CORONAVIRUS & INDUSTRIA/ “La mossa sul Crif per evitare problemi di liquidità”

Pubblicazione: 29.03.2020 – int. Gianluigi Traettino il sussidiario.net

La filiera agroalimentare di Caserta non chiude. E le imprese sostengono anche iniziative benefiche. Ma chiedono allo Stato decisioni chiare e veloci

“Ora che Mario Draghi ha espresso con la necessaria chiarezza quello che noi imprenditori pensiamo da tempo, il futuro sembra più roseo, o perlomeno non tragico, e abbiamo tirato tutti un grosso respiro di sollievo”. A parlare così è Gianluigi Traettino, il presidente di Confindustria Caserta, la quarta organizzazione per imprese e numero di addetti del Mezzogiorno.

Sono stati giorni impegnativi, le imprese si sono dovute districare tra norme a volte contraddette dopo qualche giorno, e il lavoro di rappresentare i loro interessi ha trovato improvvisamente una nuova vitalità. “Abbiamo sofferto di ‘annuncite’ e di una eccessiva produzione di norme, che spesso hanno reso le cose più complicate di quello che già sono. Voglio fare un elogio particolare al Prefetto di Caserta, Raffaele Ruberto, e a tutta la sua struttura, che ha gestito questa fase complicata con serietà e con grande disponibilità all’ascolto”.

Sono infatti oltre 50 le aziende che hanno chiesto di rimanere aperte. “Caserta ha un ruolo decisivo per la filiera agroalimentare, e questo sappiamo che è un pezzo del nostro apparato produttivo che non presenta al momento segnali di difficoltà, ma per il resto la situazione volge rapidamente verso il peggio”.

Eppure la risposta delle imprese è davvero importante – aggiunge il presidente casertano – come ad esempio nel caso del progetto di solidarietà ‘Una goccia nell’oceano’, la raccolta di fondi promossa con la Fondazione Banco di Napoli, presieduta da Rossella Paliotto, e insieme alla Camera di commercio di Caserta e al suo presidente Tommaso De Simone, a sostegno della distribuzione di migliaia di pacchi alimentari. In pochi giorni abbiamo registrato una partecipazione estesa e raccolto una somma significativa”.

Mi auguro davvero che si riesca a fare in tempo tutto quello che serve per fronteggiare l’onda dei contagi – prosegue Traettino a proposito dell’emergenza sanitaria in Campania – che qui evidentemente ancora non ha raggiunto il suo picco. La sanità pubblica al Sud è palesemente sottodimensionata, a prescindere dall’epidemia. Anche su questo fronte sottolineo con soddisfazione il senso di responsabilità mostrato dalle nostre imprese del settore della sanità privata, che hanno confermato alla Regione Campania la disponibilità dei propri posti letto. La sola struttura di Pineta Grande Hospital da oggi ha pronti, per i malati di Covid-19, 20 posti di terapia intensiva e sub intensiva e 40 ordinari”.

Ma per Traettino le preoccupazioni principali rimangono le prevedibili conseguenze dell’epidemia sul tessuto economico.

“Lo Stato deve farsi carico non solo degli oneri finanziari prodotti dalla crisi, ma dovrà trovare il modo di garantire la liquidità necessaria per far ripartire le produzioni appena sarà possibile” chiarisce il presidente degli industriali casertani. “Mi riferisco in particolare alle aziende che si sono fermate. La Cig in deroga risolve solo una parte dei problemi. Sul fronte finanziario le imprese sono già alle prese con una normativa confusa, che ogni banca interpreta a modo suo. Non vogliamo trovarci di fronte ai primi casi di imprenditori che ricevono dalla loro banca risposte negative, o che sono convocati, con i loro garanti, a rifirmare le fidejussioni. Se pensiamo di restare ancorati a regole ritenute da molti ormai superate, non andremo da nessuna parte. A tal proposito, chiediamo un superamento temporaneo del sistema Crif. Con l’impegno dello Stato, dobbiamo fare in modo che siano garantiti gli incassi, che gli oneri finanziari relativi a questo periodo di fermo non pesino sui bilanci delle società, che l’accesso al credito sia veloce e garantito”.

“Lo Stato cambierà ruolo nei prossimi anni, almeno fino a quando l’economia non dimostrerà di poter camminare sulle proprie gambe. Servirà un intervento massiccio e non di breve durata. Dobbiamo ritornare a immaginare un ruolo dello Stato imprenditore? Non possiamo escludere nulla. Di certo abbiamo pagato un prezzo altissimo in queste settimane per la mancanza di produzioni nazionali di beni essenziali, come le mascherine o gli apparati per le terapie intensive. Inoltre, scontiamo il ritardo dell’istituzione di una rete efficace di smart working, soprattutto nelle pubbliche amministrazioni locali. Ci dobbiamo rimboccare le maniche, e ricostruire il Paese come fecero i nostri nonni e i nostri padri. Come in altri momenti della nostra storia, dovremo tirare fuori il meglio di noi stessi, non stare lì a rimpiangere il passato, ma avere più fiducia nel futuro”.

(Antonio Napoli)