L’egemonia del dollarosulla moneta digitale

LORETTA NAPOLEONI caffe.ch 20.10.19

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle cripto valute

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Le cripto monete sono ormai una realtà ed è naturale che le banche centrali prendano in considerazione la digitalizzazione delle valute nazionali. I vantaggi sono presto detti: aumento dell’efficienza e della velocità delle transazioni senza parlare poi della migliore tracciabilità. Oggi le banche impiegano fino a tre giorni per completare un pagamento mentre con i bitcoin ci vogliono appena 10 minuti, in un mondo sempre più complesso la valuta cartacea è destinata a scomparire. Meno conosciuti sono gli svantaggi della digitalizzazione monetaria per le banche.
Le banche centrali, ad esempio la Riserva Federale americana, già emettono de facto monete digitali attraverso le banche commerciali che hanno conti presso di loro. A loro volta le banche commerciali prestano il denaro ricevuto elettronicamente ai loro clienti ed offrono loro servizi bancari digitali, e cioè pagamenti e depositi elettronici senza che venga scambiato denaro contante.
L’introduzione di una moneta digitale da parte della banca centrale potrebbe tagliar fuori l’intermediazione della banca commerciale, la banca centrale potrebbe assumere anche il ruolo della banca commerciale ed offrire ai clienti un interesse sui depositi. Secondo diversi analisti, l’avvento di una moneta nazionale virtuale gestita dalla banca centrale metterebbe anche fuori gioco le altre cripto monete, quelle emesse da organismi privati, come Libra di Facebook. È chiaro che per il cliente la sicurezza offerta dalla banca centrale sarà maggiore di quella garantita da imprese private.
L’avvento delle monete virtuali nazionali farebbe anche saltare l’equilibrio monetario corrente che vede il dollaro in posizione egemonica quale moneta di scambio internazionale.
Pochi numeri bastano per illustrare l’egemonia del biglietto verde: sebbene gli Stati Uniti rappresentino l’8,8 per cento del commercio mondiale il 40 per cento delle transazioni mondiali avviene in dollari, l’88 per cento degli scambi di valuta commerciali utilizza il dollaro. L’uso del dollaro quale moneta di riferimento mondiale è un’eredità che ci portiamo dietro dalla seconda guerra mondiale, quando gli Stati Uniti generavano il 28 per cento del commercio mondiale ed il dollaro garantiva, almeno sulla carta, la convertibilità in oro.
La dipendenza dal dollaro espone anche i paesi terzi alle fluttuazioni dei tassi di cambio e li rende dipendenti alle decisioni di politica monetaria americane. Quando il biglietto verde si deprezza i debiti denominati in dollari scendono e quando si apprezza succede il contrario, se l’aumento del valore del biglietto verde è particolarmente marcato e rapido allora nei paesi terzi può aumentare l’inflazione. Naturalmente non bisogna sottovalutare i vantaggi di una moneta internazionale riconosciuta ed accettata un po’ da tutti. L’Argentina può vendere comodamente i propri prodotti alla Turchia usando il dollaro quale lingua franca monetaria, gli importatori turchi possono prendere in prestito denaro in dollari a tassi molto più bassi di quelli nazionali usando quale garanzia il commercio che svolgono in quella moneta. Ma altre monete, che non dipendono da una singola nazione, possono svolgere questo ruolo.
Appoggiata dal governatore della banca centrale britannica, Mark Carney, una nuova proposta sta circolando tra le autorità monetarie occidentali: la creazione di un paniere di monete virtuali nazionali, emesse dalle banche centrali che si sostituiscano progressivamente al dollaro quale metodo di transazioni accettato a livello globale. Progetto molto ambizioso questo non facilmente raggiungibile, che non farà piacere a Washington o a Wall Street e che creerà forti tensioni, come ha ricordato Carney: l’ultima volta che il sistema monetario è stato riformato perché’ inefficiente il mondo è precipitato nell’abisso della prima e seconda guerra mondiale.