Berna invia il dossiersullo scandalo in Vaticano

Sbloccata dal Tribunale una rogatoria sull’affare di Londra

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MAURO SPIGNESIIl caffè.ch 27.2.21

Tribunale federale ha dato il via libera all’acquisizione da parte del Vaticano di documenti, relazioni bancarie, informazioni su società, nell’ambito dell’inchiesta sull’acquisto di un palazzo a Londra. Una operazione immobiliare “effettuata presumibilmente – scrivono i giudici – con finalità speculative e finanziata in parte con denaro nella disponibilità della Segreteria di Stato e da questa posseduto con vincolo di scopo per sostegno di attività con fini religiosi e caritatevoli del Santo Padre (cosiddetto obolo di San Pietro)”. Il dossier ora verrà recapitato alla magistratura della Santa Sede, come richiesto in una contestata rogatoria contro la quale, dopo la richiesta inviata a Berna nel dicembre 2019 dal promotore di giustizia vaticano, si erano opposti gli indagati. Ora il ricorso, presentato nel dicembre dell’anno scorso contro una sentenza della Corte dei reclami penali, è stato definitivamente respinto all’inizio del mese.
Tutta la vicenda ruota attorno a un palazzo acquistato a Sloane Avenue a Londra. Secondo le ricostruzioni affiorate in questi mesi, dopo l’apertura di un’inchiesta nell’estate del 2019 da parte del promotore di giustizia del Vaticano (il pubblico ministero, un avvocato spesso nominato ad hoc), a finanziare l’operazione sarebbe stata la Segreteria di Stato, usando linee di credito detenute nei conti di due banche ticinesi. Inoltre come garanzia sarebbero state usate anche “donazioni dell’Obolo di San Pietro”, il “salvadanaio” dove vengono versati i soldi che arrivano da tutto il mondo da destinare a operazioni a sostegno della Chiesa.
Sullo sfondo di questo intreccio d’accuse fatto di passaggi di denaro, di ammanchi, di investimenti ritenuti negli ambienti vaticani piuttosto azzardati, e con passaggi per la verità non ancora del tutto chiari, ci sono avvocati, fiduciari, società (alcune con sede in Svizzera e Lussemburgo), oltre che l’ex “ministro dell’interno vaticano”, il cardinale Giovanni Angelo Becciu, che nel settembre scorso al termine di una drammatica udienza con Papa Francesco si era dimesso da tutte le cariche, rimanendo cardinale senza i diritti legati alla carica. Becciu ha sempre ribadito che neanche un centesimo dell’Obolo era stato usato per l’operazione di Londra. Ma l’inchiesta continua.
E i documenti che giungeranno in Vaticano dopo la decisione del Tribunale federale potranno chiarire la posizione di molti indagati. Tra loro, oltre Becciu, anche il suo ex braccio destro, monsignor Alberto Perlasca, della Diocesi di Como, che era stato capo ufficio amministrativo della Prima sezione della Segreteria di Stato.
Nel ricorso presentato al Tribunale federale contro la domanda di assistenza giudiziaria, a nome fra gli altri anche di monsignor Perlasca, si sostiene in sintesi che alla base della richiesta alle autorità elvetiche non ci sarebbero “sufficienti indizi di colpevolezza”. E che inoltre non sarebbe stato possibile produrre una memoria difensiva più vasta e articolata. Inoltre la Corte dei reclami penali, in prima istanza, non avrebbe svolto l’istruttoria preliminare. I ricorrenti, infine, sostengono che con l’acquisto a Londra, la Segreteria di Stato “non avrebbe subito alcun danno e che i documenti sarebbero stati sottoscritti da membri di questa Segreteria”. Alcuni di loro, tuttavia, fanno notare i giudici, sono sospettati di peculato e corruzione.