trasformismo – prima, da ragazzo, era un garibaldino. Depretis è andato da Garibaldi a dirgli: per favore, prendi la pensione. Perché Garibaldi non aveva mai voluto la pensione del re. Alla fine l’ha presa, perché il re d’Italia aveva paura di essere svergognato in tutta Europa, perché a Garibaldi stavano pignorando l’isola, per debiti.

Il 2 agosto, a Cesenatico, c’è un’esplosione di fuochi d’artificio, ci sono stormi di piade e piadine che a migliaia sorvolano tutto il paese, ripiene di salsiccia, di formaggio e di prosciutto, tra lo scoppiare delle orchestre, della bande musicali e dei fuochi d’artificio. Non è la festa del turista, è la festa della Trafila. La “trafila” è passarsi oggetti di mano in mano, come quando una casa brucia e ci si mette in fila passandosi i secchi d’acqua. Il 2 agosto, in quella piccola comunità di Cesenatico, ci si ricorda di una delle storie più belle, più affascinanti, più ricche e più straordinarie, una delle diecimila meravigliose storie delle rivoluzioni che chiamiamo Risorgimento italiano. Ed è la storia di tutto un popolo, il popolo romagnolo – contrabbandieri fluviali, contadini braccianti, notai, preti (Don Verità e Don Bassi), custodi delle chiuse polesane, cavallari. Tutti: tutto il popolo di Romagna che, per 13 giorni e 13 notti, si è passato di mano in mano Giuseppe Garibaldi, sua moglie Anita e il La Trafila garibaldinacolonnello Leggero – un sardo che a 12 anni si era arruolato come mozzo in marina e a 16 anni aveva già disertato per andare con Garibaldi, per questo condannato a morte. Era il suo luogotenente: “leggero”, perché era alto un metro e venti. Morirà credo a 90 anni, con una moglie di 60 anni più giovane di lui – perché i garibaldini, sapete…

Dicevo, la Trafila: per 13 giorni e 13 notti, Garibaldi, Anita e il “minuto” vengono passati di mano in mano per sfuggire all’accerchiamento dell’esercito papista e austriaco. Garibaldi, 1849: la Repubblica Romana è persa. Lui scappa, ma non torna a casa. Non torna a Montevideo, dove già allora è considerato eroe nazionale. Se ne va a Venezia, perché la Repubblica Veneziana resiste (“sul ponte sventola bandiera bianca”). Ma lì non c’era ancora, la bandiera bianca. E Garibaldi, con la moglie incinta di sei mesi, vuole andare a combattere per la repubblica veneta. A San Marino viene circondato. E’ spacciato? No. Tutto il popolo di Romagna si organizza clandestinamente, e Garibaldi e sua moglie – con una fatica immensa: siamo in pieno agosto – riescono in 13 tappe ad essere portati, di mano in mano, come figli. Tra le tante cose orrende della cultura popolare c’è un catechismo garibaldino. Nel catechismo a un certo punto c’è la domanda: chi è la santissima trinità? La risposta garibaldina è: nella persona di Giuseppe Garibaldi si “sustanziano” il padre della patria, il figlio del popolo, lo spirito della libertà. Portato di mano in mano, come un figlio. Muore Anita – per la sete, la fatica, lo sfinimento. Muore in una capanna, in mezzo al Polesine. Ma negli stessi giorni, in un vallone lucano, tutto il popolo (diretto ancora oggi da Michele Placido) si mette in costume e rappresenta l’ultima grande battaglia – e l’ultima sconfitta – di Carmine Crocco e degli altri briganti (figli del popolo, spirito di libertà) distrutti dall’esercito unitario sabaudo.

(Maurizio Maggiani, dichiarazioni rilasciate nell’ambito della conferenza “Risorgimento senza memoria” al Salone del Libro di Torino, 16 maggio 2010. Autore di bestseller come “Il coraggio del pettirosso”, “La regina disadorna” e “Il viaggiatore notturno”, Premio Strega 2005, Maggiani ha scritto “Quello che ancora vive”, dedicato alla memoria garibaldina della Trafila romagnola, mentre opere più recenti come “I figli della Repubblica” e “Il romanzo della nazione” sviluppano personalissime riflessioni sul carattere del popolo italiano).