Il nostro senso perduto per la neve e il fascino antico dell’Epifania bianca

Chiamiamo i pompieri per liberarcene, ma fa parte di noi. Le mie befane senza regali e quel carbone ardente per i politici

Eh sì… Volevo parlare della befana, visto che torna al tempo giusto. E lo fa con la neve, che finalmente arriva quando deve. L’epifania vera è questa, la neve. Come dice l’etimo greco, si è manifestata. E tante volte non ha misura, non deve averla, non ha sentimento, vien giù d’inverno. Noi non abbiamo più il contatto con la neve perché non abbiamo più tempo. E chiamiamo i vigili del fuoco per liberarci l’auto in cortile. Non abbiamo più il «Senso di Smilla per la neve». E’ come il dolore, torna abbondante, ma porta bene, gioia. 

 

E sapete perché? Perché è dentro di noi, fa parte della memoria biologica. Ci piace per questo. Un bimbo di 3 o 4 anni se la mangerebbe. Ce l’abbiamo dentro, come l’acqua di un torrente, come un bosco. Mio nonno mi diceva: «La neve è come l’anima dell’uomo, si sporca subito». Andavamo a martore e lui voleva che io seguissi le sue orme, senza lasciar altre tracce nella neve, proprio per non sporcarla. Solo che lui era alto un metro e 97 e per me voleva dire fare un salto dopo l’altro. Della neve non si ha nostalgia, ma memoria. Nostalgia che non ho neppure per la befana. Mi vengono in mente le mie befane d’antan che avevano anche una loro valenza che vi spiego.  

 

Le invocazioni  

C’è una leggenda qui da noi, nella montagna dove non nevica firmato, che la befana è una donna infelice ed eternamente vagante perché non ha ricevuto il battesimo. Adesso vi racconto il perché. È una storia del mio paese. Lei invocava San Giovanni Battista affinché la battezzasse, lui non voleva e le consegnò due ceste. Le disse: «Vai a prenderle piene d’acqua così ti battezzo». La befana andava a riempire le ceste ma quando arrivava da San Giovanni le ceste erano vuote. Se fosse furba oggi a Cervinia caricherebbe le ceste di neve e richiamerebbe San Giovanni dicendogli: «Ecco scioglila e poi battezzami». Non credo la vedrete. 

 

Quando ero piccolo non ho mai amato né la befana né il bambin Gesù. Eravamo tre fratelli e mia mamma ci abbandonò in tenera età. E mio padre lo stesso. Mia nonna per cavarsela dall’imbarazzo e dal dolore che il bambin Gesù non ci portava regali e nemmeno la befana, diceva che eravamo stati cattivi e ci riempiva le calze di carbone (quello vero). Una volta adulto ho capito il dolore di questa vecchia che non potendo farci regali perché eravamo in miseria nera si salvava affermando che eravamo stati cattivi. Dunque, quella sera bruciavano i falò sulle piazze con sopra, come impalata, l’immagine della befana. Nella parte che andava in fumo il più anziano del paese prevedeva il futuro di quell’anno. Ovviamente non ci azzeccava mai. La befana aveva anche un valore di ripresa, cioè veniva a prendersi le feste. È anche per questo che nella mia infanzia non la sopportavo. Veniva a toglierci le piccole gioie di vedere gente muoversi, ridere. In quel periodo era il tempo – e parlo fino agli Anni 60, poi ci fu il Vajont – di tirare con le slitte il letame sui campi. La befana aveva il compito di aprire la traccia nella neve fresca affinché i montanari fossero agevolati. C’erano molte credenze su questa donna, ad esempio che se la vedevi in faccia veramente per quell’anno non avevi più pace. 

 

Quando diventai adulto e seppi la verità sul bambin Gesù e sulla befana fui liberato come da un incubo e tutto si addolcì nel ricordo della nonna, che spacciandoci per cattivi risolveva a modo suo la mancanza di regali. Dentro quella miseria che rasentava l’indigenza noi siamo cresciuti e se oggi la penso in un certo modo è anche perché mi sono rassegnato a non avere regali da nessuno. Una cosa che mi spaventava fino ai 9-10 anni era che quella sera un uomo a turno tagliava il fondo di una gerla, vi saltava dentro e davanti metteva il fantoccio della befana: lui camminava con le sue gambe dentro la gerla ma spuntavano solo la testa e le spalle e sembrava fosse la befana a camminare nella gerla. Poi fingevano che la stessa befana portasse lo stesso uomo dentro il falò e bruciasse con lui. Noi bambini, non sapendo che lui sgattaiolava prima, pensavamo si friggesse nelle fiamme. Non è che rimpianga quelle befane. Ogni tempo ha i suoi usi, oggi magari la befana va in giro con il tablet, ma non perde il suo fascino, soprattutto quando arriva il suo giorno e c’è tanta neve.  

 

Dalle miniere del Belgio  

Se fossi un befano oggi, sembra retorico ma purtroppo è così, a certi politici porterei carbone ardente. Risparmierei per la quasi sua innocua dolcezza Gentiloni, ma per il resto non so se le miniere del Belgio possano dare carbone da regalare a tutti gli altri politici (a Berlusconi no soltanto carbone esausto). A quelli che hanno rubato il carbone glielo metterei in mano. I banchieri, che hanno portato alla rovina la gente, li metterei a sedere con il culo nudo sui tizzoni appena levati dal fuoco. Quelli non aspettano la befana per avere i regali, se li sono fatti da sé. Sono convinto che, nonostante la frenesia di questa società, le feste di Natale e della befana danno ancora una piccola gioia di speranza. Quando noi ci auguriamo buon anno e buona continuazione il giorno della befana, dobbiamo sapere che il 50% delle cose che vanno male ce le crea il destino, o come dicevano i Greci il fato, la sorte, ma l’altro 50 ce lo andiamo a cercare. Auguro a tutti un anno buono, mite e creativo. Poi, succeda quel che succeda. 

 (Mauro Corona La Stampa)

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Piccoli Soros crescono (e stanno con Renzi)

 

Non è la prima volta che finisce sui giornali internazionali, certo.

Tuttavia, suppongo che prima mai avesse avuto un profilo personale sul New York Times.

Davide Serra, uomo dietro all’hedge fund Algebris e controverso advisor e finanziatore di Matteo Renzi, non deve aver ispirato simpatia alla giornalista, che deve aver preso male una sua battuta («mai sposare una donna americana, è il mio consiglio agli amici») e che magari quindi ha detto la sua al photo editor, il quale ha impaginato un’immagine del nostro con gli occhi chiusi.

Del resto sono quegli occhi scurissimi e aggressivi – o, in fondo, spaventati? – che mi hanno sempre colpito, oltre che quel tic pe rcui il Gordon Gekko del PD si rumina costantemente le labbra.

«Non è uno che opina in modo gentile, o in modo particolarmente attento» morde la giornalista. e «esternare lo pone lontano dalla maggior parte dei manager di hedge fund, che tipicamente usano mezzi estensivi e costosi per non suscitare attenzione».

Sarebbe così se non si sapesse chi è il suo modello finanziario e strategico: George Soros.

Il quale, salta fuori, con probabilità ora è anche suo socio.

Bravado

Ai giornali piace il suo ruolo di garrulo battitore libero. Un altro personaggio così, in quel paludato mondo fatto di silenti squali cravattati (e cravattari) e di noiosi burocrati, proprio non c’è.

Quando il tesoro inglese aumentò una tassa bancaria, disse semplicente «è stupido», paventando una diminuzione del PIL londinese di 10 punti.

Le multe inflitte alle banche che avevano venduto impropriamente assicurazioni di protezione del pagamento sono per serra «estorsioni realizzate su un piano nazionale». «Non si lascia la propria banca in balìa degli sciacalli». Evidentemente, si ritiene di una razza carnivora diversa.

I giornali economici in fondo amano questo personaggio sbruffone e un po’ sprovveduto. Un giorno, entrò al 10 di Downing Street per incontrare Cameron. La cartella che teneva in mano – visibilissima ai fotografi piazzati perennemente là fuori – recava la sigla RBS: Royal Bank of Scotland. Parve dunque piuttosto chiaro di cosa andasse a parlare col premier britannico il raider italiano. «Avrei dovuto portare dentro una copia di Playboy», ringhiò beffardo.

In più, si deve aggiungere una feature senza precedenti: ha nel taschino – una consulenza gratuita e disinteressata, certo – il premier di una nazione del G7, che il nostro foraggiò lautamente da quando partì con la sua scalata fatta di Leopolde e altri attacchi.

Tuttavia, i suoi investimenti – nota il giornale americano – corrispondono al «bravado» del titolo NYT, cioè la sfrontata esibizione di questo falso coraggio. Fino al 31 maggio, il suo fondo di finanza globale stava a + 30%, mentre il suo credit fund segnava un +5.6%, più alto degli indicatori finanziari generali.

Il fondo Algebris, gestito da Londra dove il nostro risiede da più di vent’anni, gestisce oramai un patrimonio di 2,5 miliardi di euro, che investe in operazioni finanziarie in tutto il mondo.

Salvato da Soros

Tuttavia, la storia del fondo non è fatta di sole rose. Nel 2011, Serra scommise nella tenuta dell’Eurozona. Sbagliò la tempistica: più si aggravava la crisi UE, e più Algebris precipitava. Il suo fondo equity perse qualcosa come il 45%, mentre il credit fund affogò in un -17%. Gli investitori scapparono.

Qualcuno, invece, vide in questo ragazzo e nei suoi giochi un qualcosa in cui credere.

Entra in scena George Soros, che lo rifornisce di 500 milioni di dollari di capitale. Abbastanza per salvare la baracca, e continuare i suoi piani di conquista.

La rivelazione è di un anonimo investitore nel fondo di Serra, il quale fa sapere di non volere commentare questa voce.

Soros ci vede giusto: con il progredire dei giorni, la situazione finanziaria europea riassesta alcune sue parti, e Serra torna con il 100% di ambo i rami del suo business.

Serra salvato da George Soros. Come il lettore può capire, considerando la discussa vicinanza di Serra a «demolition man» (come il New Yorker ha recentemente apostrofato Renzi), la cosa non è priva di importanti risvolti politici, geopolitici. E non solo.

La scommessa di Serra, oggi, è la stessa di quattro anni fa: l’Europa recupererà, grazie ad un quantitative easing che durerà un lustro. In pratica, una scommessa contro la catastrofe rappresentata dal Grexit o un’alzata troppo rapida dei tassi da parte di USA e UK.

Allo stesso tempo però, sta scommettendo contro i bond di Spagna e Portogallo.

«Ho imparato molto nel 2011. Le persone non sempre vogliono la cosa più razionale» racconta.

A Londra non tutti lo amano. Una fonte anonima racconta di una barzelletta a base di prostitute che gelò un pubblico di americani. Una specie di Berlusconi – figura che asserisce di disprezzare profondamente – che epperò non ha né la simpatia né il calore umano – o forse, quel che manca al nostro Soros in erba, è l’empatia.

Speculare sulla crisi

Tutto ciò non gli preclude di avere uno stuolo di contatti invidiabile.

La prossima mossa, pare che sarà la creazione di un fondo private equity che investa nella crescita dell’Italia. Di certo, a Roma il nostro ha le porte spalancate. Matteo Renzi – cui offre in apparenza consigli gratuiti, come a Cameron e perfino alle banche Centrali che cercano le sue analisi – è «l’unico politico che valga la pena di finanziare negli ultimi 20 o 30 anni». «È l’ultima speranza dell’Italia». In realtà, nel 2012 tradì brevemente il giovane fiorentino con il governo tecno-golpista del suo ex-preside bocconiano Mario Monti e Corrado Passera: «sono gli uomini giusti per il lavoro – dichiarò – sono il dream team». Nel 2013, con Matteo trombato alle primarie, dichiarò di votare Scelta Civica. Con Passera – ora con il partito sintetico «Italia Unica» ultroneo pretendente politico all’affiancamento di Renzi (per curare gli interessi della superborghesia meneghina e di qualche vescovo) – vi è epperò un rapporto particolare: il banchiere di Intesa San Paolo lo conobbe quando Serra lavorava per Morgan Stanley. «Persona di grande qualità» esclama l’ex-ministro quando il Serra incontrò lo scandalo della vecchia guardia PD che lo definì, parole di Bersani, «bandito delle Cayman».

Tuttavia, la creazione di un fondo legato alla crescita e alle imprese potrebbe essere una mossa simil-cosmetica. L’autunno scorso, infatti, emerse la manovra di Serra sui non-performing loans, «prestiti non performanti». Un prodotto finanziario particolarmente sinistro.

Si tratta né più né meno dei crediti deteriorati delle banche, mutui di disoccupati, prestiti che le aziende piegate dal crunch economico atlantico non sanno come ripagare a breve termine. Serra li acquista e poi riscuote dai debitori, che in molti casi si vedono arrivare l’ufficiale giudiziario a casa, con lo scopo, ovviamente, di portargliela via. Algebris investe nel processo 400 milioni di euro, e spera di guadagnare un margine del 15% annuo – il tutto sulla pelle di chi non riesca a pagare il mutuo.

Il fondo varato da Serra per la bisogna – Algebris npl fund 1- ha fatto incetta presso le banche italiane, concentrandosi sull’immobiliare abitativo.

Scoperto il giochetto, un giornalista de La7 intercetta il finanziere all’ultima Leopolda, dove il Davide va ad arringare le folle renziane. La reazione del trader è tragicamente inadeguata.

In un crescendo del suo tic labiale, incespica, si imbarazza, diviene aggresivo, prova a dire che la speculazione la sta facendo solo su immobili di lusso, poi gli scappa perfino una sbruffonata da arricchito («ho comperato ieri una villa a Portofino»), se ne va improvvisamente via masticando amaro. Impresentabile.

Ma è davvero così intelligente?

Può davvero considerarsi un erede della volpe Soros?

Mastro Soros

La volontà sembrerebbe essere quella. Leggendo il giornale dei bocconiani Tra i leoni, apprendiamo che Serra ha tenuto nella sua università un corso, al termine del quale regalò agli studenti un libro di George Soros, La teoria della riflessività. Si tratta del pensiero su cui si base la manipolazione del mercato ad opera di Soros: lungi dalla teoria economica della concorrenza perfetta, Soros sostiente che vi sia nei mercati una componente umana che genera indeterminatezza.

Si tratta della non corrispondenza tra le aspettative dei partecipanti e lo stato della situazione; «La riflessività può essere interpretata come un fenomeno circolare, o un circuito di retroazione a doppio senso, tra le opinioni dei partecipanti e il reale stato». In breve, controllando le idee di coloro che partecipano al gioco economico – cioè, quello che fanno gli enti messi in piedi da Soros (con l’ausilio quasi certo della CIA) come Open Sociey Foundation – si può controllare il mercato, che nulla ha di oggettivo, è una giungla di ombre, di riflessi.

I mercati azionari, ci par dunque di capire, si basano su umori non-economici.

Di qui, la necessità, per il vero dominus finanziario, di controllare i processi della politica e della società.

Soros ha con grande probabilità stipulato un qualche patto con i servizi americani, per conto dei quali, da decenni, opera in vari Paesi (specialmente ex-sovietici) con organizzazioni che fungono da «solvente» politico e sociale; quando il popolo è distratto – droga libero, sesso pornografia, aborto, tutto l’armamentario dei «diritti individuali» – e la politica è implosa e corruttibile, ecco che plana Soros a finanziarizzare le imprese collassate, ricavbandovi guadagni miliardari.

Davide Serra non segue uno schema tanto differente. Specula sulla crisi dei mutui, e coltiva subito i rapporti con forze di rottura – come il «rottamatore» Renzi – che promettono, coperti dallo sparigliare le carte, di fare qualche favore anche alla finanza internazionale.

Il modello Soros per Serra è talmente forte da divenire forse un impulso inconscio, pavloviano.

Ad un forum di investitori britannici, alla domanda «Perché Londra è un luogo così adatto agli investimenti», il nostro risponde con tranquillo candore: «perché ha una società aperta».

Società aperta. Cioè, Open Society, il nome della creatura principale di Soros. Un product placement – non si sa quanto involontario – dell’ente che procede alla costante erosione dello stato nazionale: abbiamo sotto gli occhi quello che sta avvenendo in Ucraina, ma lo stesso ruolino lo si vide nei primi anni Novanta in Polonia, in Iugoslavia, in Russia – dove però gli anticorpi reagirono.

E poi, vien da dire, le Cayman. Altro tocco degno del maestro Soros.

Quando scoppia la polemica nel PD, con Bersani che accusa Renzi di cattive frequentazioni e la base ex-comunista che vuole vederci chiaro sui finanziamenti alle Leopolde dell’allora sindaco di Firenze, emerge questa storia delle isole caraibiche, dove il Fondo Algebris avrebbe sede. Serra smentisce, di ce di pagare le tasse a Londra, dove vive e lavora. Eppure, molti giornali mainstream sono d’accordo nel supporre che il controllo sul mega-fondo sia affidato ad una società con base nel Mar delle Antille.« La decisione di affidarsi alla permissiva legislazione della Cayman Islands – scrive il Corriere nel 2007, quando Algebris e The Children’s Fund (domiciliati nello stesso edificio…) tentano l’inedita scalata alla banca olandese ABN AMRO (1) – non ha poi solo motivi di carattere fiscale, per non pagare cioè troppe tasse sulle commissioni incassate (circa l’ 1,5% sui fondi presi in gestione e il 13-16% sulle plusvalenze realizzate). Ma consente anche di alzare un muro insormontabile su finanziatori, proprietari e accordi di partnership».

Esattamente quello che fece, ancora negli anni Settata, il furbo Soros, che piazzò gli uffici del suo leggendario Quantum Fund presso le Antille Olandesi. Per evitare qualsivoglia intromissione da parte dell’FBI, il Quantum Fund mai e poi mai assunse personale con cittadinanza americana. Soros quindi operò legibus solutus da un paradiso fiscale totale, dove poteva schermare con tranquillità l’origine dei fondi che raccoglieva. Oltre alla presenza dei Rothschild, non sono pochi coloro che pensano che tra i sottoscrittori del fondo vi fossero con probabilità i cartelli della droga dei vicini paesi sudamericani (cfr. l’articolo di EFFEDIEFFE «Narcos-Soros»). La cosa non deve stupire: anche il grande fondo Bain Capital, guidato ai suoi albori dal candidato presidenziale mormone Mitt Romney, pare abbia di capitali parimenti provenienti dalla galassia della coca di Colombia, Bolivia e compagnia.

Rossa marmellata toscana

I giornali riportano che da quando è considerato intimo del premier i sottoscrittori del fondo sono aumentati.

Facile intuire che sia perché questo stancante lavoro di advisor – che per l’ufficialità risulta gratuito, ça va sans dire – in qualche modo è ripagato dal fortunato leader fiorentino.

Le mani di Serra sono ben sporche di marmellata toscana. Sporchissime, in realtà: e della confettura più rossa che c’è – il Monte dei Paschi di Siena, un crack da miliardi (subito riforniti, via IMU, dal suo ex-preside Monti divenuto premier) che tra i misteri conta pure un morto, in teoria suicida.

Serra, scriveva il sito comunista fiorentino Senzasoste, è «l’uomo che ha guadagnato (come da posizione ribassista rilevata dalla CONSOB) dal crollo è anche il grande sponsor di Renzi. Presidente del consiglio che si è badato bene dal rilasciare dichiarazioni in grado di alzare il titolo MPS. E anche di investire pubblicamente, con qualche richiesta di informativa resa pubblica, proprio la CONSOB del problema del titolo MPS. A fare da complice alla coppia Serra-Renzi il comune amico Lorenzo Bini Smaghi, banchiere fiorentino già membro del board della BCE, che va a giro per i talk-show a dichiarare, per depistare sulle emergenze nazionali, che non sono le banche il vero problema per l’Italia. Di sicuro le banche non sono un problema per i tre amici che, dalla crisi del sistema bancario nazionale, ci guadagnano e non poco sia pure a diverso titolo». Bini Smaghi, assieme a Serra, è fotografato raggiante lo scorso settembre – grazie, Dagospia – al matrimonio di Marco Carrai, il Gianni Letta di Renzi. Vicino a CL, ex Forza Italia, immanicato negli affari toscani prima e ora internazionali come pochi altri coetanei, Carrai è il vero tramite tra Renzi e il potentato che – disse rabbioso il cassiere PD dalemiano Ugo Sposetti – sostiene davvero l’attuale premier: «Israele e la destra americana». Due realtà incarnate da un’unica figura, quella di Michael Ledeen, che Carrai frequenta, e che fu perfino messo – lui, accusato di ogni sorta di nefandezza terroristica da generali dei servizi – tra i consigliori diplomatici del governo Renzi. Ledeen, per chiudere questa foto di gruppo, era anch’egli al matriomonio di Carrai con Bini Smaghi, Renzi e Serra.

«Insomma che cosa è Palazzo Chigi oggi? – si chiedono sconsolati i nostalgici marxisti fiorentini – E’ il più gigantesco covo di insider trading del paese. Un covo dove si detengono informazioni riservate, ad esempio, su MPS e, guarda te il caso, dove gli amici del presidente del consiglio su MPS finiscono per guadagnarci. Una volta poi smantellato il sistema locale del credito in Toscana poi qualcuno paghera’: contribuenti e rispamiatori ad esempio».

Qualcuno pagherà, il popolo. Qualcuno incasserà, gli amici di Renzi.

Dietro al lavoretto governativo sulle Popolari, e allo strano balzo di valore della Banca Etruria.

La puzza della manovra è fortissima. Serra emana senza pudore.

Il raider genovese si presenta alla CONSOB in stampelle – un brutto incidente sciistico, dove ha casa, e non solo – per discolparsi: «Serra, che attraverso il fondo Algebris era uscito allo scoperto dichiarando di aver operato sulle popolari, ma prima che venisse annunciato il decreto, nelle scorse settimane si è anche fatto avanti con una proposta per la Popolare dell’Etruria, finita nel mirino sia per il maxirialzo di Borsa sia perchè il vicepresidente è Pierluigi Boschi, il padre del ministro delle Riforme, Maria Elena».

Insomma, nelle strani gonfiori intorno alla Banca che foraggia la famiglia della popputa quanto vacua ministra, c’è Algebris. Insider Trading di stato.

Solo pochi giorni prima, il nome di Serra spuntava nella lista Falciani: anche lui tra i 7.500 correntisti ginevrini della HSBC, la banca inglese che nell’Ottocento lucrava sull’oppio cinese e ora implicata nel riciclaggio dei narco-cartelli messicani.

L’Italia premia i devastatori della sua economia

George Soros nel 1992 demolì la lira con una macchinazione monetaria transnazionale che passò alla storia della mega-pirateria finaziaria.

Ne ottenne, come rammentato più volte in questo sito, non solo un lauto compenso, ma anche gli onori da parte della politica: mentre in Indonesia lo squalo ungherese è condannato a morte in contumacia per speculazioni sulla rupia, Romano Prodi nel 1997 gli procurerà una laurea honoris causa nella sua Bologna. Un discreto nugolo di figure italiche implicate nella catastrofe finanziaria progettata da Soros faranno una carriera clamorosa: Prodi diventa Primo Ministro, Ciampi Presidente della Repubblica, Draghi assurge ai vertici della BCE.

Parallelamente, non possiamo dire che – nonostante le resistenze ostinate della povera sinistra PD – la politica e lo Stato italiano in generale stiano ponendo grosse barriere alla penetrazione del renziano allievo di Soros.

Così lo scorso maggio Serra viene fatto «Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana». La massima onoreficenza che può distribuire il Presidente della Repubblica. È la prima volta che viene data ad un italiano che vive e lavora all’estero.

Serra invia agli amici una email emozionata, con tanto di link alla pagina di wikipedia che riporta il titolo ottenuto (non sapeva neanche cosa fosse, prima). Si rivela entusiasta, ma l’acredine al personaggio non manca mai: «Volevo condividerlo con voi, i miei amici di Londra più stretti che sanno del mio impegno per l’Italia da Londra, i miei colleghi e i miei parenti che spesso non capiscono perché mi presto a insulti dai media (corrotti) italianiper il mio impegno civile.»

A premiarlo è Mattarella (il Capo di Stato con il carisma di un frigorifero), tuttavia si tratta di una sorta di «commendatore dell’oblò». L’ordine è infatti firmato, ben cinque mesi prima, dal Presidente Napolitano.

Esattamente lo stesso Napolitano che pochi giorni fa è stato premiato a Berlino dalla Henry Kissinger Academy, creatura del decano del mondialismo più assassino, che lo chiamava «il mio comunista preferito».

Che volete farci, è un mondo impazzito: l’ultimo gesto di un presidente che inneggiava ai carri sovietici di Budapest, è premiare un vampiro della più forsennata speculazione capitalista.

Il suo maestro Soros, che da Budapest era scappato, l’anno passato è divenuto socio della Coop. Serra, ai tempi dei guai di Ligresti, faceva un tifo sfrenato per l’acquisizione di Fonsai da parte di UNIPOL, il gruppo assicurativo del fu Partito Comunista Italiano.

Deve essere la fase terminale e umoristica della social-democrazia, dissolte beotamente nel gioco distruttore del grande capitale internazionale, inghiottita da ladri devastatori a cui si è prostituita per due Leopolde. La fase Parvus, dal nome del dissoluto finanziere che preparò, tra orge e affari, la Rivoluzione Russa: e proprio Parvus, ironia, è il nome di un hedge fund civetta partecipato anche da Serra.

Anche queste sono storie degne del deserto politico ed ideale che stiamo attraversando.

Tra pupazzi e vermi di ogni sorta, parassiti e profittatori si fanno largo con prepotenza, e con sempre meno pudore.

A spese di tutti noi.

NOTE

(1) Nel 2007, dopo aver tentato con boria mai vista una scalata contro la Generali del gerontocratico Antoine Bernheim (quello il cui figlio, pure banchiere, scrive saggi sul cannibalismo), Serra e il suo socio Halet guidano un tentativo capovolgere ABN AMRO attaccando il presidente Rijkman Groenink . Lo fanno assieme al fondo The Children’s Fund (TCI) di Chris Hohn, figlio di un metalmeccanico giamaicano che dice di regalare il 90% dei guadagni alle organizzazioni di charity.

Continua il Corriere: «Non è comunque un mistero, se ne trova traccia nei rari documenti ufficiali disponibili, che il TCI di Hohn sia anche il perno di un incrocio azionario con altri hedge fund. Come Parvus, creato dall’ ex Merrill Lynch Edoardo Mercadante, di cui possiede il 18%, il KDA Capital dell’ ex Fidelity David Baverez e, appunto, l’ Algebris di Serra. Negli ultimi due risulta presente con l’ 1% dei diritti di voto». La scalata venne poi portata da Royal Bank of Scotland, Santander e la seconda banca del Benelux Fortis.

Parvus – nome dell’indimenticato Izrail Lazervich Helfland, ricco rivoluzionario socialista odessita che lavorava con la Nestle e indulgeva in orge sfrenate mentre progettava l’appoggio tedesco a Lenin – è certamente un bel nome per un consorzio della crapula mondialista.

(Roberto Dal Bosco per Renovatio21.com)

(Articolo precedentemente pubblicato da EFFEDIEFFE.COM)

LINK ARTICOLI ALLEGATI:

http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2012/10/21/passera-serra-persona-di-grande-qualita/60646/

http://www.corriere.it/politica/12_ottobre_19/bersani-renzi-cayman-banditi_e0f58e0a-19f7-11e2-86bd-001bc48b3328.shtml

 

http://www.traileoni.it/?p=2867

http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_jcs&view=jcs&layout=form&Itemid=150&aid=295154

http://archivio.senzasoste.it/nazionale/lo-scandalo-davide-serra-fa-un-monte-di-soldi-con-il-fallimento-monte-dei-paschi

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/nozze-coi-poteri-forti-matrimonio-marco-carrai-matteo-renzi-85355.htm

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lista-falciani-anche-davide-serra-e-pippo-civati-tra-i-clienti-segreti-hsbc_2095174-201502a.shtml

https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/06/napolitano-e-il-regalo-davide-serra-finanziere-renziano-ora-e-commendatore/1658341/

http://www.lastampa.it/2015/04/03/esteri/kissinger-premia-napolitano-il-suo-comunista-preferito-76hpkaMyHAzvrlOsOBWDTK/pagina.html

http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=317353:piccoli-soros-italiani-crescono-e-stanno-con-renzi&catid=83:free&Itemid=100021

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Data atto costituzione 22 Dicembre 2017 – Data iscrizione 27 Dicembre 2017 – Sede Legale Milano Via Fatebenefratelli 10.

Presidente Consiglio di Amministrazione Corbella Silvia

Socio unico Algebris NPL Partnership II – Domicilio Rue De La Poste 20 LUSEMBURGO

oSTUDI LEGALI: ALLEN & OVERY CON ALGEBRIS IN ACQUISIZIONE NPL DA BANCO BPM

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – Roma, 26 giu – Allen & Overy ha assistito Algebris (UK) Limited e il fondo Algebris NPL Fund II nell’acquisizione da Banco BPM, tramite un veicolo di cartolarizzazione italiano, di un portafoglio di crediti in sofferenza assistiti da ipoteche su immobili ad uso alberghiero, residenziale e commerciale, avente un gross book value di circa 693 milioni di euro. L’operazione ha visto il coinvolgimento, per conto di Algebris Investments, della legal counsel interna Silvia Corbella e, per Allen & Overy, di un team guidato dal counsel Pietro Bellone. Lo Studio, informa una nota, aveva inoltre prestato assistenza ad Algebris Investments nel dicembre 2016 in relazione alla costituzione del fondo di investimento Algebris NPL Fund in Lussemburgo e alla strutturazione della piattaforma di cartolarizzazione per l’acquisto di crediti deteriorati in Italia.

Com-Fmg

(RADIOCOR) 26-06-17 12:45:57 (0298)AVV 5 NNNNDAL 2004 IL MERCATO LEGALE

venerdì 5 gennaio 2018

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Ecco come il fondo Algebris di Davide Serra sta provando a battere York su Porta Vittoria

26 giu 2017

Crediti in sofferenza

Allen & Overy con Algebris per l’acquisizione degli Npl di Project Raimbow

2

L’operazione ha visto il coinvolgimento, per conto di Algebris Investments, della legal counsel interna Silvia Corbella

Allen & Overy ha assistito Algebris Limited e il fondo Algebris Npl Fund II nell’acquisizione da Banco Bpm, tramite un veicolo di cartolarizzazione italiano, di un portafoglio di crediti in sofferenza assistiti da ipoteche su immobili ad uso alberghiero, residenziale e commerciale, avente un gross book value di circa 693 milioni di euro. Algebris si è aggiudicata il portafoglio di crediti all’esito di un processo competitivo denominato Project Rainbow, cui hanno partecipato circa 30 investitori internazionali.

L’operazione ha visto il coinvolgimento, per conto di Algebris Investments, della legal counsel interna Silvia Corbella e, per Allen & Overy, di un team guidato dal counsel Pietro Bellone (in foto).

Lo studio aveva inoltre prestato assistenza ad Algebris Investments nel dicembre 2016 in relazione alla costituzione del fondo di investimento Algebris Npl Fund in Lussemburgo e alla strutturazione della piattaforma di cartolarizzazione per l’acquisto di crediti deteriorati in Italia.

del titolare o rappresentante comune LUSSEMBURGO RUE DE LA POSTE 20

ALCUNE NOTIZIE GIORNALISTICHE SUL SOCIO UNICO:

Banco Bpm, ad Algebris 693 mln di npl del portafoglio Project Rainbow

Si tratta di un pacchetto di crediti in sofferenza assistiti da garanzie reali secured. La vendita attorno al 40% del nominale. A partire dal 2016 la banca ha ceduto 2,5 miliardi di sofferenze

di Claudia Cervini (MF-DowJones)

SCARICA IL PDF

Il cda di Banco Bpm  ha deliberato di la vendita pro-soluto di un portafoglio di crediti in sofferenza assistiti da garanzie reali secured (portafoglio Project Rainbow) per un ammontare nominale complessivo pari a 693 milioni lordi di euro al 31 marzo 2017. La cessione sarà perfezionata entro il 30 giugno 2017, previa sottoscrizione di un contratto con un veicolo di Algebris. L’operazione porterà a circa 2,5 miliardi (2,7 miliardi tenuto conto della pipeline di cessioni single name prossime alla conclusione) il totale delle cessioni di sofferenze realizzate a partire dal 2016, a valere sul programma di de-risking incluso nel piano strategico 2016-19 che prevede la cessione di 8 miliardi di npl entro il 2019. L’operazione è quasi un unicum nel panorama italiano degli npl per la composizione del portafoglio (interamente assistito da garanzie ipotecarie) e per la dimensione dello stesso; inoltre la valutazione intorno al 40% attribuita ai crediti ceduti è ampiamente superiore rispetto a quanto previsto nel piano strategico. Il portafoglio in cessione, composto da posizioni con sottostanti immobili ad uso commerciale, turistico alberghiero e residenziale, presenta una distribuzione equilibrata in termini di valutazione dei singoli asset. Banco Bpm  si è avvalsa dell’assistenza di Banca Akros e di Kpmg Corporate Finance in qualità di advisor finanziari e dello Studio Chiomenti in qualità di advisor legale.

«Siamo orgogliosi di avere concluso con successo questo processo competitivo, gestito da Banco Bpm  con professionalità e rigore. Investire in Npl in Italia permette alle banche di fare pulizia nei propri bilanci, condizione necessaria affinché possano riprendere l’attività a cui sono deputate, ovvero concedere prestiti all’economia reale», ha dichiarato Davide Serra, patron di Algebris.

L’Algebris Npl Fund II, lanciato dal gruppo Algebris lo scorso dicembre, è focalizzato su investimenti in non-perfoming loan in Italia: il veicolo si propone di raccogliere 1,25 miliardi entro la fine dell’anno e si avvale dell’esperienza di Serra, coadiuvato dal team npl coordinato da Massimo Massimilla. Il team ha a disposizione una squadra di professionisti qualificati con forti competenze nei settori finanziario e immobiliare che supportano Algebris nel processo di analisi, acquisizione e valorizzazione dei portafogli di crediti in sofferenza.

Banco Bpm cede ad Algebris Npl Progetto Rainbow

La società di investimenti di Davide Serra ha vinto la concorrenza di Bain, Cerberus e Blackstone per rilevare sofferenze per un valore di circa 700 milioni di euro

Rosario Murgida

Finanza Report

martedì 13 giugno 2017 18:48

Banco Bpm porta avanti il “Project Rainbow” scegliendo l’acquirente per il relativo portafoglio di Npl per un valore di circa 700 milioni di euro.

L’operazione, entrata nel vivo a fine aprile con la selezione di quattro investitori finanziari, ha visto la società Algebris vincere la concorrenza di circa 30 investitori internazionali, tra cui colossi del calibro di Blackstone, Cerberus e Bain Capital.

Banco Bpm avrebbe incassato circa 263 milioni di euro dalla cessione del portafoglio di Npl ad Algebris. Il valore nominale del portafoglio ammontava a 693 milioni di euro e dunque la vendita è stata fatta al 37-38% del valore facciale dei crediti. L’incasso, ha spiegato Banco Bpm in una nota, è stato superiore a quanto previsto dal piano industriale.

Nello specifico è stato Algebris NPL Fund II, lanciato dal gruppo Algebris lo scorso primo dicembre 2016 per investire in non-perfoming loans in Italia, ad aggiudicarsi da Banco Bpm un portafoglio di crediti in sofferenza interamente assistito da garanzie reali con un valore di libro di circa 693 milioni di euro lordi al 31 marzo scorso.

Il portafoglio è rappresentato da crediti in sofferenza con garanzie ipotecarie su immobili ad uso alberghiero, residenziale e commerciale. L’operazione verrà perfezionata, tramite un veicolo di cartolarizzazione italiano, entro il 30 giugno 2017, previa sottoscrizione di un contratto di cessione.

Algebris si conferma così uno degli investitori più attivi nel mercato degli Npl, avendo concluso dal 2014 70 operazioni con 36 banche.

“Siamo orgogliosi di avere concluso con successo questo processo competitivo, gestito da Banco BPM con professionalità e rigore”, ha dichiarato Davide Serra, Ceo di Algebris. “Investire in NPL in Italia permette alle banche di fare pulizia nei propri bilanci, condizione necessaria affinché possano riprendere l’attività a cui sono deputate, ovvero concedere prestiti all’economia reale”.

Per Banco Bpm l’operazione porta a circa 2,5 miliardi (2,7 miliardi tenuto conto della pipeline di cessioni “single name” prossime alla conclusione) il totale delle cessioni di sofferenze realizzate a partire dal 2016, a valere sul programma di de-risking incluso nel Piano Strategico 2016-19 che prevede la dismissione di 8 miliardi di NPL.

Ex Mondomarine, 9 dipendenti ritornano al lavoro nella gestione Palumbo ma mancano le tredicesime e gli stipendi

In dubbio il futuro per i restanti 48 lavoratori, lunedì 8 il presidio e l’incontro con i tre commissari nella sede dell’Unione Industriali

È stato ufficializzato martedì il fallimento del cantiere navale savonese Mondomarine, notizia che era già nell’aria dal 29 dicembre e sono stati nominati Maurizio Ferro, Stefano Pasquali e Alberto Marchese, i tre curatori fallimentari, commissari già nella fase liquidatoria.

Palumbo Group Shipyard tramite la Savona Superjachts srl, società creata appositamente, dopo aver firmato l’accordo per l’affitto del ramo d’azienda (per 6 mesi poi ci sarà il bando di gara) e ottenuto la concessione demaniale temporanea da parte dell’autorità di sistema portuale ha sottoscritto il 2 gennaio i contratti con i primi nove ex dipendenti di Mondomarine ma per gli altri 48 colleghi la situazione rimane preoccupante.

“I commissari con i 100.000 pagati dall’ex azionista Falciai pagheranno le concessioni che non erano state liquidate inoltre c’è anche da mettere in conto la sistemazione di un capannone, permane il grosso problema del pagamento della metá della tredicesima e lo stipendio di dicembre” spiega Franco Paparusso di Uil.

Lunedì vi sarà l’incontro tra i sindacati, le rsu e i tre neo curatori nella sede dell’Unione Industriali con un eventuale presidio alla presenza anche dei lavoratori dell’indotto di Pisa, nel frattempo verra richiesto un incontro al Mise.

“Le cose stanno andando verso una ripresa effettiva del lavoro – spiega Luca Valente della rsu sindacale (ancora fino a lunedì) e tra i 9 dipendenti nuovamente assunto – piú persone riusciamo a fare entrare meglio è, ci siamo trovati di fronte a una situazione insostenibile, subito ci hanno detto che verranno erogate la metá delle tredicesime e lo stipendio di dicembre poi invece è finito tutto nel calderone del fallimento. Chiediamo una mano alle autorità competenti”.

(Luciano Parodi Savona News)

Il lettore cliente di Intesa Sanpaolo col cerino in mano dei bond subordinati BPVi ci scrive: “grazie per aver rivelato il caso, supportino tutti la vostra informazione indipendente”

Il 7 dicembre 2017 sotto il titolo «BPVi, Veneto Banca, LCA e Intesa Sanpaolo: nel ginepraio a rimetterci è sempre il cliente. Il caso dei bond subordinati e “rifiutati” anche dai media locali. Così la “fiducia” vale solo 1€» abbiamo raccontato il caso, non di certo l’unico e nonostante questo “ignorato”, al solito, dal quotidiano locale, di un lettore, trovatosi sbalzato con i suoi bond subordinati, dalla Banca Popolare di Vicenza a quella ora in LCA conla filaile ex BPVi di Banca Intesa Sanpaolo, documentava lui, a negare documenti dovuti per tutelare i suoi interessi nonostante sia ancora un suo correntista.

Intesa continua, intanto, secondo il vecchio stile della banca di Gianni Zonin, a non rispondere, nonostante ripetuti solleciti diretti e pubblici, sui fidi (non) multipli e a dare risposte poi non riscontrate dai fatti per il costo delle card imposto ai vecchi correntisti delle banche venete acquistate (regalate?) a un euro e mentre, ops!, anche questo tipico comportamento dell’era zoniniana e di quella di Confindustria, vero sig. Giuseppe Zigliotto?, comincia a cancellarci dal suo indirizzario anche per informazioni pubbliche (come il riacquisto dei bond senior e come se non ci fossero, prima degli altri media, agenzie come Radiocor Il Sole 24 Ore, a cui siamo abbonati, ad informarci!).

Ma se la montagna, di Messina, non risponde a noi e ai suoi clienti, il lettore/cliente arriva sempre a svelare quello che la montagna prova a celare.

Ecco, quindi, la lettera che ci è arrivata dal cliente/lettore, di cui abbiamo raccontato la storia, che ci gratifica più delle bugie o dei silenzi altrui, che ci sprona a far meglio come meglio dovrebbe fare la grande Intesa e che ci scrive…

Gent.mo Direttore, Le scrivo per ringraziarLa infinitamente per la pubblicazione nel suo giornale, in data 07.12.2017, dell’articolo “BPVi, Veneto Banca, LCA e Intesa Sanpaolo: nel ginepraio a rimetterci è sempre il cliente”. Solo con la sua sensibilità e professionalità e con l’aiuto della sua Redazione ho potuto portare alla luce la mia vicenda personale inerente al crac BPVI di cui sono “parte lesa unitamente a migliaia di risparmiatori veneti”. Da oggi sono felice di comunicarLe la mia iscrizione a VicenzaPiù Freedom Club come sostenitore delle Sue battaglie di legalità, informazione libera e trasparente, delle quali la Città di Vicenza può essere fiera. Invito tutti i cittadini di buona volontà a fare altrettanto, sostenendo economicamente il Suo Giornale senza indugio.
Vorrei informarla circa il proseguo della mia battaglia di moralità e di rispetto delle Leggi Bancarie con riferimento alla violazione dell’art. 119 del Testo Unico Bancario che recita: Il cliente ha sempre diritto “…di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre 90 giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. Al cliente possono essere addebitati solo i costi di produzione di tale documentazione “. A tutt’oggi sia la Banca Popolare di Vicenza in Liquidazione coatta amministrativa che Banca Intesa Sanpaolo non si sono attenute alle Leggi Bancarie Italiane, non fornendomi quanto da me richiesto fin dalla data del 18.06.201. Quest’ultima con lettera del 26.09.2017 mi invitava a reiterare le mie richieste agli Organi della LCA di BPVi. Per cui vorrei fare una semplice considerazione a Banca Intesa: IL d.l. n. 99 DEL 25.06.2017 dispone che Banca Popolare di Vicenza Spa sia posta in liquidazione coatta amministrativa con contestuale cessione di ramo d’azienda a Banca Intesa Spa. Tutti i conti correnti e deposito titoli sono passati automaticamente da BPVI a Banca Intesa immediatamente, tant’è che il giorno 26.06.2017 la mia posizione titoli presso Banca Intesa risultava azzerata con riferimento ai miei Titoli Subordinati BPVI 4,60 2017 SUB. 16. Ora che Banca Intesa dica di non entrarci nulla con la mia richiesta di documenti inerenti ai titoli subordinati non mi va proprio a genio. Secondo voi, io correntista di Banca Intesa, che gestisce il mio conto corrente e deposito titoli migrato da BPVi e attualmente funzionante a tutti i livelli, a chi dovrei chiedere copia delle operazioni contabili? La risposta è unica: “a te, Banca Intesa. e solo a te. Il mio conto corrente lo gestisci tu e le procedure informatiche sono solo le tue. Io correntista non posso chedere alla N.A.S.A. di farmi pervenire i documenti dal pianeta Mart , in quanto là non esiste nulla.
Caro direttore Coviello, Le comunico che in considerazione del vespaio” in cui mi trovo in data 03.01.2018 ho fatto un Esposto alla Banca d’Italia con preghiera di adottare gli opportuni provvedimenti nei confronti di Banca Popolare in liquidazione coatta amministrativa e/o di Banca Intesa spa .
Penso di essere stato catapultato improvvisamente dentro una “commedia kafkiana” dove il caos regna sovrano e dove la mia vicenda rasenta la tragicità.
Le farò pervenire ulteriori notizie affinchè tutti i suoi cari lettori possano comprendere cosa deve fare un correntista onesto e integerrimo per far valere le proprie ragioni nei confronti delle banche italiane .
Grazie infinite per tutto.

Cordiali saluti
Lettera firmata

(Giovanni Coviello Vicenzapiu)

Fondo per le vittime anche di BPVi e Veneto Banca, Franco Conte: un punto di partenza concreto ma servono unità e mobilitazione. L’11 gennaio a Loria poi in altri comuni come Vicenza e Montebelluna

Dalla speranza (assai ridotta con la liquidazione) di un risarcimento siamo arrivati, scrive nella nota che pubblichiamo l’avv. Franco Conte, presidente di Codacons Veneto, alla prospettiva concreta del Fondo per risarcire gli azionisti ed obbligazionisti, risparmiatori traditi, di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, le vittime del disastro delle due banche. Questo risultato è stato possibile per la forte azione delle più importanti associazioni di tutela dei consumatori, per l’attenzione di tutti i gruppi parlamentari, del dialogo costruttivo con il Governo e, non da ultimo, da quanto emerso nellla Commissione parlamentare d’Inchiesta.

Il Fondo è l’inizio di un cammino, l’importo stanziato di 100 milioni (in quattro anni, ndr) è giustamente criticato perché non sufficiente, ma è suscettibile di ulteriori incrementi. In calce* riportiamo l’iniziativa dell’11 gennaio a Loria per presentare dettagli sul fondo e un aggiornamento sulla situazione.

Come potrete rilevare l’iniziativa è promossa dalla Consulta dei movimenti ed associazioni di tutela del risparmio tradito che ha l’obiettivo di presentare sul territorio le potenzialità del Fondo e raccogliere le indicazioni per regole che assicurino rapidità di istruzione delle pratiche e rapidità i erogazione dei risarcimento. L’ANAC l’autorità anticorruzione ha buone referenze in materia.
Ricordiamo che:
1) a partire dal 12 gennaio si vedrà se e in quale maniera le costituzioni di parte civile verranno accolte nei due processi in corso. Il termine per presentarle è ora fissato con la prima udienza dibattimentale … ci sono settimane/mesi di tempo;
2) il termine per la domanda di ammissione al passivo deve ancora scattare, ma resta un atto necessario per garantirsi di restare in partita;
3) la mobilitazione deve continuare così come la ricerca di unità con chi vuole trovare soluzioni e non cedere alla rabbia – comprensibile – ma che porta alla disperazione.
Forti di quanto conseguito, fiduciosi nelle competenze che si sono unite per la migliore tutela dei risparmiatori auguriamo un buon 2018.
Franco Conte

Presidente di Codacons Veneto

Invito (seguiranno incontri in altri comuni Vicenza, Montebelluna….)

*In collaborazione con il Comune di Loria abbiamo organizzato una riunione sul tema
IL RISPARMIO TRADITO VIENE RISARCITO
per
giovedì 11 gennaio ore 20,30 presso la sala municipale di Loria (Tv)
che consentirà, dopo il saluto del Sindaco, di:

aggiornare sulla norma istitutiva del Fondo: Dario Pozzobon Ezzelino III da Onara;
valutare cosa sta avvenendo sul piano penale e l’opportunità o meno di costituirsi parte offesa contro Zonin, Consoli e compari: Avv. Fulvio Cavallari di Adusbef;
affrontare le problematiche con il passaggio dei correntisti a banca Intesa e cosa fare di fronte alle condizioni di tenuta del conto, mutate in modo unilaterale: Elena Bertorelli Casa del Consumatore;
tempi e prospettive per i risarcimenti: avv.Barbara Puschiasis;
la strategia più efficace per cogliere tutte le opportunità per avere giustizia e risarcimento: Franco Conte Codacons Veneto.

Consulta movimenti ed associazioni per la tutela del Risparmio tradito

sede organizzativa per questa iniziativa ANLA Veneto

via Mezzacapo 32/A Marghera 041.5315803 . codacons.veneto@gmail.com

FONDO RISPARMIO TRADITO
diventa Legge 27 dicembre 2017, n. 205 ART 1 COMMI 1106-1109
GU Serie Generale n.302 del 29-12-2017 – Entrata in vigore del provvedimento: 01/01/2018
1106. Nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze e’ istituito un Fondo di ristoro finanziario con una dotazione finanziaria di 25 milioni di euro per ciascuno degli anni
2018, 2019, 2020 e 2021 per l’erogazione di misure di ristoro infavore di risparmiatori che hanno subito un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia degli arbitri (presso …ANAC Autorità Anticorruzione)…in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nella prestazione dei servizi e delle attivita’ di investimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento di strumenti finanziari emessi da banche aventi sede legale in Italia sottoposte ad azione di risoluzione ai sensi del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, o comunque poste in liquidazione coatta amministrativa, dopo il 16 novembre 2015 e prima della data di entrata in vigore della presente legge. Il Fondo opera entro i limiti della dotazione
finanziaria e fino al suo esaurimento secondo il criterio cronologico della presentazione dell’istanza corredata di idonea documentazione.
Il Ministro dell’economia e delle finanze presenta una relazione alle Camere sullo stato di attuazione del presente comma.
1107. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottareentro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti requisiti, modalita’ e condizioni necessarie all’attuazione di quanto disposto dai commi da 1106 a 1109.
Dall’ammontare della misura di ristoro sono in ogni caso dedotte le eventuali diverse forme di risarcimento, indennizzo o ristoro di cui i risparmiatori abbiano gia’ beneficiato.
1108. Le risorse di cui all’articolo 1, commi 343 e seguenti, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, per un importo di 12 milioni di euro per l’anno 2018 e di 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021 e le risorse provenienti dalla Gestione speciale del Fondo nazionale di garanzia da restituire al Ministero dell’economia ai sensi del decreto ministeriale 18 giugno 1998, n. 238, per 13 milioni di euro per l’anno 2018 sono versate all’entrata del bilancio dello Stato.
1109. Il Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all’attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, e’ ridotto di 12 milioni di euro per l’anno 2018 e di 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021. (  VicenzaPiù)

LE VERE PRIORITÀ PER USCIRE DAL BARATRO

Ci siamo finalmente, il 4 Marzo è alle porte. Dopo il golpe del 2011 finalmente gli italiani potranno “parzialmente” far valere il proprio volere. Dico parzialmente in quanto è venuto meno il principio della rappresentatività; in effetti anche in questa tornata elettorale i candidati politici sono frutto di scelte della stesse segreterie dei partiti, vale a dire che gli “eletti” dovranno dar conto più a quest’ultime che ai cittadini, ma questo argomento momentaneamente lo rimando ad un futuro post. Potremmo comunque scegliere tra le varie proposte programmatiche collegate ai “simboli” in competizione.

In questa riflessione voglio invece soffermarmi sulle reali priorità che una forza sovranista dovrebbe mettere in cima alla propria linea programmatica. Leggendo le varie proposte, da destra a sinistra, dal M5S fino ai vari movimenti e partitini dell’ultima ora, noto con stupore la mancanza di un’analisi seria e concreta sulle cause che hanno portato il Paese al disastro in cui versa e, di conseguenza, denuncio l’assenza delle soluzioni fondamentali atte a scongiurare il ripetersi delle sciagure avvenute.

In più post ho avuto modo di esprimere che le sedi strategiche in cui far sentire le proprie proteste non sono le piazze ma due sedi in particolare: le Procure preposte alla difesa Costituzionale e la RAI.
Sono le due istituzioni che hanno consentito il dilagarsi del disastro. La prima peccando di omertà ed impunità verso i rei, la seconda favorendo una vile manipolazione negando una considerazione di massa responsabile e puntuale. A tutto ciò è doveroso aggiungere il prevaricamento avvenuto e continuato di quella linea di demarcazione che la Carta Costituzionale traccia in modo chiaro in merito agli interessi privati e quelli della collettività.

Ecco dunque che umilmente mi permetto di richiamare l’attenzione di quelle forze politiche che si candidano a governare il Paese su quelle che dovrebbero essere le pietre miliari del loro programma a prescindere dai loro ideali politici.

Al di là del ripristino della sovranità e dei princìpi Costituzionali, ritengo si debba iniziare da provvedimenti in grado di “blindare” l’attuazione del programma stesso, altrimenti sarebbe come curare un paziente grave da una malattia ai polmoni senza però farlo smettere di fumare. Tutto si manifesterebbe invano.

Punto primo
RIFORMA DELL’INFORMAZIONE
Senza ripristinare la reale funzione sociale dell’informazione e senza regolamentarla, ogni programma di Governo o attuazione dei futuri esecutivi verrebbero esposti alle manipolazioni (a volte feroci) che ci hanno portati al disastro attuale.
Pertanto bisognerà che tale riforma tracci in modo chiaro la distinzione tra la propaganda e l’informazione. In particolare i media di Stato (RAI) andranno totalmente riformati.
Cito solo alcuni dei punti primari di questa eventuale e necessaria proposta. Ad esempio sarà necessario smantellare la lobby dell’ordine dei giornalisti, magari riformarla in un modo meno blindato o chiuderla del tutto. Inoltre sarà necessario un rafforzamento delle tutele a vantaggio dei giornalisti mirate ad una maggiore autonomia che li svincoli dalle “imposizioni” dello stesso editore e dagli inserzionisti.

I fondi statali elargiti come “contributo all’informazione” saranno destinati ai soli mezzi che si propongono per l’informazione, mentre le testate partitiche si dovranno finanziare ritagliandosi risorse dai già esistenti “contributi ai partiti”.

Una Authority (pubblico / privata) supervisionerà sia i mezzi pubblici che privati, sanzionando ogni sorta di manipolazione ivi compresa (in caso di reati gravi) la pena di sospensione o chiusura del mezzo. Non si tratta di censura ma di rigore e serietà nel gestire un mezzo tanto petente quanto pericoloso come la stampa e le TV.
I reati ritenuti maggiormente gravi saranno costituiti dalla continuata attività volta a generare falsi ideali, come anche la promozione verso le cessioni di sovranità. La Authority prevederà, per i membri, cariche non rinnovabili oltre i due mandati; i mandati avranno una durata di massimo di 18 mesi. Una sezione di tale autorità sostituirà quella che si è fino ad oggi manifestata inutile ed inefficace quale la Vigilanza Rai.

Gli organi preposti avranno la facoltà di verificare anche sugli eventuali “cartello news”. Per “cartello news” si intende la corporazione, o concertazione, delle notizie; è assurdo che tutti i TG e le prime pagine della stampa riportino le stesse identiche notizie, nello stesso momento (selezionandone alcune decine su migliaia) e addirittura con la stessa cronologia e ripartizione. È palese la regia occulta che regna indisturbata sull’informazione /propaganda odierna e la relativa influenza pilotata sull’opinione pubblica.

Una testata è giusto che possa essere avversa alle politiche di Governo, ma non potrà implementare una vera e propria campagna di falsificazione dei fatti che possano indurre a considerazioni di massa che vadano contro agli interessi dello Stato della Repubblica Italiana (ripeto: Stato non Governo). Per sedare eventuali equivoci su inesistenti volontà censorie o di controllo inverso dell’informazione, preciso subito che i principi nei quali si rifletterebbero le Autorità di vigilanza sono quelli sanciti dalla prima parte della Costituzione.

Punto secondo
RIFORMA DEI PORTATORI DI INTERESSI
Le lobby, la massonerie e altre forme di aggregazioni di interessi ad oggi non sono considerate illegali, salvo quelle segrete. È anche vero che alcune di queste organizzazioni raggirano la regola della segretezza pubblicando i nomi dei partecipanti alle loro assemblee annuali ma, furbescamente e forse illegalmente, negano la presenza della stampa e dell’informazione. Tra queste posso citare ad esempio la Trilateral o il Bilderberg.

Ora, in attesa di regolamentare la “presenza” delle lobby all’interno dei luoghi di potere e governativi, ritengo che la riforma delle riforme sia proprio quella che regolamenti il solco invalicabile che delinea i confini tra gli interessi privati e quelli della collettività (pubblici).

Un qualsiasi pretendente che faccia parte di tali lobby (specie come quelle mondialiste appena citate) che quindi si adopera per portare vantaggi a speculatori o finanzieri privati, non può in alcun modo assumere incarichi pubblici. In effetti ricoprire incarichi pubblici consiste nel tutelare principalmente gli interessi dello Stato e del popolo, pertanto è inaudito che tali “gruppi di pressione” ancora oggi abbiano la facoltà di “infiltrare” i loro esponenti all’interno delle nostre Istituzioni. Sarebbe come inserire ai vertici di un asilo per bambini un pedofilo incallito. Questa è pura follia!! Non vi sembra abbastanza strano che alcuni personaggi appena “reclutati” da tali organizzazioni si vedano catapultati in carriere folgoranti a livelli inimmaginabili per i comuni mortali?

Se in passato fosse stata attuata una regolamentazione del genere, persone come la Maggioni non avrebbero avuto modo di insediarsi ai vertici della RAI, Mario Monti non avrebbe potuto far parte del golpe del 2011, non sarebbe mai diventato Primo Ministro (e abbiamo visto gli interessi di chi ha tutelato), lo stesso vale per i vari Letta, Napolitano, Prodi ecc, e guarda caso tutti i disastri di impoverimento sia di ricchezza che di libertà portano da quasi mezzo secolo la firma degli stessi personaggi che hanno continuato e continuano ad avere le “mani in pasta” sia nelle Istituzioni pubbliche che nelle organizzazioni di “portatori di interessi privati”.

Nella vita ogni persona dovrà scegliere se far carriera nel tutelare gli interessi delle lobby o quelli della collettività, lo stare in entrambi gli schieramenti dovrà essere assolutamente proibito e dovrà necessariamente per i più subdoli prevedere pene esemplari.

Ecco che prima ancora di parlare di “rientro alla normalità monetaria” (l’uscita dall’euro è una frase idiota che agevola solo l’avversario), prima dell’abolizione del pareggio di bilancio, prima del ripristino dei controlli sia delle banche che dei confini, servono queste due riforme o regolamentazioni, altrimenti è come andare al fronte nudi e inermi.

Carlo Botta scenarieconomici

L’ASSE FRANCO-TEDESCO MARGINALIZZA L’ITALIA IN EUROPA

Il danno di immagine all’intero nostro Paese sarà enorme. Non cediamo assolutamente Alitalia, cioè la compagnia di bandiera italiana alla Lufthansa tedesca. Mi chiedo e chiedo: vi siete bevuti il cervello? Per carità. In tempi di Europa franco-tedesca, ci manca solo che questi quattro pd mai eletti cedano la nostra compagnia che peraltro hanno distrutto loro stessi.

Si vada al voto e, se non ci sarà un “vincitore”, il Parlamento chieda innanzitutto scusa agli italiani, e apporti una modifica alla legge elettorale inserendo la maggiore coincidenza possibile della volontà degli italiani e, entro un mese, si torni a votare. Oggi non esiste governo legittimo né legittimato a disporre della nostra compagnia aerea, che tale deve restare. Non si firmi nessun accordo per trattare tantomeno in esclusiva con i tedeschi, tale eventuale accordo è invalido in nuce, mancando qualsivoglia legittimo potere in capo all’odierno contraente scaduto italiano.

Con i tedeschi non funzionerà, sarà una totale disfatta per gli italiani, non saranno tutelati né i posti di lavoro né qualsivoglia strategia di crescita competitiva italiana, non aumenterà nessuna produttività, piuttosto sarà imposta una riorganizzazione a completo totale nostro danno.

Calenda, Padoan e il governo attuale illegittimo non ha i poteri di legittimità necessari, né oggi né li aveva prima dello scioglimento delle Camere da parte di Mattarella a dicembre 2017, per decidere ed operare. Gli italiani, nel caso, organizzeranno una class action “a giro” per annullare qualsivoglia accordo a vantaggio tedesco in quanto a svantaggio del nostro Paese.

Deutsche Bank e la situazione bancaria tedesca rendono così evidente la poca credibilità della posizione tedesca che, con l’Europa trasformata e deturpata a proprio favore tedesca, non fa ed ha fatto altro che evidenziare l’intento ed il solo fine tedesco di fare shopping o meglio colonizzare l’Italia a danno di noi tutti. Sia chiaro e siano avvertiti i tedeschi: l’esecutivo eletto a marzo prossimo ribalterà ogni intesa raggiunta da quello attuale illegittimo. In mano tedesca, “made in Italy” diventa “made in germany” con il culo degli italiani, ne si sia certi. Se Calenda e Padoan e altri cercano, come già hanno fatto tanti loro colleghi, politici banchieri ed altro, agevoli porte girevoli tedesche a proprio personale favore, verrà loro imputato e fatto valere gravemente. La Germania è, come già visto a cominciare dalla Grecia, tuttora in fase di colonizzazione esasperata in Europa, non si lasci colonizzare l’Italia. Si attenda l’esito delle votazioni. Gli italiani non vogliono la cessione dell’Alitalia alla Lufthansa. Basti guardare, anche solo da ultimo, al nuovo trattato guarda caso unicamente franco-tedesco con cui Germania e Francia a fine gennaio 2018, soli, ratificheranno un mercato unico dell’energia. Merkel e Macron si sono attrezzati, soli, il loro asse franco-tedesco per depredare – economicamente – l’Europa ed i suoi Paesi membri .

Il 22 gennaio 2018 i Parlamenti di Francia e Germania, l’assemblea nazionale ed il bundestag, approveranno senza problemi la risoluzione che vuole potenziare l’integrazione di Francia e Germania. ”Francia e Germania vogliono lavorare insieme” hanno fin qui sibilato Macron, cioè Brigitte e Merkel all’unisono. Nella risoluzione c’è “la realizzazione di uno spazio economico franco tedesco con regole armonizzate” per il diritto societario, la normativa sulle bancarotte e la fiscalità delle imprese, che a termine dovranno essere identici per Francia e Germania.

Sono previste anche “norme comuni per i diritti sociali”, un “mercato unico dell’ energia” e progetti molto specifici come addirittura uno “statuto dello stagista franco-tedesco” in modo da rendere possibili scambi permanenti. Entro il 22 gennaio 2019 Germania e Francia intendono anche perfezionare un accordo che porti “alla convergenza delle procedure legislative e di trasposizione delle direttive europee negli ordinamenti nazionali”. Tali “belle” iniziative franco tedesche, finora mandate avanti in grande segreto cioè ad insaputa di tutti gli altri Stati membri, marginalizzeranno l’Italia, che, anche con Alitalia, sta infilandosi nei panni di vittima designata e di Paese colonizzato (i francesi hanno già preso tutto il prendibile dall’Italia in termini di società ed attività ora francesi, non più italiane).

Germania e Francia hanno interpretato ed interpretano l’Europa tedesca e l’Unione come le proprie rispettive possibilità nazionali di ingrandirsi e occupare. L’unica possibilità che ha oggi l’Italia di potere continuare ad esistere quale Stato membro fondatore protagonista dell’Unione – economicamente ancora prima che come nazione – è quella di presto smarcarsi, facendo presa ed appoggio, da una parte, sulle nuove contrattazioni di Theresa May, in corso, post Brexit del Regno Unito nel e con il mondo – conseguentemente chiedendo ed imponendo, all’interno dell’Unione, la ricontrattazione delle regole europee a proprio favore superando ed oltrepassando l’esperimento nefasto dell’Europa tedesca a nostro danno – e, dall’altra parte, “derrapando” sugli e grazie all’appoggio degli Stati Uniti e di Trump. Parigi e Berlino non dialogano, si accordano tra loro e colonizzano. Washington e Londra sono i riferimenti e il nostro punto d’appoggio, la garanzia ed il nostro futuro per e nella nuova Europa, e nello scacchiere mondiale.(Francesca Romana Fantetti – scenarieconomici)

Merrill Lynch vieta ai clienti il bitcoin

La Cina congela i conti in criptovaluta dopo aver interdetto le piattaforme di trading. Giro di vite in Israele

L’autorità di regolamentazione del mercato in Israele vorrebbe vietare la quotazione in Borsa alle società che si occupano di criptovalute

Merrill Lynch blocca tutte le operazioni sui bitcoin. La banca d’affari ha introdotto una direttiva che vieta ai circa 17.000 consulenti della società di suggerire e proporre investimenti collegati alla criptovaluta. Non solo, ma impedisce di soddisfare le richieste dei clienti che vogliano investire nel fondo Bitcoin Investment Trust di Greyscale. Si tratta di un fondo aperto, che investe esclusivamente in bitcoin e il cui valore è legato al prezzo della valuta digitale. Merrill Lynch ha proibito anche l’accesso ai future agganciati alla valuta digitale lanciati di recente dalle due Borse di Chicago, Cme e Cboe. 

ntanto la Cina ha congelato una serie di conti in bitcoin sul mercato Otc (over the counter, cioè le operazioni di compravendita di titoli non standardizzate). Si tratta di conti valutati complessivamente oltre 46 milioni di dollari. Lo scorso settembre le autorità finanziarie cinesi avevano già vietato tutte le piattaforme di trading sui bitcoin, ma le transazioni over the counter in Cina erano ancora molto attive.  

 

Ma anche in Europa non arrivano buone notizie per chi scommette sulla criptomoneta. Pressioni per una maggiore regolamentazione arrivano da Ewald Nowotny, membro del Consiglio direttivo della Bce e presidente della banca centrale austriaca. Dopo aver definito il bitcoin «un oggetto puramente speculativo che si spaccia per una moneta», ha dichiarato che «sarebbe sufficiente applicare la regola alla base di ogni transazione finanziaria: tutti i partecipanti devono rivelare la propria identità». Questo, secondo Nowotny, «romperebbe il bitcoin». Ma è da Israele che arriva il colpo più duro: l’autorità di regolamentazione del mercato ha proposto una norma che vieterebbe la quotazione in Borsa di società che investono principalmente in criptovalute mentre per quelle già quotate ci sarebbe addirittura il delisting. 

 

La quotazione della moneta nata per sottrarre il monopolio della creazione di valuta agli Stati ovviamente non può che risentire di questo fuoco incrociato e va giù del 4%, atterrando sui 14.500 dollari. Da quando, nella seconda metà di dicembre, il suo valore era crollato da quasi 20 mila dollari fino a circa 12 mila, il cambio col dollaro ha preso a galleggiare tra i 13 e i 15 mila. Due giorni fa, aveva ripreso una intonazione al rialzo, salendo di 1.500 dollari in 24 ore, sulle base delle indiscrezioni del Wall Street Journal relative a Peter Thiel, fondatore del sito di pagamenti Paypal. Il quale avrebbe scommesso pesantemente sulla valuta digitale, investendo oltre 15 milioni di dollari prima della grande impennata dell’estate (e guadagnandone quindi centinaia). Ieri la nuova battuta d’arresto.  

 

Se il bitcoin soffre tra alti e bassi, prosegue inarrestabile il rally del Ripple, seconda moneta digitale per capitalizzazione di mercato dietro al Bitcoin. La criptovaluta, nota con il simbolo Xrp, ha superato anche la soglia dei 3 dollari, balzando nell’ultima settimana del 150% circa, a 3,50 dollari, stando alle rilevazioni di CoinMarketcap.com. Dalla fine di dicembre del 2016, il balzo del Ripple è stato pari a +55.000%. Ciò significa che chi ha investito 100 dollari nell’asset alla fine del 2016 avrebbe in mano ora $55.000. Ma anche Ethereum, la terza criptovaluta più importante per capitalizzazione di mercato dopo essere stata scavalcata la settimana scorsa proprio da Ripple, ha messo il piede sull’acceleratore e, per la prima volta, ha superato la soglia dei 1.000 dollari.(Fabio De Ponte La Stampa)