Tassi in crescita sui mutui per lo spread? Ecco perché è una frottola

startmag.it 16.11.18

L’analisi di Giuseppe Liturri

Il 13 novembre deve essere stata una giornata difficile per chi, al Sole 24 Ore, ha autorizzato il titolo in prima pagina ‘Mutui, tassi in crescita per colpa dello spread, salito a quota 300’. Quel titolo è rapidamente diventato il manganello agitato strumentalmente dalle mani dell’opposizione e l’oggetto di un tam-tam mediatico all’insegna della paura.

Ma, come purtroppo spesso accade a certi titolidel Sole, anche questa volta quel titolo esce malconcio dalla prova dei fatti.

La cosa paradossale è che, senza addentrarsi in ricerche, è già il contenuto dell’articolo a svelare la completa fallacia del titolo. Infatti, questo aumento dei tassi attivi delle banche, di cui parlano da settimane ma di cui non c’è comunque traccia nei dati Bankitalia fino al 30/9, pare giustificato dall’aumento dei costi di raccolta. Già avvenuto? No, ‘in prospettiva’ le minusvalenze sui BTP in portafoglio alle banche potrebbero indebolirne il capitale e costringerle a pagare tassi più alti sull’emissione dei nuovi bond bancari. Quindi ci sono almeno un paio di condizionali, prima che l’aumento dello spread si trasmetta effettivamente sui tassi attivi. Detto che nulla può accadere ai mutui in corso, poiché quelli a tasso fisso tali restano, e quelli a tasso variabile sono parametrati all’Euribor che è piatto da mesi, la relazione monocausale del Sole non regge nemmeno per i nuovi mutui perché:

1) le banche da tempo sono alle prese con un restringimento della forbice tassi attivi/passivi, con i primi in rilevante calo grazie alla abbondante liquidità ed alla concorrenza tra banche. Oggi tale forbice si è ridotta (dati ABI/Bankitalia) a soli 187 punti base. Quindi, da tempo, molto prima che lo spread salisse a 300, le banche hanno bisogno di migliorare quei margini. Inoltre, dal 2016 la BCE ha richiesto alle nostre banche un imponente piano di dismissione dei crediti in sofferenza e ciò determina decine di miliardi di perdite e di accantonamenti (le sofferenze nette sono scese dal 2016 da €88 a €40 miliardi) e la conseguente necessità di ripristinare la redditività, via aumento tassi.

2) Il costo della raccolta bancaria non cresce per colpa dello spread. Potrebbe accadere ma anche per altre cause, ovviamente taciute. Infatti, la raccolta bancaria tramite obbligazioni è in calo a doppia cifra da oltre 5 anni, tanto che oggi rappresenta solo il 12% della raccolta complessiva. Si deve ricordare che con l’entrata in vigore del bail-in dal gennaio 2016, questi titoli (pur con diverso grado di vulnerabilità per ciascuna tipologia) sono i primi ad essere aggrediti. Inoltre, dal gennaio 2019 le banche dovranno dotarsi di un ‘cuscinetto’ (MREL è l’acronimo per i feticisti) costituito da obbligazioni subordinate assoggettabili a bail-in. EBA (il regolatore europeo delle banche) e Bankitalia ritengono molto difficile la stima dell’impatto di queste nuove regole, ma concordano sul fatto che ci sarà e sarà significativo. Dopo le perdite inflitte ai detentori di obbligazioni subordinate di Banca Etruria, è ragionevole pensare che il rischio del bail-in, debba essere premiato con tassi più alti?

3) Infine, l’aumento dei tassi, in un intervallo oscillante tra 5 e 20 punti base, riguarda soprattutto i mutui a tasso fisso e, anche in questo caso, c’entra poco con lo spread. Infatti, l’aumento dell’IRS (parametro base per i mutui a tasso fisso) è in atto da tempo, pur restando su minimi storici, ed è attribuibile a fattori tecnici. In aggiunta, soprattutto nell’ultimo anno le banche hanno ridotto parecchio lo spread sull’IRS per motivi commerciali ed ora devono semplicemente recuperare.

Chiaro ora perché lo spread sui BTP influisce poco sui tassi dei mutui, se comparato con altre cause molto più rilevanti? Parliamo della pagliuzza, mentre la trave colpisce da tempo le banche.

Leonardo-Finmeccanica, Piaggio Aero, Eni. Tutti i dossier di Conte negli Emirati arabi uniti

startmag.it 16.11.18

Il dossier delicato di Piaggio Aero con Mubadala e l’ipotesi Leonardo (ex Finmeccanica). Gli accordi di Eni con Adnoc. La presenza di Fincantieri e Saipem. Ecco di cosa si è parlato nella missione del premier Conte ad Abu Dhabi. L’articolo di Michele Arnese

In una breve missione, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è stato ad Abu Dhabi a un anno dal divorzio fra l’emiratina Etihad e Alitalia.

ECCO LE AZIENDE INCONTRATE DA CONTE

Il premier, prima del bilaterale con il principe ereditario Mohammed bin Zayed Al Nahyan, ha incontrato alle Etihad Towers i rappresentanti di circa 60 imprese italiane: da Eni a Saipem, da Generali ad Elettronica, da Fincantieri a Sace e Intesa Sanpaolo.

IL RUOLO DI ENI

Conte ha rimarcato il ruolo delle pmi, ha indicato in Expo 2020 (negli Eau) una nuova chance per il sistema Italia e ha dato spazio spazio a Eni che, pochi giorni fa, ha siglato un accordo strategico con la compagnia petrolifera emiratina, l’Adnoc.

LA CONCORRENZA DI FRANCIA E GERMANIA

Un accordo con cui Eni potrebbe ridurre del 20% circa l’import di gas degli Emirati dal Qatar in un momento in cui le relazioni diplomatiche tra i due Paesi sono fredde e in cui Abu Dhabi sta rilanciando i suoi investimenti per sfruttare i giacimenti di gas e petrolio. Ma l’intesa può rilanciare anche la presenza italiana in un’area dove da anni Francia e Germania hanno lanciato la loro Opa.

LO SCENARIO PER L’ITALIA

E’ ancora l’economia a regnare nel bilaterale tra Conte e l’erede al trono, incontro a cui partecipano diversi ministri del governo emiratino e dal quale scaturisce l’impegno a rafforzare l’accordo di partenariato bilaterale basato su scambi commerciali e investimenti.

IL DOSSIER PIAGGIO AERO DI MUBADALA

Non si sarebbe entrati nel merito dei singoli contratti tranne per la vicenda di Piaggio Aero, controllata al 100% dal fondo sovrano emiratino Mubadala, a rischio chiusura. I sindacati temono per la commessa dei droni del progetto P.2HH che era stata decisa dal precedente governo ma che l’attuale esecutivo non ha confermato finora.

L’IPOTESI LEONARDO-FINMECCANICA PER PIAGGIO AERO

Conte e il principe ereditario hanno esaminato varie ipotesi di soluzione e sembra avvicinarsi sempre di più un ingresso di Leonardo: da tempo Mubadala sollecita una partecipazione del 50% nell’azienda da parte di Leonardo (ex Finmeccanica) “che tuttavia sembra poco propensa all’operazione”, ha scritto oggi il Sole 24 Ore. Da tenere presente, comunque, che Leonardo vanta un credito di oltre 100 milioni per alcune forniture e che dunque non è entusiasta del rischio liquidazione dell’azienda. La visita di Conte – secondo il Sole – “potrebbe ora avere avviato a soluzione la vicenda Piaggio”. Si vedrà.

CHE COSA DICONO GLI ANALISTI

Gli analisti di Fidentiis giudicano negativamente un investimento di Leonardo in Piaggio Aereo, ma non è detto che il deal non sarà realizzato: “Piaggio Aereo, secondo indiscrezioni, avrebbe registrato perdite cumulate di circa 438 milioni nel 2014-2016 con una bassa visibilità circa gli ordini futuri. Anche se crediamo che una tale operazione avrebbe un senso limitato per Leonardo dal punto di vista del business, ci potrebbe essere una qualche forma di moral suasion dall’azionista e dal governo per la sua realizzazione”.

IL DOSSIER LIBIA

Di sicuro si sarà parlato anche del dossier Libia. Gli Emirati appoggiato Haftar insieme con Egitto e Francia, con cui storicamente hanno maggior feeling.

LA POSIZIONE DEGLI EMIRATI ARABI UNITI

Ma in generale, geopoliticamente, gli Emirati arabi uniti sono la forza motrice dello scontro regionale con Iran, muovono loro bin Salman in Arabia Saudita e sono loro che hanno ottimi link con Trump, tramite Jared Kushner.

I RAPPORTI CON GLI STATI UNITI

Con la Russia c’è dialogo e operatività limitata soprattutto su fronte business: Mubadala e Rdif (Russian Direct Investment Fund) hanno alcuni interessi comuni, ma non c’è un asset strategico come con gli Usa. Ed è anche su queste relazioni particolari con gli Stati Uniti di Trump che l’Italia punta per fare breccia nei cuori e nei portafogli degli emiratini.

POMICINO BATTE BASSOLINO 33 A 18 / LA SINGOLAR TENZONE TRA ‘O MINISTRO E ‘O GOVERNATORE

 di: Andrea Cinquegrani lavocedellevoci.it

Pomicino batte Bassolino 33 a 18. Non si tratta di un torneo di bocce, ma del numero di assoluzioni (e molte prescrizioni) cumulate in altrettanti processi e sbandierate come veri trofei dai due ex big della Dc e del Pci nelle sue varie evoluzioni.

LA VIA CRUCIS DI DON ANTONIO DA AFRAGOLA

L’ultima performance è di Antonio Bassolino, per 8 anni sindaco di Napoli e per 10 Governatore della Campania. La diciottesima assoluzione è stata infatti pronunciata dal tribunale di Napoli il 31 ottobre scorso: si trattava di un’accusa non da poco, peculato nella gestione dei fondi riservati al dissesto idrogeologico, un tema particolarmente bollente oggi.

“Assolto 18 volte nel gelo del mio partito. Provo una grande tristezza per i tanti silenzi”, osserva con un groppo in gola il re incontrastato di Napoli e poi della Campania per un ventennio.

Ma non getta la spugna. “Resto un militante del mio partito, il Pd, e voglio ancora fare la mia parte – – osserva – dobbiamo affrontare una salita durissima. Ma non serve solo un leader, servono congressi veri e subito, oppure è finita”. Non pochi, comunque, lo corteggiano ancora: una parte di De.ma., l’associazione che fa capo al sindaco arancione Luigi De Magistris, una parte dello stesso Pd, alcuni grillini. Insomma, resta sempre uno capace di raccogliere consensi.

Luigi de Magistris. Sopra Pomicino e, a destra, Antonio Bassolino

Un’altra assoluzione da novanta risale ad alcuni anni fa e riguarda un altro bubbone della Campania, la gestione dei rifiuti e il ruolo di commissario straordinario affidato al Governatore della Regione. Ad inizio anni ’90 fu Antonio Rastrelli, big di Alleanza Nazionale, per gli anni 2000 la poltrona è stata occupata da Bassolino.

Il processo è durato anni e la sentenza di assoluzione è stata pronunciata da Adele Scaramella, sorella del faccendiere Mario Scaramella, invischiato nel giallo della morte della spia russa Alexander Litvinenko e nel caso Mitrochin; un altro fratello è Roberto Scaramella, ex numero uno di Enav, e zio lo stesso Antonio Rastrelli.

Racconta un militante del vecchio Pci di Fuorigrotta che ha poi vissuto le odissee del continuo cambio di sigla (Pds, Ds, Pd): “Bassolino negli anni ’70 e ’80 ha rappresentato la sinistra del partito, l’ala ingraiana dura e pura, opposizione forte alla Dc e alle tante lobby di potere. Bassolino era un baluardo contro il doroteismo impersonato da Gava e Scotti e il pomicinismo che distribuiva danari a pioggia a clienti, amici, imprese collegate. Poi, quando è diventato sindaco, dopo le grandi promesse del primo anno, tutto è finito in consociativismo. E peggio ancora è andata quando è diventato Governatore della Campania. Bassolino, che rappresentava il contropotere e l’anima vera della classe operaia e di chi soffre, man mano è diventato uno di loro, un uomo di potere: si è pomicinizzato, un po’ come è successo tra Silvio Berlusconi e i suoi avversari, che si sono man mano berlusconizzati”.

Ha però ancora qualche gatta da pelare con la Corte dei Conti della Campania, che lo aveva condannato ad un maxi risarcimento per la questione rifiuti. Lui, Bassolino, si è sempre difeso sostenendo di non avere alcuna responsabilità; inoltre, di non aver alcun bene intestato, perchè tutto il patrimonio di famiglia, ormai, fa capo alla prole. Povero in canna.

‘O MINISTRO, L’AMICIZIA COL SUO INQUISITORE DI PIETRO

E povero in canna è anche ‘O Ministro, Paolo Cirino Pomicino, che si tiene aggrappato al suo vitalizio, altrimenti è difficile arrivare a fine mese. C’è comunque, per consolarsi, l’appannaggio come presidente da oltre sei anni della Tangenziale di Napoli (fu voluto su quella poltrona dai Benetton), che fa capo alla super contestata Autostrade per l’Italia, protagonista nella tragedia del Ponte Morando a Genova.

Fino a qualche anno fa, invece, riusciva a tirare avanti scrivendo libri, con lo pseudonimo di Geronimo, ed editoriali per il Giornale. Oggi è invitato un giorno sì e l’altro pure nei salotti tivvù per i talk: da buon ex ministro del Bilancio va ad impartire la lezioncina di economia al popolo bue e a far la morale agli italiani…

Antonio Di Pietro

La più solerte nell’invitarlo Mirta Merlino, partenopea, che si fece le ossa ad Itinerario, il patinato mensile tanto caro ad ‘O Ministro negli anni ’80, 1 miliardo e passa di pubblicità dagli enti pubblici e alla quale collaboravano per mezzo milione di lire al pezzo tutti i big dell’informazione e i corrispondenti da Napoli delle grosse testate. Così si acquisiva ‘O consenso.

Nel pedigree, comunque, accanto alle 33 assoluzioni fanno capolino un paio di condanne, una per finanziamento illecito al partito e l’altra per la vicenda Enimont, la madre di tutte le tangenti.

Un processone gestito da vari pm della procura di Milano, il famoso pool, e che vide tra gli imputati eccellenti anche Francesco Pacini Battaglia, “l’uomo a un passo da Dio”, come lo definiva Antonio Di Pietro: il quale però fu molto tenero con il suo imputato che non trascorse neanche un giorno di galera.

E anche Pomicino fu inquisito da Tonino – sempre per il caso Enimont – senza subirne rilevanti conseguenze. Non solo la fece franca ma i due poi divennero anche amici. Tanto che quando ‘O Ministro fu ricoverato a Milano per un’operazione di bypass, temendo per la sua salute convocò l’amico Di Pietro per “confidarsi”. Cosa si saranno mai raccontati i due? Mistero.

Ma l’amicizia è proseguita nel tempo. Tanto che quando Di Pietro scende in campo per le prime amministrative nel suo Molise, fa quattro conti e vede che non ce la fa, con le sue forze, a raggiungere quel tot di voti necessario per essere eletto. Ed ecco che si rivolge per un ‘consiglio’ all’amico Pomicino, il quale lo affida alla cure di un altro amico, Aldo Patriciello, europarlamentare Dc, disinvolto imprenditore prima nel settore delle cave poi dell’edilizia, quindi re della sanità privata in sella alla corazzata Euromed, quartier generale a Venafro.

Patriciello riesce a far confluire una barca di voti sul nome di Di Pietro che viene quindi eletto. Più volte inquisito dalla magistratura locale (ad esempio l’inchiesta “Piedi d’argilla”) Patriciello è sempre riuscito a farla franca.

QUELLE LETTERE BOLLENTI SU CARTA MINISTERIALE

Nella lunghissima carriera, comunque, per ‘O Ministro nessun problema di camorra, come invece è capitato a tanti suoi colleghi di casa Dc (e non solo). Eppure non hanno mai trovato una piena spiegazione i rapporti con i costruttori Sorrentino da Torre del Greco, le cui società vennero confiscate e la band fece armi e bagagli per acquartierarsi a Lucca. Pomicino aveva sempre negato di conoscerli: e invece la Voce riuscì a scovare i fascicoli dell’inchiesta sull’assassinio (di stampo camorristico) di uno dei fratelli, Alessandro Sorrentino: nel fascicolo era contenuta anche un fitta corrispondenza, addirittura su carta ministeriale, tra Pomicino e Alessandro Sorrentino.

Franco Ambrosio

E poi: faceva guarda caso capo alla Sorrentino Costruzioni Generalil’appartamento di via Petrarca ceduto a “prezzo catastale” proprio a Pomicino il quale invece affermò: “non li conoscevo, mia moglie ha letto l’annuncio sul Mattino”. “Una bugia grossa come una casa”, titolò una cover story della Voce.

E misterioso un altro acquisto immobiliare, quello di via Nevio nella zona alta e chic di Napoli: stavolta a vendere, sempre a “prezzo catastale”, il re del grano Franco Ambrosio, al quale Pomicino aveva aperto le strade dei finanziamenti europei. Ambrosio, circa 10 anni fa, è stato ucciso da una banda di balordi romeni, un giallo ancora aperto.

Ha invece visto i sorci verdi, sotto il profilo giudiziario, il faccendiere-factotum di ‘O Ministro, ossia Vincenzo Maria Greco, che si è occupato di tutti gli affari da novanta, a partire dal dopo terremoto ’80, passando per l’Alta velocità e a una serie di appalti e lavori pubblici. Non solo attraverso imprese amiche (storica l’Icla negli anni ’80 e inizio ’90), ma anche sigle messe su in famiglia, ad esempio “Impresa spa”, primattori i figli Maria Grazia Greco e Ludovico Greco, in compagnia del mattonaro partenopeo Raffaele Raiola.

Molto attivo anche oggi sul fronte romano, Vincenzo Maria Greco, che con i suoi più stretti collaboratori punta i riflettori su tutto quanto fa progettazione e mattoni: a quanto pare nel mirino, oggi, le tante opere che dovranno essere realizzate per fronteggiare il tragico dissesto idrogeologico. Lui, del resto, è un ingegnere idraulico. I casi della vita…

Masochismo all’italiana. Bruciamo miliardi senza battere ciglio

 di: Luciano Scateni lavocedellevoci.it

All’italiano che tira a campare, quanto accade nel mondo di finanza ed economia sembra scivolargli addosso, salvo a piangere lacrime di coccodrillo se si ritrova più povero, costretto ad attingere ai risparmi, a stringere la cinghia. Sarebbe lecito aspettarsi che si chieda a chi addebitare i rischi del salto nel buio di una nuova crisi, ma non succede e le stime dei sondaggisti lo evidenziano con i grafici del consenso ai partiti. Meglio il Carroccio, ma il grullismo tiene.

Esiste un termometro di precisione per capire dove stiamo andando. Misura lo stato febbrile del Paese con due essenziali parametri. Se lo spread si stabilizza sui 300 punti base o oltre, giorno dopo giorno bruciamo miliardi delle nostre risorse e il deficit aumenta. Se gli investitori si affrettano a vendere i nostri buoni del tesoro (65 miliardi in pochi mesi, 82 se si sommano azioni e obbligazioni) e gli italiani contemporaneamente comprano titoli all’estero, spostano somme consistenti dai conti correnti delle nostre banche a istituti oltralpe, prima poi l’Italia entrerà in sofferenza e caricherà l’onere del danno sui cittadini e le imprese, con aggravi fiscali, tassi più alti dei mutui, maggiore costo del denaro chiesto in prestito. Catastrofismo? La Banca d’Italia ammonisce il governo “l’economia è a rischio”, l’Europa non fa mistero del pericolo di contaminazione implicito nella manovra finanziaria, che è bocciata dalle agenzie di rating e dai partner della Comunità. In risposta a questa incalzante fibrillazione l’“Incompiuto Di Maio, il Ce l’aveva duro Salvini e la loro corte dei miracoli rispondono alle preoccupazioni generali con provocatori “Tiriamo dritto”, “Ce ne freghiamo”. Il probabile esito di tanta spocchiosa supponenza, nasconde due ipotesi, altrettanto allarmanti: l’intenzione latente di una disastrosa Italexit e la ferale incompetenza gialloverde. Per gli italiani in sonno l’una e l’altra supposizione dovrebbero spingere a stroncare sul nascere la perversa inconcludenza di chi ci sta s-governando. Non è così.

Gli irresponsabili dell’improprio sodalizio Lega-5Stelle tentano di mascherare i disastri in danno del Paese con forme di autocelebrazione mistificanti: emblematiche le immagini notturne dei grullini stipati nel balcone di palazzo Chigi con le braccia al cielo e urla da stadio, l’euforia di Salvini per l’approvazione del decreti sicurezza che anche il Consiglio Superiore della Magistratura contesta per incostituzionalità, o, peggio del peggio, la stolta manifestazione di giubilo, a pugno chiuso, del gaffeur Toninelli, dopo il sì del Parlamento al decreto Genova, che evoca la tragedia di tanti morti e sfollati. Il gesto al termine di una seduta tumultuosa, durante la quale il ministro in questione è stato a capo chino sullo smartphone per l’intera durata, estraneo al dibattito. Accanto a,ui applaude laministro dell’istruzione Lezzi, quella del “Via alla scienza a 370 gradi “

Donne, siate caute. Gonne larghe e lunghe fino alle caviglie, camicie abbottonate fino al collo, pullover abbondanti a nascondere le forme; soprattutto biancheria intima decente, ovvero mutandoni e reggiseni coprenti. E un corollario importante: acqua e sapone, niente fard, rimmel e rossetti sgargianti. Ecco i consigli del maschilismo per evitare il rischio di molestie sessuali, di stupri. A dettarli al mondo femminile sono i figuri che alle donne violentate, specialmente se giovanissime, chiedono con tono insinuante “Dì la verità, ti è piaciuto eh, dì che ci stavi”. E non è il peggio. E’ successo in Irlanda che lo stupratore di una ragazza di 17anni è stato assolto grazie alla seguente arringa del suo avvocato difensore: “Secondo voi quella ragazzina non era disposta ad avere rapporti sessuali quella sera? Dovete vedere com’era vestita, aveva un tanga di pizzo”. In giuria otto uomini, di che meravigliarsi, ma anche quattro donne. Il Paese è insorto contro l’incredibile sentenza, ma quanto è successo è uno scandalo confinato in Irlanda?

COSÌ DICEVA PIERFRANCESCO SAVIOTTI NELL ANNO 2014 – “Banco Popolare: Saviotti, esposto a Consob contro Morgan Stanley”

Liberoquotidiano.it 6.1.14

Roma, 8 lug. (AdnKronos) – “Che in un momento di turbolenza come quello attuale, in un mercato che è soggetto ad una volatilità enorme, esca una casa importante come Morgan Stanley dicendo le stupidaggini che hanno detto creando il danno che hanno creato ci ha imposto una legittima difesa. Noi ci siamo rivolti ai nostri legali e abbiamo chiesto di fare un esposto alla Consob che sarà presentato tra oggi e lunedì”. Ad affermarlo, a margine dell’Assemblea dell’Abi, è l’ad di Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti in merito al report della banca d’affari.

“E’ inimmaginabile che qualcuno in un momento come questo -sottolinea Saviotti- possa scrive le cose che hanno scritto loro. Oltretutto anche se fossero vere non si dovrebbero scrivere. Sono interventi che sono configurabili al mio modesto parere come aggiotaggio”.

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COSÌ SUCCEDE OGGI IN BANCO BPM – ” Morgan Stanley irrompe in Banco BPM, partecipazione potenziale del 7,5%

finanzaonline.com 9.11.18

New entry di spicco nel capitale di Banco BPM. La banca statunitense Morgan Stanley risulta detenere una partecipazione potenziale, detenuta indirettamente, pari al 7,557%. La novità emerge dalle comunicazioni  Consob sulle partecipazioni rilevanti. Morgan Stanley detiene lo 0,169% come diritti di voto legati ad azioni e il 6,707% come partecipazione potenziale.

Operazione datata 1 novembre

La partecipazione detenuta tramite le società controllate Morgan Stanley & Co. International Plc, Morgan Stanley & Co. Llc. e Morgan Stanley Smith Barney LLC. Tale quota è rappresentata da azioni oggetto di contratti di prestito titoli con possibilità di rientro non prestabilita a discrezione del prestatore, che non prevedono data di scadenza. Lo 0,516% è invece rappresentato da posizioni lunghe con regolamento fisico in contanti o azioni; di quest’ultima quota lo 0,165% sono contratti di “opzione put” esercitabili il 21/12/2018, mentre il restante 0.515% sono contratti di “opzione put” esercitabili il 21/06/2019.

Il tal modo Morgan Stanley risulta virtualmente il maggior azionista della banca sopravanzando Invesco che detiene poco più del 5%.

Il titolo Banco Bpm , che nel corso della seduta era arrivato a cedere oltre il 4%, ha recuperato sul finale e ha chiuso in calo dello 0,83% a 1,8296 euro. Da inizio anno il titolo dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna risulta tra i peggiori dell’intero Ftse Mib con un calo nell’ordine del 32%. 

Istituto impegnato in processo derisking

Banco BPM ha archiviato i primi 9 mesi dell’anno con un utile netto di 525 milioni di euro frutto anche della plusvalenze per 313,6 milioni frutto della cessione delle attività di banca depositaria e di Anima nel corso del primo semestre. Nel terzo trimestre l’utile si è attestato a 172 milioni di euro, 5% sopra le stime di consensus.

La banca guidata da Giuseppe Castagna sta accelerando sul piano di derisking. In tal senso è stato avviato il progetto “ACE” individuando alcune potenziali controparti (rappresentate dalla cordata DoBank, Fortress e Spaxs, da quella costituita da Credito Fondiario ed Elliot e da quella costituita da Christofferson Robb & Company Davidson Kempner e Prelios) che stanno completando le proprie attività di due diligence sui portafogli dei crediti deteriorati. La Banca valuterà le offerte che le suddette controparti presenteranno, con l’obiettivo di realizzare una significativa cessione per un importo superiore a € 3,5 miliardi e fino ad un massimo di € 8,6 miliardi;contestualmente si valuterà anche l’eventuale inclusione della piattaforma di servicing.

Nei primi 9 mesi dell’anno l’ammontare dei NPL è sceso di 6,9 miliardi con calo degli stock esistenti di 11,5 mld dalla data di efficacia della fusione tra Banco Popolare e Bpm. I crediti deteriorati netti sono scesi di € 3,9 miliardi rispetto a fine 2017, con un’incidenza sul totale degli impieghi in flessione dal 12,1% (fine 2017) all’8,5%.

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Banco Bpm, Saviotti presidente del comitato esecutivo

Il Consiglio di Amministrazione del neonato Banco Bpm si è riunito ieri per deliberare, fra l’altro, in merito alla composizione dei comitati previsti dallo Statuto sociale. Le nomine più attese erano senz’altro quelle di Pier Francesco Saviotti e di Giuseppe Castagna, che sono diventati rispettivamente presidente e vicepresidente del comitato Esecutivo. 

Di seguito pubblichiamo l’elenco completo dei nuovi comitati diffuso con una nota dall’istituto di credito.

Comitato Esecutivo: Pier Francesco Saviotti (Presidente), Giuseppe Castagna (Vice Presidente), Mauro Paoloni, Guido Castellotti, Maurizio Comoli e Piero Lonardi.

Comitato Controllo Interno e Rischi: Mario Anolli (Presidente), Costanza Torricelli (Vice Presidente), Carlo Frascarolo e Rita Laura D’Ecclesia.

Comitato Nomine: Carlo Frascarolo (Presidente), Giulio Pedrollo (Vice Presidente), Michele Cerqua e Cristina Galeotti.

Comitato Remunerazioni: Fabio Ravanelli (Presidente), Emanuela Soffientini (Vice Presidente), Paola Galbiati e Cristina Zucchetti. 

Comitato Parti Correlate: Cristina Zucchetti (Presidente), Mario Anolli (Vice Presidente), Marisa Golo e Costanza Torricelli.

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Fallimento Coppola Saviotti è indagato

Repubblica.it 2017-10-7

MILANO.

Pier Francesco Saviotti, nella sua qualità di ex amministratore delegato del Banco Popolare, è stato sottoposto a indagini nell’ambito del fallimento di Porta Vittoria. Sull’area milanese, che un tempo era controllata dall’immobiliarista Danilo Coppola, entro fine ottobre potrebbe partire l’asta fallimentare. Ma già da qualche mese Saviotti, nella sua funzione precedente di numero uno della banca, è stato indagato con l’ipotesi di aver contribuito al fallimento di Porta Vittoria mediante azioni dolose, in concorso con altri soggetti. Alla base delle indagini della Procura di Milano potrebbe esserci proprio una denuncia di Coppola, ma il passaggio non è chiaro; di sicuro nei mesi scorsi l’immobiliarista aveva gridato al complotto per essere stato espropriato dei suoi beni. Su Porta Vittoria, gravata da debiti per circa 400 milioni, un paio di anni fa era stato proprio il Banco Popolare a chiedere il fallimento. E da allora tra il principale finanziatore del gruppo Coppola e l’ultimo dei furbetti del quartierino erano cominciate a volare le carte bollate e le accuse. Ora il Banco si trova a doversi difendere dalla tesi di aver svolto un’attività di direzione e coordinamento su Porta Vittoria Spa, dopo il finanziamento per circa 210 milioni erogato intorno al 2010; l’avrebbe quindi portata al fallimento, abusando della sua posizione di forza.

La vicenda – Saviotti è già stato sentito dai magistrati, ma non ha ricevuto alcun avviso di garanzia – ha già avuto uno strascico sul Banco Bpm (la nuova banca in cui è confluito Banco Popolare), in cui Saviotti è consigliere e presidente del comitato esecutivo. Nell’ultima semestrale infatti si legge che proprio in base all’ipotesi di attività di direzione e coordinamento, i crediti vantati dalla banca nei confronti di Porta Vittoria (saliti a 219,5 milioni) sono stati retrocessi dai commissari liquidatori tra i crediti chirografari. In coda insomma ai creditori privilegiati, nonostante su quell’esposizione ci sia una garanzia ipotecaria. La banca ha impugnato lo stato passivo, ora sarà il Tribunale a stabilire se ha ragione il Banco o il giudice delegato Amina Simonetti, che ha accolto la richiesta dei curatori di Porta Vittoria di postergare il credito di Banco Bpm (circa la metà dell’intera esposizione debitoria della società fallita).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Pier Francesco Saviotti è stato ad del Banco Popolare

Vittoria Puledda

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O PRIMA O POI I NODI ARRIVANO AL PETTINE !

Fallimento banche venete: Ciambetti e Negro consegnano la relazione della commissione ai procuratori di Vicenza e Treviso

ilnordestquotidiano.it 16.11.18

Intanto al Parlamento il sottosegretario Bitonci presenta alcuni emendamenti per recepire i suggerimenti dei risparmiatori coinvolti nei crack bancari.

fallimento banche

Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, assieme al presidente della commissione specialed’inchiesta sul fallimento banche del Veneto, Giovanna Negro, hanno consegnato ai procuratori dei Tribunalidi Vicenza e Treviso le risultanze del lavoro fin qui svolto.

«Se per Paolo Gentiloni la Commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche fu un tentato suicidio dell’allora partito di maggioranza, non altrettanto possiamo dire per l’approfondimento svolto dal Consiglio regionale del Veneto: qui si è lavorato bene, in maniera proficua e, diversamente da quanto accaduto a Roma, dove, per le stesse ammissioni dell’ex primo ministro, il Parlamento non ha fatto emergere novità di rilievo, la Commissione presieduta da Giovanna Negro ha restituito un quadro generale su cui riflettere e in cui vi sono certamente passaggi inediti e tali da suscitare interesse. Vi sono dati e date, coincidenze e concomitanze che credo siano illuminanti» ha sottolineato Ciambetti.

«Si tratta di un testo corposo e particolare nei contenuti come nella ricostruzione del quadro generale – ha spiegato Ciambetti -. La consegna ai due procuratori della Repubblica di Vicenza e Treviso è un atto di cortesia istituzionale, un momento di collaborazione tra Consiglio regionale e Procura della Repubblica: la nostra speranza è di contribuire e aver dato un aiuto a chi oggi sta difendendo la Giustizia anche per dare una risposta a tutti i risparmiatori truffati».

Secondo Giovanna Negro, presidente della Commissione speciale d’inchiesta di Palazzo ferro Fini sul fallimento banche, «la nostra Commissione aveva un ruolo conoscitivo e pertanto è giusto affidare quanto abbiamo appurato a chi ha, invece, il ruolo ispettivo e inquirente. Affidiamo, con serenità e con la speranza di giungere utili, alle Procure il nostro lavoro: sono sicura che ne faranno buon uso».

Intanto, a Roma prosegue il lavoro del Parlamento per dare un serio ristoro alle vittime dei fallimenti bancari. Impegnato sul tema in prima persona è il sottosegretario all’Economia, il padovano Massimo Bitonci, che in una nota informa che «la Lega ha presentato un emendamento alla Manovra con cui recepisce le richieste dei risparmiatoritruffati dalle banche. Vogliamo evitaredisparità di trattamento rispetto a chi ha presentato la domanda ad Acf in questo periodo e non è rientrata nell’ambito dei risparmiatori previsto dal ddl di Bilancio. I risparmiatori vanno messi tutti nelle stesse condizioni e tutelati fino in fondo con un percorso guidato per semplificare al massimo le procedure. Lo ribadiamo: il ristoro del 30%, che non ha eguali in Europa, deve essere considerato un acconto. Già oggi sono stati erogati i primi 40 rimborsi, pari a 657.000 euro, a dimostrazione che la nostra soluzione dell’arbitrato Consob funziona».

«Con l’emendamento presentato – spiega Bitonci  intendiamo allargare la plateadei risparmiatori da ammettere alle procedure, specificando che tra essi vi rientra anche chi è in possesso di quote di partecipazione – soprattutto risparmiatori della Banca Popolaredi Vicenza -, acceleriamo i tempi di erogazione e incrementiamo lo stanziamento finanziario per aumentare la percentuale del ristoro attraverso ulteriori disponibilità fino a 2,5 miliardi provenienti da fondi dormienti. Inoltre, ripristiniamo la possibilità di proporre azioninei confronti delle Autorità di vigilanza e delle banche, oltre a consentire di proseguire nel contenzioso legale contro la Consob, Banca d’Italia e banche».

I PIANI DI GUZZETTI PER LA SUCCESSIONE – “L’ARZILLO VECCHIETTO”, CHE SI RITIRERA’ NEL 2019, VUOLE PIAZZARE ALLA GUIDA DELLA FONDAZIONE CARIPLO GIOVANNI GORNO TEMPINI E PAOLO ANDREA COLOMBO (O CLAUDIO COSTAMAGNA) ALLA PRESIDENZA DI BANCA INTESA – MA L’AD CARLO MESSINA, SEMPRE PIU’ VICINO A CHIARA APPENDINO, HA UN ALTRO PIANO…

Dagospia.com 16.11.18

Dagonews

La finanza italiana si prepara al definitivo ritiro dalle scene (e dal potere) dell’“arzillo vecchietto” (copy Della Valle) Giuseppe Guzzetti. Nel 2019 lascerà la guida della Fondazione Cariplo e l’incarico di presidente di banca Intesa. Ma come tutti i potenti di lungo corso, Guzzetti non contempla un salto nel buio dopo il suo addio e intende pilotare la successione.

GIUSEPPE GUZZETTIGIUSEPPE GUZZETTI

Al suo posto, in Cariplo, vorrebbe piazzare Giovanni Gorno Tempini. Il manager bocconiano, a sorpresa, avrebbe declinato la proposta sostenendo di essere “troppo giovane” per parcheggiarsi alla guida di una fondazione. Sarebbe più gradita, ha fatto intendere, la poltrona di presidente di Intesa dove, però, Guzzetti preferirebbe paracadutare Paolo Andrea Colombo o, in alternativa, Claudio Costamagna.

giovanni gorno tempiniGIOVANNI GORNO TEMPINI

Il domino non incontra i favori dell’ad di Intesa, Carlo Messina, che spinge per la riconferma di Gian Maria Gros Pietro e ha aperto nuovi canali diplomatici con la sindaca di Torino, Chiara Appendino. In quest’ottica vanno lette le recenti aperture del manager verso i cinquestelle…

costamagna da gruberCOSTAMAGNA DA GRUBERCARLO MESSINACARLO MESSINAPaolo Andrea Colombo

Draghi: “Non sfidate l’Ue, proteggete le famiglie dallo spread”

firstonline.info 16.11.18


Il numero uno della Bce lancia un messaggio indiretto all’Italia e sui tassi frena: possibile revisione del percorso previsto verso il rialzo – L’operazione, ricorda, è legata alla ripresa economica ma di fronte ad un deterioramento dell’outlook è possibile una revisione in funzione di una stabilizzazione automatica

Draghi: “Non sfidate l’Ue, proteggete le famiglie dallo spread”

I paesi con debiti pubblici elevati “dovrebbero proteggere famiglie e imprese dal rialzo dei tassi di interesse astenendosi dall’aumentare ulteriormente il debito e tutti i Paesi dovrebbero rispettare le regole dell’unione”. Mario Draghi non nomina l’Italia, ma il riferimento è evidente. Nel suo intervento allo “European Banking Congress” di Francoforte, il presidente della Bce ha sottolineato che “la mancanza di consolidamento nei Paesi ad elevato debito aumenta la loro vulnerabilità agli shock, sia che questi siano auto-innescati, mettendo in discussione le regole dell’architettura dell’Unione economica o monetaria, sia che siano importati tramite il contagio finanziario”.

Finora, ha sottolineato ancora Draghi con chiaro riferimento all’Italia, “il rialzo degli spread è rimasto confinato al primo caso e il contagio tra Paesi è stato limitato. Questi sviluppi si trasmettono alle condizioni di erogazione di prestiti delle banche nell’economia reale. Ad oggi, tramite il riprezzamento dei prestiti bancari, sta avvenendo dove il rialzo degli spread è stato più significativo. Complessivamente i costi di finanziamento restano comunque vicini ai minimi storici in tutti i grandi Paesi europei, grazie a una base di depositi stabile”.

STOP AL QE CONFERMATO, MA SUI TASSI A ZERO POSSIBILE PROROGA

Sul versante della politica monetaria, Draghi ha confermato che gli acquisti del Quantitative easing sono ormai agli sgoccioli: “Se i dati confermeranno le valutazioni sulle prospettive di inflazione, con dicembre gli acquisti si concluderanno”. E nonostante il recente rallentamento dell’economia, “la solidità di fondo di salari e della domanda interna continua a supportare la valutazione che la convergenza dell’inflazione proseguirà” verso i livelli auspicati dalla Bce.

Per garantire la convergenza dell’inflazione verso l’obiettivo (un livello “inferiore ma vicino al 2%”), la Bce rinnoverà a scadenza i titoli già acquistati e manterrà un orientamento espansivo sui tassi, che– stando alle indicazioni dell’Eurotower – rimarranno al minimo storico almeno fino all’estate 2019.

Draghi ha aperto alla possibilità che eventuali peggioramenti della congiuntura possano indurre la Bce a prolungare l’orizzonte dei tassi a zero: “Se le condizioni di liquidità dovessero inasprirsi o se si verificasse un deterioramento delle prospettive di inflazione, la nostra reazione sarebbe ben definita. Si rifletterebbe in un aggiustamento del percorso atteso sui tassi di interesse. La natura di questa foward guidance è soggetta agli sviluppi economici e per questo agisce come uno stabilizzatore automatico”.

LA CRESCITA DELL’EUROZONA RALLENTA, MA “È NORMALE”

Per quanto riguarda la congiuntura economica, il numero uno della Bce ha ammesso che la crescita dell’area euro ha mostrato una “perdita di slancio” e gli ultimi dati si sono mostrati “deboli”, tuttavia, ha aggiunto, “non vi è certamente alcuna ragione per la quale l’espansione debba bruscamente interrompersi”. Anzi, “un graduale rallentamento è normale, mentre l’espansione si fa più matura e si evolve a convergere verso il potenziale di lungo termine. Peraltro, l’espansione dell’area euro resta relativamente breve di durata e limitata nella mole”.

Esclusiva. Fondo ristoro risparmiatori vittime BPVi, Veneto Banca e banche interessate: Art. 38 manovra 2019 dopo emendamento Lega. Prof. Bettiol: un buon passo in avanti

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile VicenzaPiù) 16.11.18

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Articolo in evoluzione. Presentiamo in anteprima esclusiva la riformulazione completa dell’Art. 38 (Fondo per il ristoro dei risparmiatori) del Capo III della legge di bilancio 2018 come risulta ora formulato dopo l’emendamento della Lega, che recepirebbe le richieste dei risparmiatori soci e vittime di Banca Popolare di VicenzaVeneto BancaBanca dell’Etruria e del Lazio, CariChietiBanca delle Marche e CaRiFe anche, grazie alla segnalazione di Miatello e al lavoro di documentazione di VicenzaPiu.com, i soci di Banca CredivenetoBanca Padovana di Credito CooperativoPopolare Province Calabre e BCC Paceco.  Una prima valutazione di peso e positiva c’è ma il condizionale è d’obbligo.

Se, infatti, dobbiamo avere il tempo di studiare il nuovo documento, che, però, rendiamo disponibile a tutti per commenti e valutazioni che ci possono essere inviate all’indirizzo mail fondosocibanchevenete@vicenzapiu.com, per ora ci affidiamo a un “esperto” di assoluto livello come il prof. avv. Rodolfo Bettiol che, quando parla, lo fa in punta di diritto e a prescindere delle parti di cui è consulente legale.

Raggiunto al telefono  Bettiol, che dell’architettura della legge 205 su cui si poggia l’articolo 38 del capo III della Manovra è stato se non l’ideatore tra gli ideatori tecnici con Loris Mazzon e sulla spinta di Patrizio Miatello (va per onestà intellettuale riconosciuto questo lavoro fondamentale per gli esiti odierni!), ci dice: “ho letto l’emendamento e la formulazione dell’articolo che ne deriva. Ad un primo esame, che mi riservo di approfondire, una buona parte delle istanze qualificanti dei danneggiati mi paiono accolte. Anche se sarebbe giusto fare di più mi rendo conto anche dei limiti globali in cui il governo di sta muovendo per cui, ferma restando la necessità di chiarire le modalità e alcuni effetti negativi possibili del criterio cronologico di evasione delle richieste di ristoro oltre alla verifica sul campo delle procedure di attuazione e della reale attuabilità del 30% come un acconto iniziale del dovuto, mi sembra di poter dire, in attesa dei passi che il Parlamento compirà e del testo che verrà poi approvato, che si sia fatto un buon passo in avanti. Non mi fermerei a questo ma oggi ne prendo atto con uan certa soddisfazione“.

 

Capo III Legge di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 bilancio e bilancio pluriennale per il triennio 2019 – 2021. Art. 38. (Fondo per il ristoro dei risparmiatori)

1. Per il ristoro dei risparmiatori, come definiti al comma 2 del presente articolo, che hanno subìto un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia dell’Arbitro per le controversie finanziarie (ACF) adottata ai sensi del presente articolo, in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento di azioni emesse o in ragione della violazione degli analoghi obblighi previsti dalla normativa ratione temporis vigente o comunque dei principi generali dell’ordinamento, connessi alla , o comunque prestati in occasione della o finalizzati alla compravendita di azioni, quote di partecipazione e, fatto salvo quanto previsto dal comma 12 e 12-bis, altri strumenti finanziari successivamente convertiti o rimborsati in azione emessi da banche aventi sede legale in Italia poste in liquidazione coatta amministrativa, dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze è istituito un Fondo di ristoro, con una dotazione finanziaria iniziale di 525 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021. L’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 1106, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, è ridotta di 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021. Le risorse della contabilità speciale di cui all’articolo 7-quinquies, comma 7, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, sono versate per l’importo di 500 milioni di euro all’entrata del bilancio dello Stato entro il 30 marzo 2019 e restano acquisite all’erario. Le somme non impegnate al termine di ciascun esercizio finanziario sono conservate nel conto dei residui per essere utilizzate negli esercizi successivi. Per le finalità di cui al comma 6, per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026 al fondo di cui al presente comma affluiscono, altresì, le disponibilità finanziarie del fondo di cui all’ articolo 1, comma 343 della legge 23 dicembre 2005, n. 266.
2. Hanno accesso alle prestazioni del Fondo di cui al comma 1 i risparmiatori, che siano la persona fisica, l’imprenditore individuale, anche agricolo, o il coltivatore diretto, che ha acquistato le azioni che hanno acquistato gli strumenti di cui al comma 1, o i loro successori mortis causa, nonché il coniuge, il convivente more uxorio o i parenti entro il secondo grado in possesso delle predette azioni a seguito di trasferimento con atto tra vivi. Per risparmiatori si intendono gli investitori in possesso degli strumenti di cui al comma 1, diversi dalle controparti qualificate di cui all’articolo 6, comma 2-quater, lettera d), e dai clienti professionali di cui ai successivi commi 2-quinquies e 2-sexies, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.
3. Il Fondo di cui al comma 1 opera nel rispetto delle seguenti condizioni:
a) le azioni relativamente alle gli strumenti di cui al comma 1 relativamente ai quali è riconosciuto il risarcimento del danno sono state acquistate stati in origine acquistati dal risparmiatore avvalendosi della prestazione di servizi di investimento da parte per il tramite della banca emittente o di società da questa controllate al momento dell’operazione contestata;
b) le azioni relativamente alle gli strumenti di cui al comma 1 relativamente ai quali è riconosciuto il risarcimento del danno sono detenute detenuti dal risparmiatore alla data in cui la banca è posta in liquidazione ovvero alla data in cui la banca è stata posta in risoluzione, qualora questa abbia preceduto la liquidazione;
c) la domanda all’autorità giudiziaria ordinaria o all’ACF è presentata entro il 30 giugno 2019;
d) la misura del ristoro erogato è pari al 30 per cento dell’importo onnicomprensivo riconosciuto o liquidato nelle sentenze o pronunce di cui al comma 1, entro il limite massimo complessivo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore, comprensivo di accessori di legge ove riconosciuti;
e) il ristoro non è cumulabile con altre forme di indennizzo, ristoro, rimborso o risarcimento; i dividendi percepiti sono dedotti dall’importo riconosciuto o liquidato nelle sentenze o pronunce di cui al comma 1; il ristoro dovrà tenere conto di altre forme di indennizzo, ristoro, rimborso o risarcimento, nonché dei dividendi e delle cedole percepiti accertati nelle sentenze o nelle pronunce di cui al comma 1. A tal fine, i risparmiatori hanno l’obbligo di produrre apposita documentazione o una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, di cui all’art 47 D.P.R. 445/2000, che attesti l’effettivo percepimento di somme derivanti da altre forme di indennizzo, ristoro, rimborso o risarcimento, nonché dalla corresponsione di dividendi e cedole;
f) l’accettazione del pagamento a carico del Fondo equivale a rinuncia all’esercizio di qualsiasi diritto e pretesa connessi alle stesse azioni, salvo quanto previsto dal comma 6. Resta impregiudicato il diritto per i risparmiatori di cui al presente articolo di agire in giudizio per il risarcimento della parte di danno eccedente il ristoro corrisposto ai sensi del presente articolo.
4. Il Fondo di cui al comma 1 del presente articolo, anche con riguardo a quanto corrisposto ai sensi dell’articolo 11, comma 1-bis, del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 settembre 2018, n. 108, è surrogato nei diritti del risparmiatore per l’importo corrisposto. Il Fondo opera entro i limiti della dotazione finanziaria e fino al suo esaurimento secondo il criterio cronologico della presentazione della domanda all’autorità giudiziaria ordinaria o all’ACF corredata di idonea documentazione, fermo restando quanto previsto al comma 7 del presente articolo in merito alla costituzione di collegi specializzati.
5. Al fine di assicurare parità di trattamento a fronte di situazioni analoghe, i risparmiatori che hanno aderito a iniziative transattive assunte dalle banche di cui al comma 1 possono proporre la domanda di risarcimento del danno di cui al medesimo comma 1 al solo fine di accedere al ristoro del Fondo previsto dallo stesso comma 1, nella misura di cui al comma 3, lettera d), dedotti gli importi liquidati al risparmiatore in esecuzione della transazione. Fatta eccezione per i risparmiatori che hanno un valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) inferiore a 35.000 euro nell’anno 2018, i risparmiatori di cui al primo periodo del presente comma sono postergati nell’erogazione del rimborso ai risparmiatori di cui al comma 1. Nel caso di intervenuta revocatoria della transazione, i risparmiatori che hanno aderito a iniziative transattive assunte dalle banche di cui al comma 1 possono presentare domanda al Fondo di cui al comma 1 previa restituzione dell’importo percepito in esecuzione della transazione e nel rispetto delle condizioni di cui ai commi 1 e 3.
6. Il Ministero della giustizia e la Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB) comunicano al Ministero dell’economia e delle finanze, nei termini indicati con il decreto emanato ai sensi del comma 9, i dati relativi alle domande presentate e agli importi richiesti, nonché le sentenze e pronunce, con indicazione degli importi riconosciuti a titolo di risarcimento del danno, e le sentenze e le pronunce di rigetto delle domande. Le comunicazioni di cui al presente comma sono finalizzate a consentire l’erogazione, da parte del Ministero dell’economia e delle finanze, degli importi riconosciuti e a consentire la verifica delle risorse occorrenti per l’erogazione della misura di rimborso agli aventi diritto, in caso di incapienza della dotazione finanziaria del Fondo di cui al comma 1 del presente articolo, nonché per aumentare la misura percentuale dei rimborsi all’esito del processo avviato ai sensi del presente articolo nonché dell’articolo 11, comma 1-bis, del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 settembre 2018, n. 108, tenendo conto delle risorse effettivamente disponibili. A tal fine presso il Ministero dell’economia e delle finanze, nell’ambito del contingente di cui all’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 3 lugli 2003 n. 227, che per ciascuno degli anni dal 2019 al 2026 è incrementato in misura corrispondente, è costituita una cabina di coordinamento, la cui dotazione organica è di complessive dieci unità tra cui una unità con funzioni di livello dirigenziale non generale, alla quale spetta il compito di coordinare e compiere le attività necessarie ad assicurare l’erogazione da parte del Ministero dell’economia e delle finanze degli importi spettanti ai risparmiatori di cui al presente articolo in relazione alle comunicazioni ricevute ai sensi del presente comma nonché di verificare periodicamente l’avanzamento del processo di ristoro, informandone entro il 31 dicembre di ciascun anno la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La cabina di coordinamento ha anche il compito di assicurare un permanente collegamento con le associazioni rappresentative dei risparmiatori di cui al presente articolo. A tal fine il Ministero dell’economia e delle finanze istituisce anche un’apposita casella di posta elettronica dedicata, dandone evidenza sul proprio sito internet. Le dieci unità sono individuate, mediante apposito interpello, tra il personale delle Amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Il personale di cui al presente comma è collocato ai sensi dell’articolo 17 comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127, in posizione di comando, fuori ruolo o altro analogo istituto previsto dai rispettivi ordinamenti. Decorso il termine di cui al citato articolo 17, comma 14, della legge n. 127 del 1997, senza che l’amministrazione o ente di appartenenza abbia adottato il provvedimento di fuori ruolo o di comando o altro istituto equivalente, lo stesso si intende assentito qualora sia intervenuta la manifestazione di disponibilità da parte degli interessati che prendono servizio alla data indicata nella richiesta. Nel caso di impossibilità, per mancanza di adesioni al relativo interpello, di destinare all’esigenza di cui al presente comma personale appartenente alle amministrazioni indicate nel presente comma, il Ministero dell’economia e delle finanze è autorizzato a stipulare per ciascuno degli anni dal 2019 al 2026 contratti di lavoro a tempo determinato nel limite massimo di dieci unità di personale. Al funzionamento della cabina di coordinamento, nel limite massimo di spesa di euro 1.500.000 annui per ciascuno degli anni dal 2019 al 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 90, comma 2. Con il decreto di cui al comma 9 sono definite le modalità di costituzione della cabina di coordinamento e i compiti specifici che dovrà svolgere.
7. Al fine di accelerare il processo di ristoro a favore dei risparmiatori di cui ai commi 1 e 5 del presente articolo, fino al completo esaurimento dell’esame delle domande proposte dai medesimi risparmiatori, la CONSOB, sulla base delle disposizioni di cui al regolamento adottato con delibera della CONSOB n. 19602 del 4 maggio 2016 in quanto compatibile, potenzia l’attività dell’ACF con l’istituzione di non più di dieci collegi, prevedendo uno o più collegi specializzati per la trattazione delle domande presentate dai risparmiatori che hanno un valore dell’ISEE non superiore a 35.000 euro nell’anno 2018. A tal fine la CONSOB individua il Presidente del Collegio arbitrale che deve assicurare il coordinamento operativo tra i Collegi istituti ai sensi del presente comma anche allo scopo di garantire l’uniformità delle decisioni rispetto a fattispecie analoghe. A parità di situazioni, si applica il criterio cronologico dell’adozione della pronuncia. Ai fini della presentazione dei ricorsi all’ACF da parte dei risparmiatori di cui ai commi 1 e 5 del presente articolo nonché ai fini della trattazione dei medesimi ricorsi, si applica la procedura prevista dal citato regolamento di cui alla delibera della CONSOB n. 19602 del 2016, in quanto compatibile, prevedendo, in ogni caso, modalità semplificate per la presentazione delle domande e per l’adozione delle relative pronunce anche attraverso la previsione, ove possibile, di accertamento esclusivamente documentale di ciascun caso anche senza contraddittorio. Tali modalità semplificate che prevedono, in particolare, che la presentazione della domanda può avvenire anche attraverso una modulistica predefinita che individua le fattispecie da contrassegnare, ove effettivamente ricorrenti, che ammettono alla pronuncia dell’ACF sono definite dalla CONSOB, previa consultazione pubblica, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il 28 febbraio 2019 e pubblicate nel sito internet della CONSOB stessa. Resta ferma la possibilità per il risparmiatore di presentare un articolato ricorso nell’ambito del quale può svolgere le argomentazioni ritenute opportune secondo le modalità stabilite dalla CONSOB entro il predetto termine. Agli oneri di funzionamento dell’ACF, compresi gli oneri per le esigenze logistiche e per le dotazioni informatiche necessarie, la CONSOB provvede a valere sulle disponibilità del Fondo di cui all’articolo 32-ter.1 del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, come integrato ai sensi dell’articolo 1, comma 1107, della legge 27 dicembre 2017, n. 205. Sul medesimo Fondo gravano anche le spese del procedimento non altrimenti recuperabili. Agli eventuali ulteriori oneri si fa fronte ai sensi dell’articolo 40, comma 3, della legge 23 dicembre 1994, n. 724. Limitatamente alla trattazione dei ricorsi presentati dai risparmiatori di cui ai commi 1 e 5 del presente articolo, l’ambito di operatività dell’ACF è esteso anche alle domande di valore superiore a 500.000 euro. L’ACF è competente anche per la trattazione dei ricorsi presentati dai risparmiatori le cui richieste afferiscono alle azioni agli strumenti di cui al comma 1 del presente articolo acquisite acquisiti prima dell’introduzione dell’articolo 25-bis del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998. In tali ultimi casi si farà applicazione della normativa all’epoca vigente in merito alla compravendita degli strumenti di cui al comma 1 nonché ai principi generali dell’ordinamento. Per le finalità di cui al presente articolo non rileva la prescrizione dei diritti conseguenti agli acquisti degli strumenti di cui al comma 1. Le disponibilità finanziarie, destinate ad assicurare il funzionamento dell’ACF, di cui al presente comma e al comma 8 del presente articolo affluiscono in appositi fondi iscritti distintamente nel bilancio della CONSOB; i singoli fondi costituiscono patrimoni distinti e separati dal patrimonio della CONSOB e da quello di altri fondi. Le disponibilità di ciascun fondo sono destinate esclusivamente agli scopi per esso indicati nel presente articolo e sono utilizzate dalla CONSOB secondo le speciali disposizioni del proprio ordinamento in materia. Esaurita la loro funzione, le disponibilità residue sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate al Fondo di cui al comma 1 del presente articolo. La selezione pubblica di cui al comma 8 del presente articolo e il contratto di lavoro con le unità di personale assunte sono disciplinati dalle speciali disposizioni dell’ordinamento della CONSOB in materia.
7-bis. Al fine di procedere, mediante concorsi pubblici, al potenziamento dell’attività di vigilanza a tutela dei risparmiatori, la dotazione della pianta organica della CONSOB è incrementata di 25 unità. Al relativo onere si provvede ai sensi dell’articolo 40, comma 3, della legge 23 dicembre 1994, n. 724.
8. Al fine di assicurare lo svolgimento prioritario delle complessive attività preordinate all’adozione delle pronunce da parte dell’ACF, la CONSOB può assumere, mediante selezione pubblica, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, in aggiunta alla dotazione della pianta organica vigente, per non più di cinque anni, fino a 55 unità di personale in possesso di idonee professionalità e competenze. A tale fine è autorizzata la spesa di 4,5 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2019 al 2023, a cui si provvede, eccezionalmente, in deroga all’articolo 40, comma 3, della legge 23 dicembre 1994, n. 724. All’onere per gli anni dal 2019 al 2021, pari a 4,5 milioni di euro annui, si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo di cui al comma 1.
9. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro il 31 gennaio 2019, sono stabilite le misure di attuazione del presente articolo, ivi comprese quelle occorrenti per l’erogazione, da parte del Fondo di cui al comma 1, degli importi liquidati. Nelle more dell’adozione del decreto di cui al presente comma s applica quanto previsto dall’articolo 1, comma 1107, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, come modificato dal comma 11 del presente articolo.
10. Al fine di agevolare il processo di rimborso a favore dei risparmiatori di cui ai commi 1 e 5 del presente articolo, con protocollo stipulato dalla CONSOB e dal Fondo interbancario di tutela dei depositi istituito ai sensi dell’articolo 96 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sono disciplinate, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, le modalità per l’acquisizione della documentazione, occorrente per l’adozione della decisione dell’ACF, che il risparmiatore non è in grado di produrre e che si trova nella disponibilità delle banche in liquidazione ovvero delle banche cessionarie di attività e passività delle stesse. Al fine di agevolare il processo di rimborso a favore dei risparmiatori di cui ai commi 1 e 5 e consentire il rispetto del criterio cronologico di presentazione delle domande previsto dal comma 4 del presente articolo, i risparmiatori a corredo della domanda dovranno trasmettere idonea documentazione a sostegno delle proprie pretese con le modalità definite dalla Consob ai sensi del comma 7 del presente articolo. Nelle ipotesi in cui il risparmiatore dichiari di non essere in possesso della documentazione inerente i diritti fatti valere o l’ACF ritenga la domanda presentata incompleta, tale documentazione potrà essere acquisita dai soggetti in possesso della stessa anche con le modalità previste con apposito protocollo stipulato dalla CONSOB e dal Fondo interbancario di tutela dei depositi istituito ai sensi dell’articolo 96 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385. Le modalità per l’acquisizione della documentazione occorrente per l’adozione della decisione dell’ACF e che il risparmiatore non è in grado di produrre e che si trova nella disponibilità delle banche in liquidazione, o delle banche dalle medesime controllate all’epoca delle operazioni, o delle banche cessionarie di attività e passività delle stesse, sono disciplinate, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato. Nell’ipotesi in cui il Fondo interbancario di tutela dei depositi non riesca a reperire la documentazione richiesta o non riesca a trasmetterla nei tempi previsti per una rapida trattazione delle domande, la decisione dell’ACF, purché vi sia almeno una prova documentale del possesso degli strumenti di cui al comma 1, così come previsto al comma 3, lett. b), del presente articolo, potrà essere adottata sulla base di quanto dichiarato, ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, in sede di presentazione delle domande medesime.
11. Il Fondo di ristoro finanziario disciplinato dall’articolo 1, commi da 1106 a 1108, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, è sostituito dal Fondo istituito dal comma 1 del presente articolo. All’articolo 1, comma 1107, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, il primo e il secondo periodo sono soppressi periodo è soppresso.
12. Le procedure arbitrali concernenti strumenti finanziari di debito subordinato emessi dalla Banca Popolare di Vicenza Spa e dalla Veneto Banca Spa, alle quali hanno accesso gli investitori previsti dall’articolo 6, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2017, n. 121, sono disciplinate dai regolamenti di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 aprile 2017, n. 82, e al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 9 maggio 2017, n. 83, nonché dai relativi provvedimenti applicativi. Il termine di trenta giorni per la proposta del Fondo interbancario di tutela dei depositi, nelle forme dell’offerta al pubblico, previsto dall’articolo 3, comma 3, del citato regolamento di cui al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze n. 83 del 2017 decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge.
12-bis. Al fine di evitare disparità di trattamento a fronte di situazioni analoghe, i risparmiatori rientranti nella definizione di cui al comma 2 e in precedenza esclusi, in possesso di strumenti finanziari subordinati emessi dalle banche in liquidazione di cui al presente articolo, acquistati nell’ambito delle compravendite di cui al comma 1 e 3 lettere a) e b) e in precedenza esclusi, sono ammessi alle procedure previste dalla legge 28 dicembre 2015 n. 208 e dal decreto legge 25 giugno 2017 n. 99 convertito con modificazioni dalla legge 31 luglio 2017 n. 121. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottarsi entro il 31 gennaio 2019, sono stabilite le modalità di attuazione del presente comma.

All’articolo 38 apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1:
1) dopo le parole “(ACF)” inserire le seguenti: “adottata ai sensi del presente articolo”;
2) sostituire le parole “relativi alla sottoscrizione e al collocamento di azioni emesse” con le seguenti “o in ragione della violazione degli analoghi obblighi previsti dalla normativa ratione temporis vigente o, comunque, dei principi generali dell’ordinamento, connessi alla , o comunque prestati in occasione della o finalizzati alla compravendita di azioni, quote di partecipazione e, fatto salvo quanto previsto dal comma 12 e 12-bis, altri strumenti finanziari successivamente convertiti o rimborsati in azione emessi”;
3) aggiungere infine il seguente periodo: “Per le finalità di cui al comma 6, per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026 al fondo di cui al presente comma affluiscono, altresì, le disponibilità finanziarie del fondo di cui all’ articolo 1, comma 343 della legge 23 dicembre 2005, n. 266”;
b) al comma 2:
1) le parole da “che siano” fino a “acquistato le azioni” sono sostituite dalle seguenti “che hanno acquistato gli strumenti”;
2) aggiungere infine il seguente periodo: “Per risparmiatori si intendono gli investitori in possesso degli strumenti di cui al comma 1, diversi dalle controparti qualificate di cui all’articolo 6, comma 2-quater, lettera d), e dai clienti professionali di cui ai successivi commi 2-quinquies e 2-sexies, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.”;
c) al comma 3:
1) alla lettera a), le parole “le azioni relativamente alle” sono sostituite dalle seguenti “gli strumenti di cui al comma 1 relativamente ai” e le parole “state acquistate” sono sostituite dalle seguenti “stati in origine acquistati” e le parole “avvalendosi della prestazione di servizi di investimento da parte” sono sostituite dalle seguenti “per il tramite” e dopo le parole “da questa controllate” inserire le seguenti “al momento dell’operazione contestata”;
2) alla lettera b), le parole “le azioni relativamente alle” sono sostituite dalle seguenti “gli strumenti di cui al comma 1 relativamente ai” e la parola “detenute” è sostituita dalla seguente “detenuti”
3) la lettera e) è sostituita dalla seguente: “e) il ristoro dovrà tenere conto di altre forme di indennizzo, ristoro, rimborso o risarcimento, nonché dei dividendi e delle cedole percepiti accertati nelle sentenze o nelle pronunce di cui al comma 1. A tal fine, i risparmiatori hanno l’obbligo di produrre apposita documentazione o una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, di cui all’art 47 D.P.R. 445/2000, che attesti l’effettivo percepimento di somme derivanti da altre forme di indennizzo, ristoro, rimborso o risarcimento, nonché dalla corresponsione di dividendi e cedole;”;
4) la lettera f) è sostituita dalla seguente: “Resta impregiudicato il diritto per i risparmiatori di cui al presente articolo di agire in giudizio per il risarcimento della parte di danno eccedente il ristoro corrisposto ai sensi del presente articolo.”;
d) al comma 6, aggiungere infine i seguenti periodi: A tal fine presso il Ministero dell’economia e delle finanze, nell’ambito del contingente di cui all’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 3 lugli 2003 n. 227, che per ciascuno degli anni dal 2019 al 2026 è incrementato in misura corrispondente, è costituita una cabina di coordinamento, la cui dotazione organica è di complessive dieci unità tra cui una unità con funzioni di livello dirigenziale non generale, alla quale spetta il compito di coordinare e compiere le attività necessarie ad assicurare l’erogazione da parte del Ministero dell’economia e delle finanze degli importi spettanti ai risparmiatori di cui ai commi da 1 a 11 in relazione alle comunicazioni ricevute ai sensi del presente comma nonché di verificare periodicamente l’avanzamento del processo di ristoro, informandone entro il 31 dicembre di ciascun anno la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La cabina di coordinamento ha anche il compito di assicurare un permanente collegamento con le associazioni rappresentative dei risparmiatori di cui al presente articolo. A tal fine il Ministero dell’economia e delle finanze istituisce anche un’apposita casella di posta elettronica dedicata, dandone evidenza sul proprio sito internet. Le dieci unità sono individuate, mediante apposito interpello, tra il personale delle Amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Il personale di cui al presente comma è collocato ai sensi dell’articolo 17 comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127, in posizione di comando, fuori ruolo o altro analogo istituto previsto dai rispettivi ordinamenti. Decorso il termine di cui al citato articolo 17, comma 14, della legge n. 127 del 1997, senza che l’amministrazione o ente di appartenenza abbia adottato il provvedimento di fuori ruolo o di comando o altro istituto equivalente, lo stesso si intende assentito qualora sia intervenuta la manifestazione di disponibilità da parte degli interessati che prendono servizio alla data indicata nella richiesta. Nel caso di impossibilità, per mancanza di adesioni al relativo interpello, di destinare all’esigenza di cui al presente comma personale appartenente alle amministrazioni indicate nel presente comma, il Ministero dell’economia e delle finanze è autorizzato a stipulare per ciascuno degli anni dal 2019 al 2026 contratti di lavoro a tempo determinato nel limite massimo di dieci unità di personale. Al funzionamento della cabina di coordinamento, nel limite massimo di spesa di euro 1.500.000 annui per ciascuno degli anni dal 2019 al 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 90, comma 2. Con il decreto di cui al comma 9 sono definite le modalità di costituzione della cabina di coordinamento e i compiti specifici che dovrà svolgere.”;
e) al comma 7:
1) dopo le parole “maggio 2016” inserire le seguenti “in quanto compatibile”;
2) dopo le parole “nell’anno 2018” inserire le seguenti “A tal fine la CONSOB individua il Presidente del Collegio arbitrale che deve assicurare il coordinamento operativo tra i Collegi istituti ai sensi del presente comma anche allo scopo di garantire l’uniformità delle decisioni rispetto a fattispecie analoghe.”;
3) dopo le parole “ciascuno caso” inserire le seguenti “anche senza contraddittorio”;
4) dopo le parole “Tali modalità semplificate” inserire le seguenti “che prevedono, in particolare, che la presentazione della domanda può avvenire anche attraverso una modulistica predefinita che individua le fattispecie da contrassegnare, ove effettivamente ricorrenti, che ammettono alla pronuncia dell’ACF”;
5) le parole “quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge” sono sostituite dalle seguenti “il 28 febbraio 2019”;
6) dopo le parole “CONSOB stessa.” inserire le seguenti “Resta ferma la possibilità per il risparmiatore di presentare un articolato ricorso nell’ambito del quale può svolgere le argomentazioni ritenute opportune secondo le modalità stabilite dalla CONSOB entro il predetto termine.”;
7) dopo le parole “altrimenti recuperabili.” inserire le seguenti “Agli eventuali ulteriori oneri si fa fronte ai sensi dell’articolo 40, comma 3, della legge 23 dicembre 1994, n. 724.”;
le parole “alle azioni” sono sostituite dalle seguenti “agli strumenti” e la parole “acquisite” è sostituita dalla seguente “acquisiti”;
9) dopo le parole “25-bis del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998.” inserire le seguenti ” In tali ultimi casi si farà applicazione della normativa all’epoca vigente in merito alla compravendita degli strumenti di cui al comma 1 nonché ai principi generali dell’ordinamento. Per le finalità di cui al presente articolo non rileva la prescrizione dei diritti conseguenti agli acquisti degli strumenti di cui al comma 1.”.
f) dopo il comma 7, inserire il seguente: “7-bis. Al fine di procedere, mediante concorsi pubblici, al potenziamento dell’attività di vigilanza a tutela dei risparmiatori, la dotazione della pianta organica della CONSOB è incrementata di 25 unità. Al relativo onere si provvede ai sensi dell’articolo 40, comma 3, della legge 23 dicembre 1994, n. 724.”;
g) il comma 10 è sostituito dal seguente “10. Al fine di agevolare il processo di rimborso a favore dei risparmiatori di cui ai commi 1 e 5 e consentire il rispetto del criterio cronologico di presentazione delle domande previsto dal comma 4 del presente articolo, i risparmiatori a corredo della domanda dovranno trasmettere idonea documentazione a sostegno delle proprie pretese con le modalità definite dalla Consob ai sensi del comma 7 del presente articolo. Nelle ipotesi in cui il risparmiatore dichiari di non essere in possesso della documentazione inerente i diritti fatti valere o l’ACF ritenga la domanda presentata incompleta, tale documentazione potrà essere acquisita dai soggetti in possesso della stessa anche con le modalità previste con apposito protocollo stipulato dalla CONSOB e dal Fondo interbancario di tutela dei depositi istituito ai sensi dell’articolo 96 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385. Le modalità per l’acquisizione della documentazione occorrente per l’adozione della decisione dell’ACF e che il risparmiatore non è in grado di produrre e che si trova nella disponibilità delle banche in liquidazione, o delle banche dalle medesime controllate all’epoca delle operazioni, o delle banche cessionarie di attività e passività delle stesse, sono disciplinate, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato. Nell’ipotesi in cui il Fondo interbancario di tutela dei depositi non riesca a reperire la documentazione richiesta o non riesca a trasmetterla nei tempi previsti per una rapida trattazione delle domande, la decisione dell’ACF, purché vi sia almeno una prova documentale del possesso degli strumenti di cui al comma 1, così come previsto al comma 3, lett. b), del presente articolo, potrà essere adottata sulla base di quanto dichiarato, ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, in sede di presentazione delle domande medesime.;
h) al comma 11 le parole “e il secondo periodo sono soppressi” sono sostituite dalle seguenti “periodo è soppresso”.
i) dopo il comma 12, aggiungere il seguente comma: “12-bis. Al fine di evitare disparità di trattamento a fronte di situazioni analoghe, i risparmiatori rientranti nella definizione di cui al comma 2 e in precedenza esclusi, in possesso di strumenti finanziari subordinati emessi dalle banche in liquidazione di cui al presente articolo, acquistati nell’ambito delle compravendite di cui al comma 1 e 3 lettere a) e b) e in precedenza esclusi, sono ammessi alle procedure previste dalla legge 28 dicembre 2015 n. 208 e dal decreto legge 25 giugno 2017 n. 99 convertito con modificazioni dalla legge 31 luglio 2017 n. 121. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottarsi entro il 31 gennaio 2019, sono stabilite le modalità di attuazione del presente comma.”.

L’amministratore delegato di Goldman “indignato” per il coinvolgimento di Over Bank in uno scandalo di $ 4,5 miliardi 1MDB

zerohedge.com 16.11.18

Con le azioni Goldman in caduta libera (che conferiscono una patina d’ironia all’appello della banca che le azioni americane stanno andando verso un mercato ribassista ), l’amministratore delegato David Solomon sta facendo il tanto necessario controllo dei danni mentre il DOJ scavalca il ruolo della banca nell’agevolare $ 4,5. miliardi di frodi al fondo sovrano malese 1MDB.

Solomon, che ha ereditato lo scandalo dal suo predecessore Lloyd Blankfein (che è stato identificato come il “misterioso” dirigente bancario che ha partecipato a un incontro del 2009 con il primo ministro malese Najib Razak che ha aiutato la banca a garantire l’accordo), ha detto ai dipendenti di Goldman che è stato “personalmente indignato” dal ruolo della banca nello scandalo e ha assicurato ai dipendenti che ciò non era coerente con “il buon lavoro e l’integrità della banca”.

Goldman

Solo che, storicamente parlando, strappare i governi stranieri è ben all’interno della timoneria di Goldman, come ha dimostrato una causa intentata contro la banca dall’Autorità di investimento libica .

“Sono personalmente indignato dal fatto che qualsiasi dipendente della società intraprenda le azioni esplicitate nelle memorie del governo”, ha detto l’amministratore delegato della società in un messaggio vocale lasciato con gli impiegati mercoledì. “Il comportamento di quegli individui è riprovevole e incoerente con il buon lavoro e l’integrità che definisce il lavoro che 40.000 di voi fanno ogni giorno”.

[…]

 

“Un gruppo di persone, inclusi alcuni di noi nell’ufficio esecutivo, sono intensamente concentrati su questo argomento”, ha detto Solomon alla segreteria telefonica. “Per il resto di noi, il nostro compito è concentrarci sui nostri clienti, i nostri affari e le molte opportunità che ci attendono.”

All’inizio della settimana, il ministro delle finanze della Malesia ha chiesto che il DOJ costringesse Goldman a restituire i 600 milioni di dollari di commissioni riscosse per le tre offerte obbligazionarie da 1MDB che aveva sottoscritto, così come lo spread sui tassi d’interesse che la banca aveva addebitato alla Malaysia. In un’intervista alla CNBC, il trentacinquenne premier del Paese ha fumato che “ovviamente siamo stati ingannati da Goldman Sachs”.

Mentre la prospettiva di un rimborso è un fattore che pesa sulle azioni di Goldman, il rischio di multe e altre “sanzioni” ha anche ispirato i commercianti a scaricare le azioni, poiché alcuni analisti sospettano che le centinaia di milioni di dollari accantonati dalla banca in un fondo di emergenza legale potrebbe non essere sufficiente per coprire un eventuale accordo.

Gli analisti di Sanford C. Bernstein & Co. hanno stimato che Goldman Sachs potesse vedere multe fino a 2 miliardi di dollari dallo scandalo, una cifra che secondo loro era “alla fine gestibile” per l’impresa.

L’ex topmaker delle banche per il Sud-Est asiatico, Tim Leissner, ha ammesso in un patteggiamento che ha cospirato per pagare tangenti e prendere tangenti per assicurare gli affari malesi alla banca, aggiungendo che una “cultura del segreto” a Goldman gli ha permesso di fare esso. Un altro banchiere di Goldman, Roger Ng, è stato accusato dal Dipartimento di Giustizia e dovrebbe essere estradato negli Stati Uniti. Come un analista ha messo “in termini di reputazione, è un disastro per Goldman”.

Stiamo ancora aspettando rapporti – che immaginiamo possano emergere – su come lo scandalo abbia influenzato il rapporto della banca con alcuni dei suoi altri clienti sovrani. Abbiamo la sensazione che, qualunque sia l’impatto, non è stato positivo.