Banche Popolari Bari, la riforma in sospeso. Bloccata la riforma delle Banche Popolari  fino al 2018, Bari prepara il rilancio.

Sono passati tre anni dal decreto legge “urgente” e dieci messo dallo stop, importo da Consiglio di Stato e Corte Costituzionale. Anche l’estate è trascorsa,  senza alcuna notizia fresca sulla riforma che mira a trasformare le dieci maggiori banche popolari italiane in società per azioni. Ad oggi, nessuna corte si è più pronunciata sui profili di costituzionalità della specifica materia, e probabilmente non lo faranno prima del febbraio 2018.

Nel contempo, la situazione è diventata estremamente caotica, ed i pochi fondi esteri, che hanno investito i loro soldi, restano alla finestra perché l’ordinanza di rimessione del Consiglio di Stato, datata 2 dicembre 2016, ha creato una situazione di estrema incertezza sul mercato dei capitali. Il fondo Amber infatti, dopo aver puntato sul futuro della Banca Popolare di Sondrio come Spa, ha depositato, dopo tanta attesa, due atti d’intervento presso le alte corti.

Ogni Banca popolare, in questo periodo di transizione, ha reagito in maniera diversa. Per la Banca Popolare di Bari, è tutto bloccato in una lunga attesa, anche se a dicembre sono decorsi i termini per la conversione forzosa in Spa per tutti i gruppi con un attivo oltre gli 8 miliardi. Le difficoltà maggiori per la BPB sono legate anche all’acquisizione di Tercas, dell’estate 2014. Bari, a differenza di altri istituti bancari, ha dovuto pagare di tasca propria 500 milioni, suddivisi tra capitale e bond, per poter togliere la Cassa di Teramo dall’amministrazione straordinaria.

La Banca, gestita dalla famiglia Jacobini, ha dapprima malvisto la riforma ed ha atteso l’assemblea per la costituzione in Spa solo nel dicembre 2016. La discesa dell’azione Banca Popolare di Bari ha visto a settembre 2017 un avvio di quotazione con nuovo minimo ribassato a 6,60. Tuttavia, ci sono ancora ottimi spiragli per il futuro: a differenza, comunque, di quanto sta avvenendo per Sondrio, i banchieri baresi sono ottimisti e ritengono che passare in Spa sia la via da seguire per il rilancio.

Bonifico istantaneo, si parte: ecco come funziona e quanto costa in 4 punti

Se oggi provassimo a dare un’occhiata al mondo dei trasferimenti di denaro da un differente punto di osservazione, ci chiederemmo: perché i beni si muovono più velocemente del denaro? Se compro qualcosa online, sicuramente riceverò prima i beni (fisici) di quando l’esercente non riceverà il denaro (digitale). Almeno fino alla novità del Bonifico Istantaneo, che rappresenta la naturale evoluzione del Bonifico SEPA (chiamato anche SCT o BEU) e che sarà lanciato a breve, tra gli altri, da Intesa Sanpaolo.

“Intesa Sanpaolo – spiega Stefano Favale, responsabile Direzione Global Transaction Banking di Intesa Sanpaolo – è stata la prima banca europea ad aver annunciato, nell’aprile scorso, il completamento con successo delle prime fasi di test verso la nuova infrastruttura di pagamenti e sarà tra le prime banche attive a partire dal 21 novembre prossimo. Entro tale data i nostri clienti consumatori e le nostre aziende a riceveranno apposita comunicazione e potranno inviare e ricevere pagamenti in tempo reale avendo come unica condizione necessaria il possesso di un conto corrente. Niente registrazione o richiesta di sottoscrivere integrazioni contrattuali”.

Rispetto al bonifico come lo conosciamo ora, quello Istantaneo eredita molte caratteristiche, “aggiornate” per rispondere ai bisogni di una società che ormai è abituata al Real Time. Le 4 caratteristiche fondamentali del nuovo bonifico istantaneo sono:

1) Disponibilità del servizio sia invio che ricezione 24/7 (anche di notte, anche nel weekend, anche nei festivi);

2) Accredito immediato e irrevocabile. Entro 10 secondi il bonifico è accreditato sul conto del beneficiario e le somme sono immediatamente rispendibili;

3) Raggiungibilità pan europea. A regime saranno raggiungibili 34 paesi europei, 4400 banche e 500 milioni di persone;

4) Importo massimo per operazione pari a €15000 per singola operazione.

L’iniziativa europea segue alcuni casi di successo già realizzati in altri paesi europei, laddove i Real Time payments rappresentano ormai la normalità: in UK l’analoga iniziativa denominata Faster Payments attrae già oltre il 40% del numero di transazioni complessive (ampiamente al di sopra della soglia del miliardo di transazioni annue). Il dato interessante è che la crescita dei pagamenti in tempo reale non ha comportato una contrazione delle altre forme di pagamento digitale, ma ha aiutato la migrazione al digitale di forme di pagamento come il contante o gli assegni.

“Intesa Sanpaolo – ha detto ancora Favale – ha effettuato investimenti rilevanti nella nuova infrastruttura assicurando un miglior livello di servizio rispetto agli attuali bonifici sia in termini di tempi di esecuzione che di informativa (es. esito immediato sia all’ordinante che al beneficiario). Il prezzo sarà tuttavia molto più basso rispetto a quello di un bonifico urgente che è il servizio più comparabile; non saranno previste commissioni sui bonifici in entrata. La nuova infrastruttura di Instant Payment sarà in futuro utilizzata anche come base per costruire nuovi e più articolati servizi di pagamento, con caratteristiche e funzionalità diverse a seconda dei casi d’uso”.

Il bonifico istantaneo consentirà di supportare innumerevoli casi d’uso sia per i trasferimenti tra privati che per i trasferimenti da e verso aziende. Pensiamo ad esempio a quanto potrebbe essere semplice e veloce comprare o vendere un’automobile usata, senza dover più sottostare al macchinoso processo di richiesta/rilascio/consegna/incasso di un assegno circolare, oppure quanto potrebbe essere veloce per un’azienda sbloccare una consegna a ricezione dei fondi per un determinato ordine o, ancora, a quanto sarebbe bello poter ricevere un rimborso dalla propria compagnia di assicurazione in tempo reale.

Popolari Venete: sulla nullità dell’assistenza finanziaria indiretta finalizzata alla sottoscrizione di azioni di una società controllante

Il Tribunale di Torino nella recente ordinanza del 2 febbraio 2017 è stato chiamato a pronunciarsi sulla liceità di un’operazione combinata di sottoscrizione di azioni di una società controllante da parte di un privato, utilizzando il ricavato di un finanziamento concesso dalla società controllata, e costituzione in pegno delle medesime azioni a garanzia di un contratto di apertura di credito bancario per elasticità di cassa, stipulato con la stessa società controllata.

Il Tribunale ha ravvisato nella fattispecie de qua la violazione della normativa codicistica, posta a presidio dell’integrità del capitale sociale e dell’autenticità della volontà sociale, e, in particolare, dell’art. 2358 c.c., che vieta alle società di accordare prestiti, direttamente o indirettamente, per l’acquisto o la sottoscrizione di azioni proprie, se non alle condizioni previste dallo stesso articolo.

A parere del giudice, difatti, integra il divieto di assistenza finanziaria indiretta di cui all’art. 2358 c.c. [1] la concessione di un prestito da parte di una società controllata, finalizzato alla sottoscrizione di azioni emesse in occasione di un aumento oneroso di capitale sociale della società controllante, quando la controllata è indotta ad accordare il finanziamento in questione esclusivamente dalla società controllante, secondo una logica di direzione e coordinamento.

L’operazione appare censurabile anche sotto un profilo concorrenziale. Difatti l’intera operazione può essere qualificata come pratica abusiva compiuta da un’impresa in posizione dominante ai sensi dell’art. 3 lettera d della legge 287/1990, in quanto subordina la conclusione di un contratto all’accettazione di prestazioni supplementari non attinenti da parte dell’altro contraente.

Non vi è dubbio infatti che la società bancaria controllata abbia proposto al cliente un abbinamento tra prodotti ed operazioni completamente differenti tra di loro, subordinando la stipula del contratto di apertura di credito bancario all’atto di sottoscrizione di azioni, che non ha, per natura, alcuna connessione con l’oggetto del contratto in esame.

SENTENZA INTEGRALE TRIBUNALE DI TORINO

http://www.dirittobancario.it/sites/default/files/allegati/tribunale_di_torino_2_febbraio_2017.pdf

Proposta conciliativa in una controversia sull’acquisto di azioni e obbligazioni convertibili di Veneto Banca

Nel giudizio che attenga a contratti finanziari, qualora la proposta conciliativa ex art. 185 bis c.p.c. sia esperita prima di assegnare alle parti il termine per presentare l’istanza di mediazione, l’eventuale esito negativo di tale iniziativa non renderà inutile il successivo esperimento della mediazione atteso che il mediatore potrà assumere tale proposta come base per un autonomo tentativo di conciliazione.

 

Nel caso di specie, l’investitore lamenta la violazione da parte dell’intermediario degli obblighi informativi e di adeguatezza delle operazioni di acquisto di sue azioni e di obbligazioni convertibili di sua emissione nonché quello di astensione, derivanti a suo carico dal T.U.F. Ai fini della proposta conciliativa il Tribunale, dopo aver rappresentato alle parti, alla luce delle rispettive allegazioni, che le maggiori criticità della posizione della banca riguardano l’assolvimento degli obblighi informativi su di essa gravanti e che l’eccezione di prescrizione non tiene conto della natura contrattuale della responsabilità fatta valere dall’investitore, mentre la posizione dell’attore presenta la criticità relativa al nesso causale tra la prospettata violazione degli obblighi informativi e gli acquisti delle azioni, propone alle parti di definire la lite corrispondendo in favore dell’investitore una somma pari al 15% del controvalore originario delle azioni e l’intero capitale investito nelle obbligazioni convertibili, detratti dai relativi importi quelli ricevuti a titolo di dividendi o cedole.

LA SENTENZA INTEGRALE DEL TRIBUNALE DI VERONA

http://www.dirittobancario.it/sites/default/files/allegati/tribunale_di_verona_18_aprile_2017.pdf

Popolare di Vicenza: risarcibile il danno cagionato dalla violazione degli obblighi informativi e di valutazione di appropriatezza previsti per i prodotti finanziari illiquidi

La comunicazione Consob relativa al “dovere dell’intermediario di comportarsi con correttezza trasparenza e buona fede in sede di distribuzione di prodotti finanziari illiquidi” del 2009, sebbene sia un documento privo di diretta portata precettiva, è esplicativo degli obblighi di legge e stabilisce numerosi e stringenti obblighi di trasparenza ex ante a carico dell’intermediario, quali: i) quello di indicare la scomposizione delle diverse componenti che concorrono al complessivo esborso finanziario sostenuto dal cliente; ii) quello di indicare il valore di smobilizzo dell’investimento nell’istante immediatamente successivo alla transazione, ipotizzando una situazione di invarianza delle condizioni di mercato; iii) quello di inserire nel corredo di informazioni da dare al cliente il confronto con prodotti semplici, noti, liquidi, a basso rischio e di analoga durata; e iv) quello di informare sulle modalità di smobilizzo delle posizioni sul singolo prodotto, ovvero in merito alle eventuali difficoltà di liquidazione connesse al funzionamento dei mercati di scambio e dei conseguenti effetti in termini di costi e tempi di esecuzione della liquidazione.

La citata comunicazione qualifica inoltre come prodotti illiquidi “quelli che determinano per l’investitore ostacoli o limitazioni allo smobilizzo entro un lasso di termine ragionevole, a condizioni di prezzo significative, ossia tali da riflettere, direttamente o indirettamente, una pluralità di interessi in acquisto e in vendita” e, subito dopo, aggiunge che “la condizione di liquidità, presunta ma non assicurata di diritto dalla quotazione del titolo in mercati regolamentati, potrebbe essere garantita anche dall’impegno dello stesso intermediario al riacquisto secondo criteri e meccanismi prefissati e coerenti con quelli che hanno condotto al pricing del prodotto nel mercato primario”. Ancora, la comunicazione Consob elenca come esempi di titoli illiquidi, le obbligazioni bancarie, le polizze assicurative a contenuto finanziario e i derivati OTC ma, al tempo stesso, precisa che tale elencazione non ha carattere esaustivo: secondo il giudice di merito possono quindi includersi a pieno titolo anche le azioni di società bancarie non quotate che con quei titoli condividono le caratteristiche richiamate.

Inoltre, ai fini della valutazione di appropriatezza, il Tribunale chiarisce che qualora l’investitore abbia dichiarato di conoscere le azioni, termine che si riferisce alle azioni di società quotate, e di non conoscere tutta una serie di prodotti finanziari, tra i quali i derivati OTC, le azioni illiquide sono più assimilabili a quest’ultimi, con riguardo al tipo di mercato in cui vengono trattate e alle conseguenze, anche in termini di rischiosità dell’investimento, piuttosto che alle azioni quotate.

Nel caso di specie, il Tribunale accoglie la domanda di risarcimento del danno formulata dall’investitore nei confronti di Banca Popolare di Vicenza, che nel 2010 gli aveva venduto due pacchetti azionari BPVI (azioni di Banca Popolare di Vicenza non quotate) violando gli obblighi informativi e di valutazione di appropriatezza delle operazioni posti a suo carico. Il giudice di merito quantifica tale risarcimento nella intera somma corrisposta per l’acquisto dei pacchetti di azioni, atteso che essi non sono negoziabili, nemmeno con le modalità una volta praticate, o acquistabili dalla società emittente e sono quindi di fatto privi di valore, detraendo da tale importo quello dei dividendi percepiti in denaro ma non quelli riconosciuti in natura mediante ulteriori azioni emesse a favore dell’investitore perché anch’esse prive di qualsiasi valore, oltre a interessi e rivalutazione monetaria.

LA SENTENZA INTEGRALE DEL TRIBUNALE DI VERONA

http://www.dirittobancario.it/sites/default/files/allegati/tribunale_di_verona_25_marzo_2017_n._687_0.pdf

Veneto Banca: valutazione di (in)adeguatezza ed esecuzione dell’ordine a fronte della conferma del cliente

L’espressa sollecitazione del cliente di dare corso ad operazioni di investimento inadeguate, nonostante la segnalazione di inadeguatezza rispetto al suo profilo e alle informazioni ricevute in ordine alla rischiosità dell’investimento, autorizza l’intermediario a dare esecuzione agli ordini previa acquisizione dell’evidenza di tale volontà del cliente. In particolare la dichiarazione del cliente di perseguire un obiettivo di investimento per rischio di mercato di elevata rivalutabilità e di essere disposto ad assumere un rischio di liquidità molto alto può giustificare un giudizio di adeguatezza relativamente a profili di rischiosità dell’investimento, riguardanti la sua illiquidità e il suo profilo temporale, ma non anche quello connesso alla concentrazione degli acquisti di titoli dello stesso soggetto emittente. Ne deriva che in mancanza di una segnalazione di inadeguatezza per rischio concentrazione e della conseguente espressa autorizzazione da parte del cliente a procedere a simile investimento, vi è inadempimento dell’intermediario.

L’inadempimento dell’intermediario all’obbligo di astenersi dall’operazione di investimento inadeguata può determinare (anche) la risoluzione del singolo ordine di investimento, atteso che la natura prettamente negoziale del singolo ordine di acquisto consente all’investitore di agire per la risoluzione dello stesso. Il risarcimento del danno da inadempimento corrisponde al capitale investito nell’operazione oggetto di risoluzione, al netto di eventuali dividendi percepiti fatti valere dall’intermediario, oltre agli interessi al tasso legale e alla rivalutazione monetaria sebbene non richiesti espressamente.

 

ORDINANZA TRIBUNALE DI VERONA 

http://www.dirittobancario.it/sites/default/files/allegati/tribunale_di_verona_8_giugno_2017.pdf

LA RESILENZA – PARTE SECONDA

Dell’idea di resilienza – da qualche tempo così popolare – sto probabilmente facendo un uso non molto ortodosso: ma credo che ogni grande idea debba sempre, per non diventare lo stereotipo di se stessa, lasciarsi in qualche modo allungare, allargare, espandere. È in questo senso che alla declinazione psicologica e a quella più tecnica e ingegneristica di resilienza preferisco una lettura sportiva: quella che nel gergo dei commentatori suona come “trasformare l’azione da difensiva in offensiva”. Può sembrare una forzatura impropria: ma permettetemi di considerarla invece una necessaria evoluzione.

Ma prima di spingerci in alto e in avanti, cominciamo dalle fondamenta. Possiamo parlare di relazioni sentimentali, di talenti sportivi e/o artistici, di progetti e lavori, di mille altre cose diversissime, ma alla fine c’è sempre una regola che vale per tutte: più o meno tutti sono bravi a navigare quando il mare è tranquillo, ma è quando il vento ti soffia contro, quando ti ritrovi sotto grande pressione, quando le circostanze non sono per nulla favorevoli, che si vede davvero il carattere, la forza, la natura di una persona o di una relazione o di un progetto. Tutti conosciamo gente – potete stare certi che ce n’è qualcuno nel raggio di trenta metri dal punto in cui vi trovate ora – che in condizioni di benessere ostenta sicurezza e che puntualmente si sgretola quando si trova ad affrontare scelte più ardue. Tutti conosciamo matrimoni e passioni e storie d’“amore” – fate conto ancora quei trenta metri – che stanno in piedi solo finché non tira vento.

Temo sia inevitabile che nell’esistenza di ognuno – chi molto più, chi fortunatamente meno – ci siano difficoltà, disfunzioni, momenti di sconforto e di abbattimento, situazioni complicate e dolorose. È qui che – cedere e lasciarsi prostrare non è un’opzione – reagire alle avversità, autoripararsi, diventa la sola soluzione. Personalmente ho sempre visto soprattutto nel femminile questa meravigliosa capacità – fisica e psicologica – di accettare il dolore senza rimuoverlo, di lasciarsi attraversare da esso, e alla fine di usarlo non banalmente per resistere ma per rigenerarsi. Perché tenere duro non basta, anche se ci sono momenti in cui non possiamo fare altro che tenere duro. Non si tratta di fare di necessità virtù, ma proprio di crescere attraverso la difficoltà e il dolore.

Permettetemi di tornare allo sport, che personalmente mi è stato fondamentale per la formazione del carattere. Sul finire della sua maestosa carriera di giocatore di basket, un giorno all’ultimo minuto di gioco di una partita Kobe Bryant sente qualcosa che si spezza: è il suo tendine di Achille che è andato in frantumi. In quel momento lui con un gesto tanto disperato quanto come non mai resiliente prova con le mani a riaggiustarsi il tendine, poi invece di accasciarsi va in lunetta per tirare i due tiri liberi che gli spettavano per il fallo subito (e naturalmente li segna entrambi). Può essere la fine della sua carriera, ma negli spogliatoi a fine partita lui reagisce così: “Ci sono sfide più grandi al mondo che un tendine d’Achille. Smettila di compiangerti, cerca la luce nel buio e vai a lavorare con la stessa fede, la stessa passione e la stessa determinazione di sempre”.

Ecco, questa per me è la versione propulsiva della resilienza, quella che trasforma l’azione da difensiva in offensiva, quella che ti spinge a crescere attraverso il dolore. Perché è proprio nei momenti di crisi che si devono nutrire sentimenti più forti, superiori slanci inventivi. Si chiama forza vitale, fa sempre e comunque tutta la differenza del mondo.

Assicurazioni: Interbrand riconferma Axa primo brand al mondo

La classifica dei Best Global Brands ha confermato la solidità della reputazione e del valore del brand Axa, indicata per il nono anno consecutivo come primo brand assicurativo.

Inoltre, spiega una nota, il gruppo transalpino è stato riconosciuto come terzo brand tra tutti i servizi finanziari e 42esimo miglior brand globale, in crescita di quattro posizioni rispetto all’anno precedente, con un valore del marchio superiore a 11 miliardi di dollari.

Secondo Interbrand – società che pubblica le classifiche – “l’impegno di Axa verso il proprio brand è da considerarsi il suo punto forte. Il gruppo si è impegnato molto nel definire un obiettivo, una vision e dei valori. C’è un’autentica spinta alla trasformazione e a costruire le fondamenta della crescita futura. L’ambizione di differenziarsi nell’esperienza cliente è molto convincente e, se raggiunta nei tempi, rappresenta un reale potenziale per far evolvere il ruolo del brand”.

L’INCREDIBILE RITORNO DI ATLANTE 2 – NON SONO BASTATI I FALLIMENTI DI ATLANTE – (chi mette i fondi?)

Passerà con ogni probabilità da Intesa, UniCredit, Agricole Italia, doBank e l’asse Sga-Cdp-Poste la soluzione finale per il salvataggio delle Casse di Cesena, Rimini e San Miniato. L’operazione, ormai diventata un rebus, è in piedi da mesi con i francesi nei panni dell’acquirente a condizioni in linea con quelle praticate in occasione degli ultimi salvataggi, ma prima c’è da imbastire una cartolarizzazione da oltre 3 miliardi di Npl per la quale mancavano all’appello circa 200 milioni per coprire la tranche mezzanina; il gap verrà colmato da Atlante 2, che riaprirà la raccolta, ma che – novità delle ultime ore – si vedrà rifinanziato anche da alcuni soci “storici”.

Nel dettaglio, lo schema definito tra la serata di lunedì e la mattinata di ieri nell’ambito di un negoziato condotto da Bankitalia e Tesoro vedrebbe un rifinanziamento da 280 milioni di Atlante 2 a carico di Intesa Sanpaolo e UniCredit (per 40 milioni a testa), più altri 30 da Agricole Italia-Cariparma e altrettanti da doBank; altri 140 milioni, secondo quanto raccolto da Il Sole 24 Ore da diverse fonti vicine al dossier, sarebbero invece a carico di Sga e per la parte che rimane di Poste o Cassa depositi e prestiti.

IN PRIMO PIANO 03 agosto 2017
Casse, ecco i paletti del salvataggio CariParma
Al nuovo round da 280 milioni, Atlante 2 potrà aggiungere i circa 200 milioni ancora in cassa e altri 100 che dovrebbero arrivare da Fonspa attraverso la sindacazione di titoli in portafoglio relativi alle cartolarizzazioni già effettuate (sulle ex good banks) o quelli che saranno emessi nei prossimi mesi su Mps: in totale fanno più di 500 milioni, quanto dovrebbe bastare al fondo di Quaestio specializzato negli Npl per acquistare l’intera tranche mezzanina. Che potrebbe scendere dai 600 milioni previsti finora nel caso in cui saranno scorporati dalla cartolarizzazione i 284 milioni di Npl aggiunti in estate, per i quali negli ultimi giorni sarebbero giunte offerte non vincolanti di valore superiore a quello proposto da Atlante 2. La tranche junior da 213 milioni sarà a carico del braccio volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi, invece per la senior si punta (ma la partita sarebbe ancora aperta) alla costituzione di un pool di banche che dovrebbe garantire un prestito ponte in attesa che i titoli – coperti da Gacs – finiscano sul mercato.

Le cifre sono ancora in via di definizione, tuttavia il ritorno in campo di alcuni attori di peso come Intesa, UniCredit e Agricole sembra in grado di sbloccare un’impasse che ormai durava da settimane. La mezzanina, considerato l’elevato ammontare, viene considerata a rischio medio-elevato, tuttavia l’alternativa ancora una volta è la prospettiva di una liquidazione delle banche (Rimini e San Miniato le più a rischio, Cesena è ormai al turn around) o comunque di un epilogo potenzialmente contagioso per il sistema, proprio ora che le grandi situazioni di crisi – Mps e le venete – sono state risolte. Di qui, evidentemente, il probabile via libera del nuovo investimento da parte di UniCredit, che certo con questa mossa non vedrà a rischio i propri target di piano, e di Intesa Sanpaolo, che – alla pari di doBank – punterebbe a un ruolo nelle attività di servicing collegate all’operazione. Più facile comprendere l’impegno di Agricole Italia, finora astenuto su Atlante 1 e 2, da tempo ormai al lavoro sul dossier delle Casse e quindi interessato al buon esito del salvataggio.
Se il traguardo è a un passo si scoprirà nei prossimi giorni, forse già entro la settimana. Per chiudere occorre un’offerta vincolante di Quaestio sugli Npl, necessaria per avviare una maxi pulizia che la banca guidata da Giampiero Maioli ha posto come condizione imprescindibile per formalizzare a sua volta l’impegno ad acquistare le tre banche, atteso entro il 30 settembre.

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I 18 principi di vita e felicità secondo il Dalai Lama

1) Tieni sempre conto del fatto che un grande amore e dei grandi risultati comportano un grande rischio.
2) Quando perdi, non perdere la lezione.
3) Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso. Rispetto per gli altri. Responsabilità per le tue azioni.
4) Ricorda che non ottenere quel che si vuole può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna.
5) Impara le regole, affinché tu possa infrangerle in modo appropriato.
6) Non permettere che una piccola disputa danneggi una grande amicizia.
7) Quando ti accorgi di aver commesso un errore, fai immediatamente qualcosa per correggerlo.
8) Trascorri un po’ di tempo da solo ogni giorno.
9) Apri le braccia al cambiamento, ma non lasciar andare i tuoi valori.
10) Ricorda che talvolta il silenzio è la migliore risposta.
11) Vivi una buona, onorevole vita, di modo che, quando ci ripenserai da vecchio, potrai godertela una seconda volta.
12) Un’atmosfera amorevole nella tua casa dev’essere il fondamento della tua vita.
13) Quando ti trovi in disaccordo con le persone a te care, affronta soltanto il problema attuale, senza tirare in ballo il passato.
14) Condividi la tua conoscenza. E’ un modo di raggiungere l’immortalità.
15) Sii gentile con la Terra.
16) Almeno una volta l’anno, vai in un posto dove non sei mai stato prima.
17) Ricorda che il miglior rapporto è quello in cui ci si ama di più di quanto si abbia bisogno l’uno dell’altro.
18) Giudica il tuo successo in relazione a ciò a cui hai dovuto rinunciare per ottenerlo

Il buon senso ci indica che la vita umana è breve, e che è meglio trasformare il nostro fugace passaggio sulla Terra in qualcosa di utile, per noi e per gli altri.

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